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Le bambine, il debutto arrabbiato delle sorelle Bertani

Nicole e Valentina Bertani firmano insieme il loro primo lungometraggio: una fiaba dark che grida rabbia contro il patriarcato e l'indifferenza degli adulti verso l'infanzia.

di Baldo · · 3 min lettura ·
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Le bambine, il debutto arrabbiato delle sorelle Bertani

Quando due registe che hanno già costruito un bagaglio solido nel mondo dei videoclip e dei documentari decidono di unire le forze per un lungometraggio, il risultato è spesso qualcosa di imprevisto. Le bambine è il primo film diretto a quattro mani da Nicole e Valentina Bertani, con la collaborazione alla sceneggiatura di Maria Sole Limodio, e sin dalle prime immagini fa capire che non siamo di fronte a un racconto convenzionale.

Il film si apre in Svizzera nel 1997 per poi spostarsi in una città di provincia del Nord Italia, uno spazio benestante apparentemente ordinato dove due bambine vivono una realtà tutt’altro che ordinaria. Abbandonate a se stesse e affidate a un babysitter tanto stravagante quanto queer, le due sorelle diventano il fulcro narrativo attorno al quale ruota una fiaba dark che non ha paura di mostrarsi dirompente.

Lo sguardo sulla collisione tra infanzia e mondo adulto

Ciò che colpisce di Le bambine è la mancanza di sentimentalismo nel raccontare il trauma. Le sorelle Bertani osservano il mondo dei piccoli non come territorio da proteggere con nostalgia, ma come spazio di conflitto e consapevolezza. La collisione tra l’innocenza—relativa—delle bambine e il caos, l’indifferenza, la violenza silenziosa del mondo adulto non è descritta in chiave melodrammatica, ma come scontro di logiche opposte che non possono coesistere pacificamente.

Questo approccio più arrabbiato che compassionevole distingue il film da molti altri che affrontano il tema dell’infanzia negata. Non c’è pietà nel modo in cui il film guarda alle sue protagoniste, ma riconoscimento della loro agency, della loro capacità di comprendere e di reagire a situazioni che gli adulti intorno a loro fingono di non vedere.

La critica al patriarcato e all’indifferenza sistemica

Il vero cuore politico di Le bambine risiede nella sua volontà di non scindere il personale dal strutturale. La critica al patriarcato non emerge da dialoghi espliciti, ma dalla tessitura stessa della narrazione: come le dinamiche familiari, le assenze, le scelte dei genitori (o la loro mancanza) riflettono logiche di potere più ampie che relegano le donne—anche le bambine—a margini sempre più stretti.

L’indifferenza degli adulti non è casuale, ma sistemica. Non è cattiveria deliberata, spesso, ma il risultato di una società che ha smesso di vedere i propri figli come esseri con diritti e bisogni specifici. Questo tema, affrontato attraverso una narrazione che non sceglie la facile via della provocazione gratuita, rende il film pertinente sia come denuncia che come opera estetica.

Uno stile visuale e narrativo inatteso

Ché le sorelle Bertani provengono dal mondo dei videoclip emerge nella loro attenzione al dettaglio visuale e al ritmo. Le bambine non è un film didascalico o pesante nel suo messaggio, ma una fiaba dark che mantiene una propria logica estetica, una sua bellezza distorta. La scelta di ambientare il racconto tra Svizzera e provincia italiana nord-occidentale aggiunge una dimensione geografica a una storia che potrebbe altrimenti rimanere troppo universale, troppo astratta.

Il fatto che un babysitter queer sia presente in questa realtà di provincia degli anni Novanta è un dettaglio tutt’altro che marginale: rappresenta una forma di alterità che coesiste con il disagio delle bambine, suggerendo che la resistenza al sistema patriarcale può assumere forme diverse e non sempre esplicite.

Un debutto che non cerca consenso

Ciò che rende Le bambine interessante come opera di debutto è proprio la sua mancanza di compromesso. Le sorelle Bertani non cercano di rendere il film «appetibile» in senso tradizionale, né di fornire risoluzioni rassicuranti. La loro rabbia—e quella del film—rimane visibile, riconoscibile, non digerita dalle convenzioni narrative.

In un momento in cui il cinema italiano continua a lottare per trovare voci autentiche e sguardi che non si accontentino della superficie, Le bambine rappresenta il tipo di operazione che merita attenzione: un’opera che sa cosa vuole dire e come vuole dirlo, senza scusarsi per la violenza del proprio messaggio.

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