Francesca Archibugi vive un momento particolarmente denso di appuntamenti. Mentre il suo nuovo film Illusione viene presentato alla 44ª edizione di ValdarnoCinema Film Festival (6-10 ottobre), dove riceverà anche il Premio Marzocco alla Carriera, esce nelle sale italiane il suo documentario Carla Lonzi – Dentro e fuori dal mondo, in uscita il 26, 27 e 28 ottobre.
Il festival aretino si conferma una tappa importante del circuito italiano. Oltre ad Archibugi, il programma accoglie alcuni tra i nomi più interessanti del cinema contemporaneo: Laura Samani aprirà la manifestazione con Un anno di scuola, mentre Tommaso Landucci e Fausto Russo Alesi presenteranno I figli della scimmia. In concorso anche titoli come The Sea di Shai Carmeli-Pollak, Utopia Europa di Renato Chiocca e Generazione Fumetto di Omar Rashid. La giuria sarà presieduta dalla critica Paola Casella, con direzione artistica di Marco Luceri.
Il documentario su Carla Lonzi
Ma è il documentario su Carla Lonzi a rappresentare il progetto più significativo in questo momento. Prodotto da Fandango con Rai Cinema, in associazione con Luce Cinecittà e il MIC, il film ha già ricevuto l’accoglienza calorosa della Mostra di Venezia, dove è stato presentato nella sezione Giornate degli Autori – Eventi speciali.
Archibugi affronta la figura della fondatrice di Rivolta Femminile con uno sguardo che va oltre il racconto biografico tradizionale. Il documentario combina materiali d’archivio inediti, fotografie e la stessa voce di Lonzi per costruire un ritratto intimo che mostra sia la personalità radicale e intransigente della critica d’arte sia quella privata, più contraddittoria e fragile. Non è una semplice celebrazione, quindi, ma un’indagine sulla memoria, la distanza e la rappresentazione.
Tra le testimonianze raccolte figurano il figlio Battista Lena (musicista e compositore, che ha realizzato le musiche del film), la stessa Archibugi, Nanni Moretti, Giulia Siviero, Suzanne Santoro e la filosofa Maria Luisa Boccia. La scelta di coinvolgere voci diverse consente al film di evitare una prospettiva univoca, articolando invece un discorso plurale intorno a una figura che negli ultimi anni ha conosciuto una riscoperta internazionale, specialmente negli Stati Uniti.
Il contesto culturale
Carla Lonzi è tornata al centro dell’interesse accademico e culturale. I suoi libri sono stati ripubblicati da La Tartaruga, e la sua eredità intellettuale continua a sollecitare studi e riflessioni sul femminismo italiano e sulla critica d’arte. Il documentario di Archibugi arriva dunque in un momento di rinnovato interesse verso questa figura, contribuendo a collocarla nello spazio pubblico attraverso il linguaggio audiovisivo.
È significativo che Archibugi abbia scelto il formato documentario per questo progetto. La regista conosce bene il terreno della ricerca storica e della rappresentazione biografica, e qui la applica con la stessa serietà che mette nei suoi lungometraggi narrativi. Il risultato non è un saggio storico pedante, ma un film che respira, che ha ritmo e profondità emotiva.
Chiusura
In sostanza, Francesca Archibugi sta tracciando una linea precisa nel cinema italiano contemporaneo: quella di un’autrice che non teme di confrontarsi con figure storiche complesse, che non semplifica per pietà o retorica, e che sa costruire narrativa anche quando lavora con l’archivio. ValdarnoCinema la celebra, le sale italiane ospitano il suo documentario, e il merito è della pazienza nel ricerca e della capacità di ascoltare più voci.



