Ci sono film che sembrano destinati a rimanere legati al loro momento storico, e altri che continuano a respirare, a trovare nuovi pubblici, a trasformarsi nel tempo. M - Il mostro di Düsseldorf di Fritz Lang appartiene decisamente alla seconda categoria. Il capolavoro del 1931, appena tornato nelle sale italiane in una versione restaurata che ha permesso a una nuova generazione di scoprire il genio del regista tedesco, non si ferma allo schermo. Dal 2 ottobre arriverà in libreria una graphic novel realizzata da Andrea Cavaletto per Edizioni NPE, che riporta il film sulla pagina.
È un passaggio affascinante ma tutt’altro che banale. M è un film che vive della potenza delle immagini in movimento, del ritmo ossessionante del montaggio, della performance quasi ipnotica di Peter Lorre nei panni del serial killer. Trasferire tutto questo in una medium statica come il fumetto richiede scelte precise, una comprensione profonda non solo della storia, ma della lingua visiva di Lang.
Un classico che continua a parlare
Non è una novità che i film classici vengano reinterpretati in altre forme. Quello che rende interessante questo caso è il momento in cui avviene. M è tornato nei cinema italiani in una versione restaurata, il che significa che non stiamo parlando di un film sepolto negli archivi, ma di un’opera che continua a generare interesse, che i distributori ritengono capace di attrarre il pubblico contemporaneo. La restaurazione di Lang è stata un’operazione importante: ha permesso di riscoprire dettagli, contrasti, la straordinaria qualità fotografica di un film girato quasi cent’anni fa.
E ora, nel momento in cui il film è di nuovo visibile, accessibile, ecco che la graphic novel arriva come una naturale prosecuzione. Non è cannibalismo fra media diversi, ma piuttosto un dialogo. Uno stesso racconto che trova forme differenti per raggiungere lettori e spettatori diversi.
Dalla luce del proiettore al bianco e nero della pagina
Ciò che è curioso di questo adattamento è come Andrea Cavaletto affronterà la questione visiva. M è un film costruito sulla forza dell’immagine espressionista: le ombre lunghe, i contrasti forti, gli spazi claustrofobici di Düsseldorf trasformati in un labirinto morale e fisico. Un fumetto deve creare questa atmosfera con altri mezzi: la composizione del pannello, la distribuzione dello spazio, la resa grafica in bianco e nero (si presume). Non è semplice trasferire il ritmo di un montaggio cinematico sulla pagina.
Ma è esattamente questa sfida che rende interessante l’operazione. Una graphic novel non è una trasposizione meccanica, è un’interpretazione. Cavaletto avrà dovuto scegliere quali momenti enfatizzare, come costruire la suspense senza il suono e la musica di Hans Eisler, come renderizzare l’assedio della polizia, il panico della città, la caccia all’uomo nella metropoli.
Il cinema classico trova nuove forme
Questa operazione si inserisce in una tendenza più ampia: quella di riscoprire e reinterpretare i capolavori del cinema muto e dei primi decenni del sonoro. Non è una questione di nostalgia, ma di riconoscimento. M pone ancora oggi questioni fondamentali: il rapporto fra il criminale e la società, la violenza urbana, l’ossessione della massa, la giustizia. Temi che hanno ben poco di antiquario.
Il fatto che un’opera così classica come questa venga proposta in forma diversa, in una libreria invece che in una sala, è anche un segno di come i confini fra i media si siano smossi. Uno spettatore di oggi potrebbe scoprire M leggendo il fumetto prima ancora di guardare il film, oppure fare il percorso inverso. O magari farà tutte e due: guarderà la versione restaurata al cinema e leggerà la graphic novel dopo, trovando in essa cose nuove, angolazioni diverse sulla stessa storia.
M è rimasto famoso come il primo grande film di polizia della storia, come un capolavoro del genere thriller. Ma è anche un film che parla di mostri sociali, di come una città intiera possa trasformarsi in una gabbia di paranoia e odio. La graphic novel arriva in libreria il 2 ottobre, nel momento giusto: quando il film torna a circolare, quando Lang è di nuovo presente. È il segno che i classici non muoiono: cambiano pelle.



