James Handy è morto il 3 giugno scorso nella sua abitazione di Tarzana, Los Angeles. Non per cause naturali, nonostante gli 81 anni e una carriera lunga quasi cinquant’anni nel cinema e nella televisione americana. È stato accoltellato da Michael Gledhill, 44 anni, figlio della compagna con cui l’attore conviveva. I dettagli sono arrivati dal Dipartimento di Polizia di Los Angeles: Gledhill stesso ha chiamato il 911 dichiarando di avere commesso il fatto, e quando gli agenti sono arrivati intorno alle 9:30 del mattino hanno trovato Handy disteso nel giardino con una ferita da taglio al torace. Trasportato in ospedale, è stato dichiarato morto al ricovero.
Handy era un attore caratterista nel senso più puro del termine: quei volti che riempiono il cinema americano senza mai stare al centro della scena, ma che danno credibilità e spessore ai film in cui compaiono. In Top Gun: Maverick era un barista, una presence minore ma memorabile. In Jumanji del 1995 aveva il ruolo di un disinfestatore. Prima ancora aveva lavorato in Aracnofobia, Unbreakable e Logan, quest’ultimo uno dei suoi crediti finali. La televisione è stata il suo vero habitat professionale: apparizioni ricorrenti in serie come Alias, NYPD Blue, Profiler e Criminal Minds. Una di quelle carriere solide e longeve, quella di Handy, costruita pezzo dopo pezzo, piccolo ruolo dopo piccolo ruolo, senza mai pretendere di essere protagonista ma facendo comunque la differenza.
Il contesto e l’arresto
Handy viveva con la compagna e il figlio di lei nella stessa casa. Gledhill è stato arrestato e trasferito nel carcere di Van Nuys con l’accusa di omicidio. Dalla dinamica della chiamata al 911, dove il presunto omicida ha dichiarato di avere ucciso l’uomo, emerge una situazione di convivenza che è esplosa in violenza.
È uno di quei casi di cronaca nera che arriva dal mondo dello spettacolo senza avvertimento: non c’erano segnali pubblici di tensioni, contrasti noti, dinamiche visibili. Solo una tragedia domestica che ha tolto di mezzo un uomo che il cinema americano ha utilizzato per decenni come pezzo di un mosaico più grande.
L’eredità di un caratterista
Handy rappresenta una categoria particolare di attori, quelli che il sistema hollywoodiano ha sempre considerato funzionali piuttosto che stellari. Non aveva la visibilità di una vera star, ma era esattamente il tipo di professionista su cui registi e sceneggiatori contano. Cinquant’anni di lavoro sono tanti, anche se passati sempre in secondo piano. È il tipo di percorso che non fa titoli sui giornali fino al momento in cui una tragedia personale lo trasforma in notizia.
Ora rimangono i film e le serie, quei piccoli momenti in cui Handy appariva e faceva il suo mestiere bene.


