Stasera Rai 2 propone un thriller crime che non è solo finzione: Come ho catturato il serial killer è ispirato a una delle più inquietanti storie criminali americane, quella del famigerato killer della Route 40 che seminò il terrore nel Delaware tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Novanta.
Il film segue Linda, una giovane poliziotta che ha appena completato l’addestramento accademico e si ritrova catapultata in un’indagine che richiede coraggio, astuzia e una dose non indifferente di rischio personale. La strategia degli investigatori è audace e pericolosa: usarla come esca per attrarre il serial killer, un uomo che preda specificamente donne vulnerabili, sole, donne che nessuno cercherà con troppa urgenza. È il tipo di piano che funziona solo se tutto va bene, e qui il film non manca di mostrare come gli errori possono costare cara vite.
La vera storia di Steven Brian Pennell
Il riferimento storico è Steven Brian Pennell, conosciuto appunto come il killer della Route 40 perché le sue vittime venivano spesso trovate lungo quella strada nel Delaware. Pennell operò un periodo molto lungo: dalla fine degli anni Settanta fino al suo arresto, nel 1988. Le sue vittime erano quasi sempre donne in situazioni precarie, spesso sfruttate o marginalizzate, il che rendeva i loro omicidi meno evidenti al grande pubblico. È proprio questa dinamica che il film affronta: come le donne vulnerabili vengono ignorate dalla società fino a quando non diventano vittime di un predatore.
L’indagine che portò al suo arresto fu effettivamente un’operazione complessa che coinvolse diversi corpi di polizia e richiedeva strategie non convenzionali. Il film dramatizza questi elementi, concentrandosi sulla tensione psicologica di chi si mette volontariamente in pericolo per il bene dell’indagine.
Un thriller crime con radici nella realtà
Il genere del crime thriller tratto da storie vere ha sempre un peso particolare. Non è solo intrattenimento: è anche un modo di mantenere viva la memoria di quello che è accaduto, di riconoscere le vittime e il lavoro di chi ha cercato di fermare il male. Rai 2 ha scelto di mandare in onda un film che non nasconde la crudezza della situazione, anche se ovviamente filtrata attraverso la narrativa cinematografica.
La formula è quella collaudata dei thriller crime americani: tensione crescente, una protagonista determinata che scopre man mano la verità, twist narrativi che tengono lo spettatore con il fiato sospeso. Ma il fatto che sia basato su fatti reali aggiunge un livello di gravità che non si può ignorare.
Per chi ama il genere crime e non teme storie pesanti e inquietanti, questa è una proposta che vale la pena seguire. Non è il solito telefilm leggero di prima serata, ma un vero e proprio thriller che non scherza con l’argomento.



