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dietro le quinte

Kane Parsons e il suo orrore delle Backrooms: "Possiamo ancora vedere il sole"

A 20 anni Kane Pixels è già una stella dell'horror contemporaneo. Come A24 lo ha portato dal suo corto virale su YouTube a un lungometraggio che esplora il lato più oscuro della psiche umana.

di Baldo · · 3 min lettura ·
#Kane Parsons#A24#Backrooms
Kane Parsons e il suo orrore delle Backrooms: "Possiamo ancora vedere il sole"

Quando nel 2022 un ragazzino pubblica un corto su YouTube e raccoglie 20 milioni di visualizzazioni, il sistema dello spettacolo accende le sue antenne. Nel caso di Kane Parsons (aka Kane Pixels), però, non è stato uno di quegli exploit virali senza seguito. Il giovanissimo regista ha saputo trasformare quella viralità in qualcosa di concreto, attirando l’attenzione di A24, una delle etichette più importanti del cinema contemporaneo.

Le Backrooms — quella leggenda creepypasta che per anni ha tormentato gli incubi di milioni di persone online — non sono più solo un racconto di internet. Parsons le ha catturate, le ha messe in una scatola, e adesso le presenta come un lungometraggio vero e proprio. Il progetto è una cosa semplice e al contempo complessa: una porta che non dovrebbe esistere, un’infinità di stanze e corridoi, uno spazio che risulta al contempo familiare e sinistramente minaccioso.

Quello che colpisce del percorso di Parsons è la consapevolezza dietro il suo lavoro. Non è un ragazzo che ha avuto fortuna e basta. In questa intervista spiega come il suo approccio al materiale sia profondamente consapevole della psicologia umana: “I sentimenti negativi sono incoraggiati dal sistema”. C’è cioè una riflessione su come la realtà contemporanea — con i suoi meccanismi di controllo, i suoi sistemi oppressivi — produca angoscia, paura, senso di confinamento.

Un orrore che non è nihilista

Ma qui sta il fulcro interessante della visione di Parsons. Non vuole fare un film che sia pura disperazione. Nel titolo stesso dell’intervista c’è la sua dichiarazione di intenti: “Nonostante tutto, noi possiamo ancora vedere il sole”. È una posizione quasi eroica per un regista così giovane, che potrebbe facilmente arrendersi al cinismo.

Le Backrooms, in mano a lui, non sono soltanto un’immagine di orrore infinito e senza via di scampo. Sono una metafora su come, anche dentro i sistemi più opprimenti, esista una possibilità di riscatto, di fuga, di speranza. È un horror con una coscienza morale, in un momento storico in cui molti film di genere si accontentano di scariche di adrenalina.

Dalla viralità al cinema vero

Che A24 abbia deciso di investire su Parsons non è casuale. La casa di distribuzione americana ha sempre avuto fiuto per i talenti che sanno coniugare il pop con una ricerca estetica seria. Hanno visto in quel corto autoprodotto qualcosa di più di una moda virale: hanno visto un regista con una voce propria.

Il passaggio da 20 milioni di visualizzazioni su YouTube a un film distribuito in sala è comunque un salto non banale. È facile fare sensazione online con il materiale giusto al momento giusto. È molto più difficile mantenere quella tensione su 90 minuti, o comunque sulla durata di un lungometraggio, senza perdere identità nel processo. Parsons sembra cosciente di questa sfida e, dalle parole che lascia trasparire, non intende scendere a compromessi sulla visione.

A vent’anni circa, il ragazzo è già tra i nomi di punta dell’horror contemporaneo. Non è un riconoscimento leggero. Lo spazio dell’horror di qualità — quello che vuole dire qualcosa, che non si accontenta di jump scare — è sempre più affollato, con registi come Ari Aster, Robert Eggers, Oz Perkins che hanno innalzato gli standard. Parsons arriva con una credenziale particolare: la comunità di internet, che lo conosce e lo segue da prima che A24 lo scoprisse.

Sarà interessante vedere come il suo film sarà accolto. Non solo dal pubblico generico, ma soprattutto da quella nicchia che lo ha scoperto e sostenuto sui social. Perché quando il sistema canonico del cinema abbraccia qualcosa nato dal basso di internet, il rischio è sempre di snaturarlo, di addomesticarlo. Ma Parsons, a giudicare dalle sue dichiarazioni, sembra consapevole di questa trappola. E ha deciso che, nonostante tutto, il sole si dovrà ancora vedere.

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