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dietro le quinte

Nolan e l'Odissea: «Non mi paralizzano le critiche», ecco perché

Christopher Nolan risponde ai dubbi su costumi, accuratezza storica e la scelta di Travis Scott nel suo nuovo kolossal. Il regista spiega il metodo dietro ogni decisione.

di Baldo · · 3 min lettura ·
#Christopher Nolan#Odissea#casting
Nolan e l'Odissea: «Non mi paralizzano le critiche», ecco perché

Christopher Nolan non è un regista che si lascia intimidire dalle critiche. E men che meno quando arrivano prima ancora che il film sia stato visto dalla gente. A pochi mesi dall’uscita di Odissea – il suo nuovo kolossal ispirato al poema omerico in arrivo il 16 luglio 2026 – il regista britannico ha deciso di uscire allo scoperto e spiegare le ragioni dietro le scelte più controverse della produzione.

La discussione, inevitabilmente, si è accesa subito dopo il trailer. Gli hater si sono divisi tra chi contestava l’accuratezza storica delle armature e dei costumi, chi trovava gli elmi troppo simili al costume di Batman, e chi ha strabuzzato gli occhi alla notizia che nel film avrebbe recitato anche il rapper Travis Scott. Ma Nolan, intervistato da The Time, non si è tirato indietro.

L’ossessione per i dettagli storici

Cominciano dai costumi e dalle armature, il terreno più scivoloso. Nolan ha spiegato che la scelta di certi materiali non è affatto casuale, né il frutto di una ricerca superficiale. «In quell’epoca esistevano dei pugnali micenei in bronzo annerito. Si partiva dal bronzo, si univano l’oro e l’argento e infine si utilizzava lo zolfo», ha precisato.

Questo è il dettaglio cruciale: il regista non sta inventando. Ha consulenza di esperti, proprio come aveva fatto per Interstellar, quando si era affidato a famosi scienziati per costruire un futuro credibile. Stavolta il approccio è lo stesso, ma rivolto al passato. La domanda che guida il processo creativo è identica: come immaginiamo quel periodo, e come possiamo costruire un mondo coerente a partire da ciò che sappiamo?

Per quanto riguarda Agamennone, poi, la scelta dei costumi più sontuosi risponde a una logica narrativa semplice: la costume designer voleva comunicare il rango superiore del personaggio rispetto agli altri. All’epoca, ciò si otteneva con materiali estremamente costosi. Quindi il lusso visivo non è gratuito, è una scelta di linguaggio cinematografico.

Travis Scott e la tradizione orale

Ma la decisione più discussa rimane quella di affidare un ruolo a Travis Scott. Perché un rapper nel film sull’Odissea? La risposta di Nolan è affascinante perché attraversa la storia dei media.

Secondo il regista, la tradizione dell’Odissea – racconto epico tramandato oralmente per secoli prima di essere messo per iscritto – è analoga, nella nostra epoca, alla tradizione del rap. Entrambi sono forme di narrazione orale, di storytelling visceral e ritmico. La presenza di Travis Scott, quindi, non è una trovata di marketing (o almeno, non è solo quella). È una scelta concettuale: collegare il passato antico al presente attraverso il linguaggio della musica e della parola.

Non è detto che tutti saranno d’accordo. E Nolan lo sa. Infatti, ha concluso dicendo proprio questo: «Spero che alla gente piaccia l’Odissea, anche se non saranno d’accordo con tutto. L’importante è che non pensino che abbiamo preso la cosa sottogamba».

Il problema delle aspettative altissime

C’è un sottofondo, in tutto questo, che vale la pena sottolineare. Dopo Oppenheimer e l’Oscar vinto solo pochi anni fa, le aspettative intorno a ogni mossa di Nolan sono diventate stratosferiche. Ogni trailer, ogni casting, ogni dettaglio viene scrutinato dalla platea di critici, cinefili e hater che aspettano solo il passo falso.

Ma Nolan ha scelto di non farsi paralizzare. È quella la frase chiave della sua dichiarazione: «Se ti fissi sulle critiche, resti paralizzato». Un regista di questo calibro non può permettersi di essere conservatore. Non può cercare di compiacere tutti. Deve fare scelte forti, deve rischiare.

E questa è la logica dietro il suo approccio: mettersi al lavoro con serietà (esperti, ricerca, consulenze), fare scelte consapevoli e audaci (Travis Scott come simbolo della tradizione orale moderna), e poi lasciar parlare il film quando uscirà.

Non sappiamo ancora se Odissea sarà un capolavoro o un fallimento costoso. Ma sappiamo che Nolan ha costruito il film pensando, non improvvisando. E questo, almeno, merita di essere riconosciuto prima ancora di accendere le luci della sala.

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