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The Punisher: One Last Kill, il ritorno più brutale del MCU

Jon Bernthal riprende i panni di Frank Castle nello speciale Marvel che fa da ponte tra il passato televisivo e il futuro street-level dell'universo. Ecco cosa devi sapere prima di guardarlo.

di Baldo · · 4 min lettura ·
#The Punisher#MCU#Jon Bernthal
The Punisher: One Last Kill, il ritorno più brutale del MCU

Jon Bernthal torna a essere il Punitore. Non come apparizione, non come guest star in un’altra serie, ma come centro narrativo assoluto di uno speciale Marvel pensato per ricordare perché Frank Castle sia uno dei personaggi più pericolosi e affascinanti dell’universo Marvel. The Punisher: One Last Kill arriva su Disney+ il 12 maggio, e subito chiarisce una cosa: il MCU street-level non sta facendo nessuna concessione al pubblico mainstream.

Questo non è un pareggio, non è un compromesso tra il tono adulto delle serie Marvel/Netflix e la sensibilità attuale dello studio. È guerra viscerale, il prodotto più sporco e violento che Marvel abbia mai confezionato per il suo catalogo. E proprio per questo merita di essere capito nel contesto giusto: non solo come spettacolo, ma come tassello cruciale della nuova fase street-level che sta ridisegnando il MCU da dentro.

Dove Frank Castle si colloca nel grande puzzle MCU

La domanda che ogni fan si pone è sempre la stessa: ma quando è ambientato? The Punisher: One Last Kill si inserisce dopo la seconda stagione della vecchia serie Marvel/Netflix e contemporaneamente agli eventi di Daredevil: Born Again 2. Non è un dettaglio minore. Lo ha confermato lo showrunner di Daredevil, e questo significa una cosa precisa: mentre Matt Murdock affronta le conseguenze politiche della risalita di Wilson Fisk nella nuova New York, Frank Castle sta seguendo una traiettoria parallela, ugualmente distruttiva, ugualmente personale.

È un ponte narrativo intelligente. Le serie Marvel/Netflix, per anni fuori continuity, vengono ricollegate al MCU non con un semplice recap o un cameo, ma con una storia dedicata che spiega cosa accade a uno dei personaggi più significativi in questo limbo temporale. Frank non è marginalizzato né relegato a comparsa. Ha il suo spazio, la sua guerra, il suo significato nel momento in cui New York diventa ancora una volta il terreno di scontro tra criminalità e giustizia vigilante.

E da qui partono i fili che lo porteranno fino a Spider-Man: Brand New Day. Il MCU sta costruendo in modo meditato, quasi chirurgico. Non sono mosse disordinate. Sono mosse di chi sa esattamente dove sta andando.

Frank Castle oltre la vendetta, o almeno ci prova

La premessa dello speciale è deceptively semplice. Frank cerca un significato al di là della vendetta. Vuole scappare da quello che è diventato. Vuole vivere senza essere divorato dalla rabbia. E poi, inevitabilmente, una “forza inattesa” lo risucchia di nuovo in giù.

Chiunque conosca il personaggio sa già come andrà a finire. Non perché sia pigra narrativa, ma perché Frank Castle non è il tipo che si reinventa. È un sopravvissuto traumatizzato che ha trasformato la perdita della famiglia in una guerra senza fine. Il dolore non si supera così. Si convive, si gestisce, si alimenta. E lui lo sa benissimo.

Ciò che rende interessante The Punisher: One Last Kill è il modo in cui affronta questa consapevolezza. Il progetto è diretto da Reinaldo Marcus Green (che ha firmato anche la sceneggiatura insieme a Bernthal), un regista che conosce la violenza etica, quella che non è mai solo esplosiva ma sempre motivata dalla psicologia dei personaggi. E il fatto che Bernthal sia coinvolto nella scrittura suggerisce che questo Frank Castle sia il risultato di una visione condivisa, non calata dall’alto.

Tra i nomi in gioco c’è Jason R. Moore nel ruolo di Curtis Hoyle, l’amico ex commilitone che rappresenta l’ultimo ancoramento di Frank all’umanità. E poi c’è Judith Light come Ma Gnucci, figura direttamente dai fumetti Marvel, possibile grande antagonista dello speciale. Non è casuale. Gnucci non è un criminale qualunque. È un’antagonista che porta con sé storia, peso, una guerra che ha radici profonde. Se Marvel la introduce qui, significa che c’è una ragione strutturale nel conflitto.

Il tono più adulto del MCU finora

Le prime reazioni trapelate in rete lo definiscono già il “prodotto più adulto di Marvel”. Non adulto in senso pretenzioso, ma visceralmente adulto: senza pause commerciali, senza sorridini complici con la telecamera, senza eroismo di facciata. È Frank Castle che fa quello che sa fare, e il MCU finalmente non scambia i cavalli a metà strada. Non lo trasforma in un antieroe accettabile. Lo rimane un vigilante brutale, pericoloso, irriducibile.

È anche per questo che lo speciale è stato posizionato su Disney+, non in qualche ghetto streaming. Marvel sta dicendo chiaramente: questo è parte del nostro universo, nel centro, non nella periferia. Potete non amarlo, potete trovarla violenza ingiustificata, ma è qui, è canon, e continuerà a esserlo.

The Punisher: One Last Kill non è un’appendice curiosa del MCU. È il momento in cui il street-level smette di chiedere permesso e comincia a parlare con la propria voce. E quella voce è dura, sporca, e completamente irriducibile.

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