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Addio a Sam Neill, il Dr. Grant che ci ha insegnato ad amare i dinosauri

È scomparso a 78 anni l'attore neozelandese che ha incarnato Alan Grant in Jurassic Park e ha attraversato mezzo secolo di cinema con straordinaria versatilità, dal blockbuster al film d'autore.

di Baldo · · 3 min lettura ·
#Sam Neill#Jurassic Park#cinema
Addio a Sam Neill, il Dr. Grant che ci ha insegnato ad amare i dinosauri

Sam Neill se n’è andato. Aveva 78 anni e una carriera che raramente abbiamo visto nei libri di testo — non perché non la meritasse, ma perché Sam Neill ha sempre avuto il dono di non stare mai al centro, di essere il tipo che fa brillare gli altri intorno a lui.

Quello che resterà per sempre, per la maggior parte di noi, è il Dr. Alan Grant di Jurassic Park. Nel 1993, quando Steven Spielberg lo scelse per quel ruolo, Neill era già un attore affermato — aveva fatto Lezioni di piano, aveva lavorato con i migliori registi d’autore. Ma Alan Grant è diventato il suo volto pubblico, il personaggio che attraverso le generazioni ha rappresentato lo scienziato avventuriero, il tipo che sa tutto dei dinosauri ma si ritrova disarmato davanti a un bambino. Quella scena iniziale, con Tim e Lex che lo bombardano di domande nella Jeep, è pura magia: Neill non recita, semplicemente è.

Ma qui sta il punto interessante della sua carriera: Jurassic Park non l’ha intrappolato. Certo, quando pensiamo a quel film pensiamo a lui (insieme a Jeff Goldblum e la sua giacca di pelle, ma questa è un’altra storia). Però Neill ha continuato a fare scelte coraggiose. Ha lavorato con registi come Roman Polanski in Frantic, ha fatto horror intelligente come Dead Calm con Billy Zane, ha osato passare dal cinema d’azione puro al teatro, alle serie TV — Peaky Blinders per esempio, dove era uno dei Shelby patriarch e portava quella dignità quieta che lo caratterizzava.

Un attore che sapeva attraversare generi senza perdere se stesso

Quel che colpisce di Sam Neill è che non era uno di quegli attori che sceglie o il blockbuster o il cinema d’autore. Lui faceva entrambi, e faceva bene. Il seme della follia di John Carpenter, film di fantascienza paranoica, è una prova di come sapesse reggere l’assurdo e renderlo credibile. In Lezioni di piano, il suo ruolo era quello di fornire contrasto umano alla protagonista, di stare indietro, di lasciar respirare lo spazio emozionale.

Una cosa che emerge dagli articoli di commemorazione è che Neill era apprezzato non per un singolo ruolo indimenticabile, ma per la coerenza di una carriera cinquantennale. Non era il tipo che punta al monumento, al film che ti fa vincere l’Oscar. Era il tipo che ogni volta che entrava in una scena, la faceva un po’ più vera, un po’ più credibile.

Il paradosso di diventare immortali nei film

È uno dei paradossi stranissimi di questo mestiere: il fatto che Jurassic Park usciva nel 1993, e ancora oggi milioni di bambini lo guardano e vedono Sam Neill come lo scienziato che cerca di spiegare la trama. In una certa sense, non invecchierà mai. Rimarrà sempre quel 46enne che spiega la teoria del chaos a una platea annoiata, che viene inseguito da un Tyrannosaurus e mantiene comunque una dignità assoluta.

Nei suoi ultimi anni, Neill ha parlato pubblicamente della sua lotta contro il cancro, ha continuato a lavorare — ha fatto Poker Face di Rian Johnson su Netflix, ha continuato a recitare. Non aveva fretta di scomparire. E forse questo è il lascito più grande di un attore di questa generazione: mostrare che il lavoro creativo non ha una data di scadenza, che puoi essere ancora presente, ancora vivo cinematicamente, anche quando il corpo inizia a raccontare un’altra storia.

Addio, Dr. Grant.

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