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industria

Andrea Ricciotti vince con una storia su AI e deepfake

Il contest under 35 'La realtà che non esiste' premia 'Il primo della classe', sceneggiatura che affronta manipolazione digitale e crisi della percezione nell'era dei deepfake.

di Baldo · · 2 min lettura ·
#ai-cinema#contest#sceneggiatura
Andrea Ricciotti vince con una storia su AI e deepfake

Andrea Ricciotti ha vinto l’ottava edizione di La realtà che non esiste, il contest per autori under 35 promosso da One More Pictures e Rai Cinema. A trionfare è stata la sceneggiatura Il primo della classe, un progetto che affronta il tema della manipolazione digitale, dei deepfake e della fragilità del confine tra realtà e percezione.

Non è una scelta casuale. Il contest, ormai consolidato nel panorama italiano del cinema emergente, ha sempre puntato su temi urgenti e linguaggi contemporanei. Questa volta la giuria ha riconosciuto nella sceneggiatura di Ricciotti una capacità narrativa particolare nel raccontare uno degli argomenti più pressanti del momento: come la tecnologia sta trasformando il nostro rapporto con la realtà, rendendolo sempre più instabile e manipolabile.

Un contest che guarda al futuro

La realtà che non esiste non è un semplice premio per sceneggiature. È un progetto che parte da una premessa precisa: identificare e sviluppare i nuovi talenti dello storytelling, con focus particolare su linguaggi innovativi e forme narrative che rispecchiano il presente. In un’epoca in cui i deepfake diventano sempre più sofisticati e l’intelligenza artificiale entra prepotentemente nel dibattito pubblico, ha senso che il cinema italiano cerchi voci giovani capaci di metabolizzare questi fenomeni e trasformarli in storie.

Ricciotti rappresenta esattamente questo: un autore che ha colto l’urgenza di questi temi e li ha trasformati in una proposta narrativa sufficientemente solida da convincere una giuria probabilmente attenta agli sviluppi dell’industria e della tecnologia.

Il tema dei deepfake come specchio del tempo

Nel momento in cui parliamo di questo premio, il tema dei deepfake non è più confinato ai dibattiti accademici. Ha toccato direttamente il mondo del cinema: attori che vedono i loro volti utilizzati senza consenso, campagne pubblicitarie costruite su cloni digitali, la paura legittima che il linguaggio filmico stesso possa diventare inaffidabile. Una sceneggiatura come Il primo della classe arriva quindi nel momento giusto, quando serve una riflessione narrativa su come il cinema stesso può raccontare questa crisi della percezione.

One More Pictures e Rai Cinema, attraverso questo contest, stanno investendo su autori che capiscono che il cinema non è immune a questi cambiamenti. Anzi: è uno strumento privilegiato per rappresentarli, interrogarli, smontarli.

Cosa significa per il cinema italiano

Contest come questo sono importanti per almeno due ragioni. Prima: servono a mappare i talenti emergenti, quelli che tra cinque anni potranno dirigere film che faranno discutere. Seconda: segnalano che l’industria cinematografica italiana, almeno nei suoi segmenti più consapevoli, sta guardando al futuro e non si lascia sedurre da scorciatoie narrative. AI e deepfake non sono il tema del domani: sono il tema di oggi. Una sceneggiatura che li affronta con serietà narrativa merita attenzione.

Ricciotti, con questa vittoria, riceve una validazione che potrebbe trasformarsi in opportunità concrete di sviluppo del progetto. È così che funziona nei contest seri: non è solo un premio simbolico, ma un riconoscimento che apre porte.

Resta da vedere come Il primo della classe evolverà. Se diventerà un cortometraggio, un film di media lunghezza, magari una serie televisiva. Ma la premessa narrativa c’è, e le competenze del suo autore pure. In questo senso, La realtà che non esiste continua a fare quello che promette: trovare le voci che sapranno raccontare il nostro tempo con la giusta distanza critica e la giusta consapevolezza tecnologica.

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