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Scorsese e l'IA: quando un maestro del cinema firma con Black Forest Labs

Martin Scorsese entra nel board di consulenti di una società di IA e scatena la reazione di Boots Riley. Il dibattito sulla tecnologia nel cinema si accende di nuovo.

di Baldo · · 3 min lettura ·
#Martin Scorsese#intelligenza artificiale#Boots Riley
Scorsese e l'IA: quando un maestro del cinema firma con Black Forest Labs

Martin Scorsese ha deciso di entrare nel team di consulenti di Black Forest Labs, una società specializzata in intelligenza artificiale. Una mossa che sulla carta potrebbe sembrare naturale—un grande regista che esplora le nuove tecnologie—ma che ha immediatamente acceso una discussione tutt’altro che pacifica nel mondo del cinema.

La prima freccia l’ha scagliata Boots Riley, regista e musicista statunitense, che non ha usato mezze misure nel commentare la scelta del collega. Il tono è stato sarcastico, quasi accusatorio: il sospetto di fondo è che dietro questa consulenza ci sia soprattutto una questione economica. “Gli avranno dato un sacco di soldi”, è il sottotesto che emerge dalle critiche. Non è una riflessione astratta su come i soldi muovono le decisioni nel cinema, ma una stilettata diretta a uno dei cineasti più influenti del nostro tempo.

Il paradosso di Scorsese con la tecnologia

Ci troviamo di fronte a una situazione paradossale. Scorsese è un cineasta che ha sempre privilegiato il cinema tradizionale, la pellicola, il processo creativo umano. I suoi film sono costruiti con una meticolosità quasi ossessiva, fotogrammo dopo fotogrammo. Eppure, il suo ingresso nell’orbita dell’IA suggerisce che anche i maestri del passato riconoscono l’inevitabilità di questa tecnologia.

Black Forest Labs, per chi non lo sapesse, è una realtà che lavora su generazione di immagini e video attraverso modelli di machine learning. Non è una scelta casuale quella di portare Scorsese nel board: il suo nome aggiunge credibilità, legittimità culturale a un’azienda che, altrimenti, rischierebbe di essere percepita come una minaccia dai creativi tradizionali.

E qui arriviamo al punto che più conta: il conflitto di interessi è reale, ma non è necessariamente banale come suggerisce la battuta sarcastica di Boots Riley. Non si tratta solo di soldi—o almeno, non principalmente. Si tratta di chi scrive il futuro del cinema.

Il dibattito vero: chi controlla l’IA?

Quando una figura come Scorsese entra in una società di IA, sta facendo un’operazione di soft power culturale. Sta dicendo al mondo del cinema: “Non abbiate paura, io sono qui, e conosco il valore della creazione umana”. Al contempo, sta dicendo a Black Forest Labs: “Io vi do la benedizione di chi ha fatto film immortali”.

Boots Riley, dalla sua parte, rappresenta la resistenza. È un regista che ha sempre avuto uno sguardo critico, che non sceglie la strada facile. La sua accusa implicita è che Scorsese stia tradendo una responsabilità morale—quella di proteggere il mestiere di cineasta dalle minacce rappresentate dall’automazione e dalla commodificazione della creatività.

Ma qui serve fare un passo indietro. L’IA nel cinema non è più una speculazione futuristica. È già qui. Viene usata per effetti speciali, per rotoscoping, per accelerare processi produttivi. La domanda non è se usarla o no, ma come usarla responsabilmente.

Il significato reale della mossa di Scorsese

L’ingresso di Scorsese in Black Forest Labs potrebbe essere interpretato in due modi. Il primo, quello proposto da Boots Riley: un compromesso con il denaro, una rinuncia ai principi per comodità economica. Il secondo: un tentativo di stare dentro la tecnologia per influenzarla dall’interno, per assicurarsi che non diventi un’arma che distrugge il cinema come lo conosciamo.

Non sappiamo quale sia la verità. Forse tutte e due. Quello che sappiamo è che la conversazione che stiamo avendo è importante. Non perché Scorsese sia entrato in un’azienda—ce ne sono molti di creator che collaborano con realtà tech. Ma perché il modo in cui la comunità creativa reagisce a queste mosse definisce il perimetro di quello che è accettabile e quello che non lo è.

Il cinema ha affrontato molte tecnologie dirompenti: il sonoro, il colore, la televisione, il digitale. Ogni volta c’è stata resistenza, adattamento, ibridazione. L’IA non sarà diversa. Quello che serve è che le persone che capiscono veramente il mestiere—come Scorsese—siano presenti al tavolo dove le decisioni si prendono.

Se questo accade per soldi, poco importa. Importa che accada.

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