Due Spicci arriva su Netflix il 27 maggio, e con essa si chiude ufficialmente il capitolo animato di Zerocalcare. Dopo il successo di Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo, Michele Rech torna con una storia che l’autore stesso ha definito come la chiusura ideale di una trilogia. E effettivamente, il tono è quello giusto: non una fine, ma una resa dei conti.
La storia di Zero e Cinghiale in versione adulta
Al centro della nuova serie ci sono Zero e Cinghiale, intenti a mandare avanti un piccolo locale. Niente di straordinario sulla carta, ma il locale fatica a reggere per problemi economici e incomprensioni, mentre le loro vite personali si complicano sempre più. Quando un personaggio legato al passato di Zero ritorna, riapre questioni mai davvero chiuse. E poi arrivano i guai: Cinghiale finisce nei giri della malavita, costringendo i due amici a provare a salvarlo nonostante non riescano quasi più a tenere insieme nemmeno le proprie esistenze.
Rispetto alle serie precedenti, Due Spicci si muove in un territorio narrativo più cupa e malinconica. Restano la comicità veloce, il ritmo vorticoso dei pensieri, le digressioni tipiche di Zerocalcare, la romanità come lingua emotiva. Ma il racconto spinge tutto verso una forma di bilancio generazionale. Non è più solo questione di sopravvivere alla precarietà materiale: si tratta di capire cosa rimane dei rapporti quando l’età adulta rende tutto meno netto, meno risolvibile, meno protetto dall’idea ingenua che basti volersi bene per salvarsi.
Zerocalcare lo ha spiegato bene presentando la serie al Salone Internazionale del Libro di Torino: “Io sono cresciuto con valori molto forti riguardo alla collettività, ed è vero che ci si salva solo insieme. Arrivato a 40 anni mi sono accorto che si incontrano però situazioni in cui il fatto di stare insieme, essere amici a volte non basta per avere il lieto fine”. È un cambio di prospettiva radicale rispetto al primo capitolo della trilogia.
Come evolve la trilogia di Zerocalcare
Le tre serie non sono solo una progressione temporale, ma un’evoluzione tematica precisa. Strappare lungo i bordi parlava del dolore privato, del rimpianto, dell’illusione di una traiettoria già scritta. Questo mondo non mi renderà cattivo allargava lo sguardo alla frattura sociale, alla rabbia politica, al rischio di smarrire la solidarietà collettiva. Due Spicci riparte da quei nodi, ma li osserva da un’angolazione diversa: quella di chi ha iniziato a fare i conti con il fatto che i valori, anche quelli più forti, si scontrano con i limiti della realtà e delle persone stesse.
Zerocalcare ha precisato che non si tratta della fine dei personaggi, ma di una tappa conclusiva nel loro percorso. L’universo di Zero, Cinghiale e l’Armadillo (ancora una volta doppiato da Valerio Mastandrea) continuerà a esistere, ma questa serie rappresenta il momento della resa dei conti narrativa.
La dimensione musicale
Tra le novità confermate c’è l’elemento musicale, coerente con l’identità della serie. Il trailer ufficiale è accompagnato da “Ci vuole una laurea”, brano inedito di Coez, mentre Giancane torna nella colonna sonora con “Non ti riconosco più”, la nuova sigla della serie. La musica in Zerocalcare non è mai decorativa: risuona con lo stato emotivo dei personaggi, con il ritmo della Roma periferica, con l’ansia e la malinconia che attraversano tutta la trilogia.
Cosa aspettarsi
Due Spicci è una serie pensata per chi ha seguito il percorso di Zerocalcare, ma è costruita anche per chi vuole approcciarsi a questo universo per la prima volta. La comicità scanzonata rimane lo strumento principale per raccontare cose serie e dolenti. La differenza è che questa volta non ci sono promesse di riscatto, non ci sono finzioni eroiche. C’è solo la consapevolezza che crescere significa fare i conti con i propri limiti e quelli degli altri.
Sulla base della descrizione narrativa, questa è una serie più realista e disincantata rispetto ai due capitoli precedenti, ma proprio per questo potrebbe essere la più rilevante. Zerocalcare a 40 anni ha qualcosa da dire su come la generazione a cui appartiene si sta confrontando con l’età adulta, con la precarietà che non passa, con le amicizie che rimangono al centro della vita ma non bastano più a proteggerci. Netflix dal 27 maggio.



