Il ciclo Purché finisca bene non molla. Domenica 24 maggio torna su Rai 1 in prima serata con Cercasi tata disperatamente, nuovo film tv della collana che da undici anni racconta storie autoconclusive di famiglie, equivoci e seconde possibilità. Siamo alla nona stagione, e la formula narrativa rimane quella collaudata: una vicenda chiusa in novanta minuti, protagonisti nuovi, lo stesso tono di commedia sentimentale.
La storia di Marta e la finta Frau Klara
Al centro c’è Marta Sironi, trentacinque anni, interpretata da Elena Radonicich. Marta ha un sogno che continua a inseguire nonostante tutto: diventare una comica di stand-up. Ma il concorso l’ha tradita ancora una volta, e dopo l’ennesimo fallimento si ritrova senza lavoro e senza casa. L’amica Fabiana la ospita solo per pochi giorni e le chiede di abbandonare quella follia del palcoscenico.
Quando sembra che tutto sia perduto, succede qualcosa: Marta viene ripescata al concorso e, quasi contemporaneamente, trova un modo decisamente insolito per garantirsi un tetto sulla testa. Si reinventa come Frau Klara, una tata tedesca severa e qualificata, costruendosi una nuova identità per essere assunta da Lorenzo Nuti, vedovo e padre di due figli. Lorenzo è interpretato da Giorgio Pasotti: un uomo in difficoltà, diviso tra il lavoro e la gestione di una famiglia segnata dall’assenza della madre.
L’inganno entra così in una casa complicata. I due figli di Lorenzo non tardano a capire che qualcosa non torna nella storia di questa tata misteriosa. Quando scoprono la verità, decidono di ricattarla. Da lì in poi, come in ogni capitolo di Purché finisca bene, i conflitti iniziali lasciano spazio ai sentimenti veri, alle fragilità condivise e alla possibilità di riscatto.
Un contenitore che funziona perché mantiene le promesse
Purché finisca bene è diventato quello che gli americani chiamerebbero un franchise televisivo riconoscibile. Non è una serie a episodi collegati, ma un’antologia di film tv dove ogni capitolo è indipendente ma legato agli altri da un’atmosfera comune. Dal 2014 a oggi la collana ha mantenuto una promessa precisa: raccontare i problemi reali della vita contemporanea—il lavoro, le relazioni, gli imprevisti familiari, le crisi che sembrano mettere tutto in discussione—con leggerezza, ironia e un lieto fine.
È proprio questa coerenza tonale, questa fiducia nel pubblico che vuole essere consolato senza sentirsi preso in giro, che ha permesso al progetto di andare avanti. Cercasi tata disperatamente arriva dopo gli ultimi appuntamenti della stagione precedente: La voce di Cupido, Seduci & Scappa e Tempi supplementari, andati in onda tra fine dicembre e gennaio.
Dirige Laura Chiossone, che conosce bene questo tipo di grammatica narrativa. Il film è costruito intorno a quella che è forse la promessa più azzardata della Rai: che un’intera famiglia, messa di fronte all’inganno, non solo lo perdoni ma ci costruisca una storia d’amore e di appartenenza.
Perché funziona ancora
In un panorama dove la televisione italiana cerca continuamente di reinventarsi, Purché finisca bene rappresenta una delle poche certezze rimaste. Non è presunzione narrativa né sperimentazione per sperimentare. È l’opposto: è una collana che sa esattamente quello che vuole fare e lo fa bene. Accoglie storie molto diverse—dall’inganno della tata al concorso fallito, dalla vedovanza ai figli in crisi—ma le unisce sotto un unico ombrello emotivo.
Elena Radonicich e Giorgio Pasotti hanno il compito di far credere che un bugia così vistosa possa trasformarsi in qualcosa di reale. È un’impresa difficile, ma è anche il cuore di queste storie: la fragilità umana come ponte verso l’autenticità.



