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dietro le quinte

Bob Odenkirk e l'infarto sul set: "Una settimana di buio totale"

L'attore di Better Call Saul racconta i dettagli dell'infarto del 2021 che lo colpì durante le riprese. Un racconto che rimette in discussione la sicurezza sui set.

di Baldo · · 3 min lettura ·
#Better Call Saul#Bob Odenkirk#infarto
Bob Odenkirk e l'infarto sul set: "Una settimana di buio totale"

Bob Odenkirk non dimentica. A cinque anni di distanza dall’infarto che lo ha colpito sul set di Better Call Saul nel 2021, l’attore decide finalmente di raccontare la storia completa al Times di Londra. E il racconto è tutt’altro che rassicurante.

Quel giorno, durante le riprese della serie Amc, Odenkirk crolla a terra. I colleghi Rhea Seehorn (Kim Wexler) e Patrick Fabian (Howard Hamlin) si lanciano immediatamente su di lui, ma quello che succede dopo è il vero dettaglio inquietante: il medico presente sul set non sa come rianimarlo.

Il vuoto di una settimana

Odenkirk descrive l’esperienza come surreale. Non c’è una luce bianca, niente di cinematico. Solo un vuoto totale di una settimana. L’attore si ritrova ricoverato senza avere memoria consapevole di quello che è successo, dei giorni che hanno seguito il collasso. È come se la mente si fosse spenta e poi riaccesa, saltando completamente una settimana della sua vita.

Questo genere di amnesia post-traumatica non è raro in chi subisce arresti cardiaci. Il corpo entra in uno stato di shock e il cervello non registra gli eventi. Ma per Odenkirk, che all’epoca aveva 58 anni e era in buone condizioni fisiche generali, è stato uno shock psicologico oltre che medico.

La domanda che rimane sospesa

Ciò che emerge dalle sue parole è una questione più grande: come è possibile che il medico sul set non sapesse come procedere durante un arresto cardiaco? Non si tratta di una critica personale al professionista specifico, ma piuttosto una riflessione sulla preparazione e i protocolli di sicurezza negli ambienti di produzione. Un set cinematografico o televisivo è un luogo di lavoro come gli altri, con rischi specifici legati all’intensità fisica richiesta agli attori, alle lunghe ore di lavoro, allo stress.

Odenkirk è stato fortunato. Fortunato che i colleghi abbiano reagito, fortunato che l’ospedale fosse raggiungibile, fortunato che l’infarto non sia stato fatale. Ma la sua storia mette in luce una realtà spesso ignorata: anche attori apparentemente in salute e di mezza età possono subire arresti cardiaci improvvisi, e le squadre mediche sui set potrebbero non essere sempre adeguatamente preparate.

Il ritorno e il silenzio

Odenkirk è tornato a lavorare, ha completato la stagione finale di Better Call Saul, e la serie si è conclusa nel 2022 ottenendo risultati artistici straordinari. Ma il silenzio attorno a questo episodio è stato prolungato. Ci sono voluti cinque anni perché la storia completa venisse a galla pubblicamente, il che suggerisce che nelle fasi immediate c’è stato un tentativo, forse involontario, di mettere a tacere i dettagli più sconvolgenti.

Non è detto che ci sia stata una vera e propria “insabbiamento” orchestrato. A volte è semplicemente questione di privacy, di un attore che ha bisogno di tempo per elaborare un trauma simile, di una produzione che non vuole trasformarlo in un caso mediatico. Ma il fatto che la storia arrivi ora, a così tanta distanza, dice qualcosa sulla nostra tendenza collettiva di non affrontare le questioni di sicurezza fino a quando non diventano impossibili da ignorare.

Le parole di Odenkirk potrebbero servire a riportare l’attenzione su protocolli di sicurezza medica nei set, sulla necessità di team medici meglio preparati, sulla consapevolezza che il collasso improvviso non è raro come vogliamo credere. Perché quello che è accaduto a lui potrebbe accadere a chiunque, e la differenza tra un episodio con lieto fine e una tragedia è spesso solo una questione di secondi e di preparazione.

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