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dietro le quinte

Sergio Leone diventa film: la storia dell'ossessione dietro C'era una volta in America

Leone Film Group sviluppa un lungometraggio sulla genesi tormentata del capolavoro di Sergio Leone. Quindici anni di sacrifici, battaglie artistiche e un sogno impossibile diventano cinema.

di Baldo · · 4 min lettura ·
#Sergio Leone#C'era una volta in America#Leone Film Group
Sergio Leone diventa film: la storia dell'ossessione dietro C'era una volta in America

Uno dei paradossi più affascinanti del cinema è che il dietro le quinte può essere altrettanto interessante del film stesso. E se il film in questione è C’era una volta in America, il capolavoro di Sergio Leone, allora quella storia merita davvero di essere raccontata. È esattamente quello che sta per succedere: Leone Film Group ha annunciato lo sviluppo di un lungometraggio dedicato ai quindici anni—sì, quindici—che Leone impiegò per trasformare il suo sogno ossessivo in quella che oggi consideriamo una delle opere magistrali del cinema.

Perché questa notizia vale la pena di parlarne? Perché tocca il nervo scoperto di ogni cinefilo: come nasce un capolavoro? Cosa succede quando un regista decide che una visione, quella visione, è più importante di tutto il resto? E cosa significa pagare un prezzo così alto—artistico, professionale, forse anche personale—per proteggere l’integrità di un’opera?

L’ossessione creativa di un maestro

La storia è nota ai cultori del genere, ma vale la pena rispolverarla. Sergio Leone non era nuovo a film complessi e ambiziosi—aveva già rivoluzionato il western con la trilogia del dollaro e aveva creato C’era una volta il West, un’altra pietra miliare della storia del cinema. Ma C’era una volta in America rappresentava qualcosa di diverso: era il film che avrebbe racchiuso tutta la sua visione, la sintesi finale della sua ricerca artistica.

Raffaella Leone, figlia del regista e co-CEO della società di produzione, l’ha definito così: «la storia di un uomo che ha inseguito un sogno per tutta la vita». Questa frase sintetizza tutto. Non è solo una storia di produzione cinematografica complicata—di cui il cinema è pieno—ma la storia di un’ossessione che ha consumato un decennio e mezzo della vita di un artista.

I dettagli che emergono dalle fonti raccontano di un uomo che si è dedicato quasi esclusivamente a questo progetto per più di dieci anni, affrontando crisi finanziarie, problemi produttivi, e battaglie artistiche continue. Non è romantico solo perché lo diciamo: è romantico perché è vero. E perché in fondo è una storia molto italiana, quella di un creativo che non scende a compromessi.

Da Cannes al traumatismo americano

Ma c’è un aspetto della storia di C’era una volta in America che trasforma questa ossessione in tragedia. Il film fu presentato a Cannes nel 1984—è giusto sottolineare il ruolo centrale del Festival nella vicenda, dove Leone incontrò anche il produttore Arnon Milchan—e inizialmente la ricezione non fu quella che ci si aspetterebbe per un capolavoro. Negli Stati Uniti subì tagli pesanti da parte dello studio, che non solo accorciò la pellicola ma ne modificò persino la struttura narrativa voluta dal regista.

Leggi bene: uno studio americano non solo non credette nella visione di Leone, ma se la sentì di alterarla. Per un creatore di questa statura, per un artista che aveva sacrificato anni della sua vita, questa non era una semplice decisione commerciale. Era una ferita.

Fu solo molto tempo dopo, grazie al recupero della versione integrale e a una rivalutazione critica internazionale, che C’era una volta in America ottenne finalmente il riconoscimento che meritava. Leone non vide completamente questo riscatto—morì nel 1989—ma almeno vide l’inizio.

Il film sul film

Ora, il nuovo progetto di Leone Film Group proverà a raccontare esattamente questa odissea. I registi Giuseppe Stasi e Giancarlo Fontana—i quali hanno già lavorato insieme sulla series The Bad Guy, che ha dimostrato una seria competenza nel costruire narrazioni complesse—scriveranno il film insieme a Ludovica Rampoldi e Davide Serino, autori che negli ultimi anni hanno contribuito a molte delle produzioni italiane più apprezzate a livello seriale e internazionale.

Il film seguirà diversi momenti della vita di Leone, intrecciando passato e presente attraverso salti temporali. Partirà dall’infanzia romana del regista e attraverserà le città simboliche della sua carriera: New York, Los Angeles, Parigi, Cannes. Sarà insomma una storia di una geografia creativa, quella del maestro che inseguiva la sua visione da una continente all’altro.

Quello che rende interessante questo progetto è che non sarà semplicemente un biopic tradizionale. Sarà il racconto di come nasce un’opera d’arte quando chi la crea è disposto a pagare un prezzo personale e professionale che pochi sarebbero disposti a pagare. È la storia di un uomo versus il sistema—verso gli studio, verso le logiche commerciali, verso tutto ciò che diceva «no» mentre lui diceva «sì».

Un segnale per Leone Film Group

Questo progetto rappresenta anche una fase nuova per Leone Film Group stessa. La società sta rafforzando il proprio profilo internazionale con diversi titoli destinati al mercato globale: da Bad Boy’s Girl (adattamento della saga Wattpad) al remake inglese di FolleMente di Paolo Genovese, fino alla versione internazionale de I giorni dell’abbandono di Elena Ferrante con Penélope Cruz. Ma questo film su Sergio Leone sembra avere una rilevanza particolare: è un gesto di eredità, di continuità, di rispetto verso la figura che ha fondato la visione della società stessa.

Non sappiamo ancora come il film finirà, quali scelte narrative faranno Stasi e Fontana, quale tono prenderà questa storia. Ma è già affascinante pensare che l’uomo che ha inseguito un sogno impossibile per quindici anni avrà finalmente la sua storia raccontata. Magari finalmente nella forma esatta che merita.

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