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dietro le quinte

Bong Joon-Ho e Mickey 17: "Le critiche? Colpa mia, ho avuto il controllo totale"

Il regista di Parasite si assume tutte le responsabilità per i commenti negativi al film con Pattinson. Nessuna interferenza dello studio, la director's cut era garantita nel contratto.

di Baldo · · 2 min lettura ·
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Bong Joon-Ho e Mickey 17: "Le critiche? Colpa mia, ho avuto il controllo totale"

Bong Joon-Ho non scappa dalle critiche ricevute da Mickey 17. Anzi, se le assume interamente. In un’intervista rilasciata di recente, il regista sudcoreano ha spiegato che durante la realizzazione del film con Robert Pattinson ha goduto di un controllo creativo assoluto, senza alcuna interferenza dalla casa di produzione.

Il contratto che garantiva libertà

Quando Bong Joon-Ho ha firmato per dirigere Mickey 17, la director’s cut era parte integrante del suo contratto. Questo significa che aveva il diritto garantito di montare il film secondo la sua visione, senza che studio o distributore potesse imporgli modifiche significative. Non è una situazione comune nell’industria cinematografica, dove spesso gli studi intervengono e chiedono tagli, riscritte o aggiustamenti per rendere il prodotto più commerciale.

Il regista ha sottolineato che sia la casa di produzione che la sua agenzia hanno rispettato pienamente questo accordo. Nessuno ha cercato di influenzarlo, nessuno gli ha detto come fare il film. Ha avuto carta bianca.

La responsabilità del creatore

Questo è il punto cruciale di quello che Bong Joon-Ho voleva comunicare. Se Mickey 17 non è piaciuto, se ha ricevuto critiche o non ha performato come atteso, la responsabilità è completamente sua. Non può addebitare nulla a decisioni imposte dall’alto, a compromessi industriali o a conflitti creativi con i produttori. È stato lui a scegliere ogni inquadratura, ogni battuta, ogni elemento della narrazione.

È un atteggiamento raro e onesto, quello di un regista che non nasconde dietro pretesti le proprie scelte artistiche. In un’epoca dove spesso si sentono storie di filmmaker costretti a accettare tagli o modifiche imposte dai distributori, Bong Joon-Ho ribadisce che in questo caso il film riflette interamente la sua visione, per meglio o per peggio.

Il contesto di Mickey 17

Mickey 17, uscito nei cinema circa un anno fa, rappresenta un cambio di rotta per il regista di Parasite e Okja. È un film di fantascienza più leggero, meno politico rispetto ai suoi precedenti lavori, con un Robert Pattinson nel ruolo di una clona costretta a compiti sempre più rischiosi per l’umanità. Il film ha diviso il pubblico: alcuni lo hanno apprezzato per il suo umorismo dark e l’originalità, altri l’hanno trovato dispersivo e meno incisivo rispetto alla filmografia passata del regista.

Ma queste discussioni, secondo Bong Joon-Ho, rispecchiano le sue scelte, non le scelte imposte da altri. È una presa di responsabilità che suona come una difesa della propria opera, ma anche come una dichiarazione di libertà creativa garantita dal contratto.

Perché è importante

In un’industria dove i conflitti tra artisti e studio sono la norma, il fatto che Bong Joon-Ho possa dire “nessuno mi ha obbligato a fare nulla” è significativo. Rivendica il diritto di sbagliare, il diritto di fare scelte artistiche che potrebbero non funzionare commercialmente, il diritto di crescere come cineasta anche attraverso esperimenti che non tutti apprezzeranno.

Questa onestà è rinfrescante. Non è un “colpa degli editori”, non è un “mi hanno tagliato il finale che avrei voluto”. È semplicemente: ho fatto quello che volevo, e se non piace, la responsabilità è mia.

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