C’è un nome. Un nome capace di far tremare tutti gli esercenti e di far scaldare il pubblico italiano. Un nome che, da solo, garantisce incassi e grande movimento nelle sale. Quel nome è Checco Zalone. Ecco quindi che questo dicembre torna nelle sale italiane, a distanza di cinque anni, facendo scappare tutti gli altri film a gennaio e preparandosi a incassare un’altra quantità enorme di denaro. Tutto bello. Se non fosse per un dettaglio davvero triste. Perché torna Nunziante, perché sono passati cinque anni dall’ultimo film e perché il passo falso di Tolo Tolo qualcosa avrà sicuramente insegnato. Ma, gente, tocca dirlo: Checco Zalone è diventato banale.
“Buen Camino” è infatti un film di una banalità disarmante, incastrato in una dimensione di commedia italiana che non è mai appartenuta davvero al suo protagonista. Certo, il fattore comico, almeno fino a tre quarti di film, funziona perché, come sempre, è cucito interamente su Checco. Ci sono gag dissacranti, provocanti ed esilaranti. Si ride per buona parte del film perché lui può farci ridere in quel modo. Ma qualcosa non va fin dall’inizio. La struttura è quella del classico road movie, con un po’ di racconto di formazione e la normale evoluzione del protagonista che sembrava un caso perso. Il problema è che, se preso seriamente, tentando di concentrarsi su una scrittura che a quanto pare vorrebbe dire qualcosa… allora il film è un buco nell’acqua enorme. Personaggi definiti in modo approssimativo, rapporti tra loro praticamente stereotipati e percorsi che non funzionano mai davvero, ma che sembrano obbligati ad andare dal punto A al punto B solo perché siamo in un film che lo richiede.
Nunziante tradisce sé stesso
Nunziante non è mai stato un grande regista, ma è stato in grado, in quattro film che sicuramente non erano capolavori, di tirare fuori il meglio da Checco. Creando una serie di prodotti cinematografici che funzionavano perché c’era il protagonista giusto, nella posizione sociale giusta e con determinate possibilità narrative. Questo film tradisce tutto quello visto finora, tentando di essere qualcosa che non può essere. Per fortuna la durata è contenuta e il ritmo è abbastanza sostenuto: si va velocemente verso il finale, riassumendo in modo sorprendentemente rapido ottocento chilometri di Cammino di Santiago.
Può essere preso come una enorme macchina commerciale. Farà tanti soldi, farà ridere in molti e riempirà le sale di buoni sentimenti a Natale. Ma onestamente, dopo il disastro di Tolo Tolo, mi aspettavo un ritorno in grande stile, con un film quantomeno diverso dal resto del panorama italiano. Quello che ho avuto è l’ennesima banale commedia italiana, con tra l’altro un finale davvero moscio.
Brutto brutto? No. Semplicemente banale, al punto da lasciare quasi indifferenti… e forse è anche peggio. Ma hey, tanto correrete tutti a vederlo comunque. “Buen Camino” è al cinema da domani. Buon Natale.



