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La casa nella prateria era già moderna nel 1977, dice Melissa Gilbert

L'attrice di Laura Ingalls risponde alle polemiche sul reboot Netflix: la serie originale affrontava già temi sociali complessi, ben prima delle critiche odierne.

di Baldo · · 2 min lettura ·
#La casa nella prateria#Netflix#Melissa Gilbert
La casa nella prateria era già moderna nel 1977, dice Melissa Gilbert

Melissa Gilbert torna a parlare della serie che l’ha resa una stella mondiale e, di passaggio, spegne sul nascere una polemica che non ha ancora nemmeno iniziato. Mentre La casa nella prateria si prepara a ritornare in forma di reboot su Netflix, già fioccano le critiche preventive: c’è chi sostiene che la nuova versione rischia di trasformare il classico in qualcosa di troppo “woke”, usando la parola tonda che ormai piace a chiunque voglia segnalare una presunta esagerazione nelle tematiche progressive.

Ma Gilbert, che ha incarnato Laura Ingalls nella versione NBC originale, ha deciso di fare un passo indietro e smontare questa narrazione dal di dentro. Secondo l’attrice, il discorso non regge perché la serie su cui è cresciuta – andata in onda a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta – affrontava già temi di discriminazione, disuguaglianze e questioni sociali complesse. Non era una soap opera leggera ambientata in una prateria bucolica: era una storia costruita su conflitti veri.

L’episodio del 1977 che anticipa i tempi

Gilbert ha richiamato l’attenzione su un episodio trasmesso nel 1977, che considera particolarmente progressista per l’epoca. Senza scendere nei dettagli specifici (le fonti non lo specificano), l’attrice lo cita come esempio concreto di come la serie originale non fosse affatto timida nel toccare argomenti sensibili.

È una mossa intelligente, quella di Gilbert. Non sta dicendo che il reboot Netflix non sarà woke – magari lo sarà, magari no – ma sta invertendo la domanda: perché accusare di modernità eccessiva una nuova versione quando l’originale, quella che tutti ricordiamo con nostalgia, faceva già la stessa cosa decenni fa?

Il contesto della polemica

Le accuse di “wokeness” rivolte a priori al reboot Netflix ricordano una dinamica che ormai conosciamo bene. Appena un progetto annuncia di toccare tematiche sociali, scatta la resistenza preventiva di chi vede in ogni rilettura contemporanea una minaccia ai propri valori o ai ricordi dell’originale. Ma Gilbert, lucidamente, sta suggerendo che questa resistenza sia costruita su false premesse.

Se la serie originale degli anni Settanta riusciva a raccontare storie con sensibilità sociale, perché il 2024 dovrebbe rinunciare a farlo? Perché una nuova generazione di spettatori non dovrebbe ricevere la stessa qualità narrativa, solo con la consapevolezza del nostro tempo?

È una questione di prospettiva. La casa nella prateria non era soltanto nostalgia pastorale: era dramma vero ambientato in un contesto storico rigido, pieno di sfide e ingiustizie. Un reboot che lo riconosce esplicitamente non sta tradendo l’originale, semmai lo sta capendo finalmente in profondità.

Il commento di Gilbert serve a ricordare una cosa che spesso dimentichiamo: la nostalgia non è obiettività. Guardare una serie con gli occhi del tempo in cui è stata fatta è diverso da guardarla col peso dei decenni. E spesso ciò che ci sembrava “leggero” o “innocente” era già pieno di intenti e di significati che non avevamo messo a fuoco.

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