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Euphoria e OnlyFans: quando Hollywood sbaglia il ritratto del sex work
La terza stagione della serie HBO finisce nel mirino delle creator reali per la storyline di Cassie su OnlyFans. Le accuse: rappresentazione offensiva, stereotipata e completamente irrealistica del lavoro online.
La terza stagione di Euphoria non smette di far discutere, ma stavolta il bersaglio non sono tanto le scene violente o i toni estremi della serie di Sam Levinson. A scatenare una reazione genuina e articolata dal basso è la nuova storyline di Cassie, interpretata da Sydney Sweeney, che apre un account su OnlyFans per finanziare il matrimonio con Nate. Niente di nuovo, diremmo, per una serie che da sempre gioca con provocazioni e eccessi narrativi. Il problema è che questa volta le persone direttamente interessate, le creator reali di OnlyFans, hanno deciso di dire la loro. E non sono contente.
Il racconto che offende chi lo vive davvero
Nella serie, Cassie crea contenuti deliberatamente scioccanti e surreali: posa travestita da cane con collare e guinzaglio, indossa outfit infantili e gira scene fetish sempre più estreme dentro la casa che condivide con Nate. Dal punto di vista narrativo, tutto è calcolato per risultare disturbante e rappresentare un’ulteriore discesa nel caos emotivo del personaggio. Ma qui inizia il problema reale.
Le creator che lavorano davvero su OnlyFans hanno subito fatto notare che quella mostrata in Euphoria non è la realtà della piattaforma, ma una caricatura offensiva. Sydney Leathers, attiva su OnlyFans dal 2017, ha definito la storyline «ridicola e caricaturale», sottolineando un dettaglio fondamentale: molti dei contenuti mostrati nella serie violerebbero direttamente le regole della piattaforma stessa. I riferimenti all’age-play e ai contenuti che richiamano l’infanzia, per esempio, sono severamente vietati dalle policy di OnlyFans. Insomma, Sam Levinson e i suoi sceneggiatori hanno creato una finzione che non potrebbe nemmeno esistere nel mondo reale che pretendono di rappresentare.
«C’è così tanto di assurdo in quello che fanno fare a Cassie», ha spiegato Leathers. «Le persone pensano che su OnlyFans sia permesso qualsiasi cosa, ma non funziona affatto così. Le regole sono rigidissime e diventano sempre più severe». È un punto che non dovrebbe sfuggire a nessuno: se una serie vuole raccontare un fenomeno contemporaneo, almeno dovrebbe conoscere il minimo sulle regole che lo governano.
Il vero problema: stereotipi che non muoiono mai
Ma il disagio delle creator va oltre la questione tecnica. Secondo loro, il vero danno è quello di continuare a associare il sex work a qualcosa di degradante, scioccante e moralmente ambiguo. Hollywood, da decenni, propone questa visione senza alcun reale interesse nel raccontare la complessità del settore o la varietà dei motivi per cui le persone scelgono di lavorare online.
Maitland Ward, ex attrice di Boy Meets World e oggi una delle creator più seguite su OnlyFans, ha usato parole ancora più forti. Ha definito particolarmente inquietante la scelta di mostrare Cassie in contenuti sessualizzati mentre indossa abiti da bambina. «In un periodo storico come questo, è stato profondamente problematico», ha dichiarato. «Continua ad alimentare l’idea che le sex worker siano persone senza morale, disposte a fare qualsiasi cosa pur di guadagnare».
Qui tocchiamo il nervo scoperto di tutta la questione. Euphoria non sta semplicemente sbagliando i dettagli tecnici; sta perpetuando un’idea fondamentale che le stesse persone del settore trovano dannosa e riduttiva. Ward ha aggiunto un’osservazione ancora più pungente: «Sembra solo l’ennesima fantasia scritta da uomini in una writers room di Hollywood». Non è uno scherzo, ma un’osservazione legittima su chi sta raccontando queste storie e da quale prospettiva.
Il mito del successo facile
C’è un altro aspetto che le creator trovano particolarmente fastidioso: la rappresentazione del successo su OnlyFans. Nella stagione 3, Cassie sembra riuscire a ottenere rapidamente popolarità e soldi semplicemente grazie alla sua bellezza e a contenuti scioccanti. Una dinamica che molte creator considerano completamente irrealistica. Alix Lynx, altra creator seguita su OnlyFans, ha sottolineato che costruire una carriera online è un processo molto più complesso e faticoso di quello mostrato dalla serie.
È un punto importante perché rinforza il sospetto che Euphoria non stia davvero cercando di rappresentare OnlyFans, ma stia semplicemente usandolo come elemento estetico shock, come una provocazione scritta per far sentire agli spettatori quell’effetto di disagio e trasgressione che la serie cerca costantemente di produrre.
Quando la finzione pretende di essere realtà
La questione sollevata dalle creator di OnlyFans tocca un problema più ampio della cultura contemporanea: quando una serie TV ha una tale visibilità e influenza culturale, le scelte narrative non sono neutri. Se milioni di persone guardano Euphoria e si formano un’opinione su come funziona il sex work sulla base di quello che vedono, le conseguenze sono reali. E se quella rappresentazione è caricaturale e offensiva, il danno è concreto.
Sam Levinson è sempre stato interessato a provocare e scuotere il pubblico. Euphoria è costruita su questo principio. Ma c’è differenza tra provocazione narrativa consapevole e ignoranza o indifferenza verso la realtà di chi effettivamente vive quelle esperienze. Le critiche delle creator non sono tantissime opinioni sparse, sono voci informate che smascherano una rappresentazione falsa e dannosa.
Se Euphoria avesse incluso nella writers room persone che lavorano o hanno lavorato nel settore del sex work, probabilmente il risultato sarebbe stato diverso. Meno shock value, più verità. E paradossalmente, meno rispetto a quello che la serie ottiene proprio dai suoi eccessi, ma con un peso narrativo molto più significativo. Invece, quello che abbiamo è un ennesimo esempio di Hollywood che presume di poter rappresentare qualsiasi cosa senza prendersi il disturbo di ascoltare chi effettivamente la vive.
