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Tatiana Maslany torna in grande stile con Maximum Pleasure Guaranteed su Apple TV

L'attrice di Orphan Black affronta un ruolo moralmente complesso nella nuova serie Apple TV+ diretta da David Gordon Green. Tra ambiguità etica e desiderio femminile oltre gli stereotipi.

di Baldo · · 3 min lettura ·
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Tatiana Maslany torna in grande stile con Maximum Pleasure Guaranteed su Apple TV

Dopo anni di apparizioni che l’hanno vista oscillare tra grandi successi e progetti più altalenanti, Tatiana Maslany torna al centro della scena con Maximum Pleasure Guaranteed, la nuova serie Apple TV+ che arriva in catalogo quest’anno. E questa volta, a differenza di She-Hulk dove il fallimento era imputabile a questioni ben più ampie di sceneggiatura e visione creativa, la sfida che l’attrice canadese affronta è tutto incentrato su lei, sul suo talento e sulla sua capacità di portare sullo schermo una complessità morale che non ammette scorciatoie.

Diamo un passo indietro. Orphan Black è il ruolo che ha definitivamente consacrato Maslany come una delle attrici più versatili della televisione contemporanea. Interpretare diversi cloni della stessa persona, differenziati non solo fisicamente ma soprattutto psicologicamente e caratterialmente, è stato un esercizio di virtuosismo che ha meritato il riconoscimento critico e del pubblico. Non era semplicemente “fare accenti diversi”: era costruire universi emotivi paralleli, ognuno coerente e credibile, dentro il medesimo corpo.

Maximum Pleasure Guaranteed pensa diversamente, ma non per questo è meno impegnativa. La serie, creata da David J. Rosen e diretta da David Gordon Green, colloca Maslany in un territorio narrativo dove l’ambiguità morale è il vero protagonista.

Una sfida morale senza rete di sicurezza

Ciò che rende questo progetto interessante non è la moltiplicità di ruoli – qui siamo di fronte a una struttura più lineare rispetto ai cloni di Orphan Black – bensì la necessità di navigare dentro una zona grigia etica dove non ci sono punti di appiglio. Il personaggio di Maslany esiste dentro contraddizioni che non possono essere risolte semplicemente, sceneggiatura dopo sceneggiatura. Non è una cattiva persona che diventa buona, né una brava persona corrotta dal sistema. È qualcosa di più insidioso e affascinante: una persona che opera dentro un contesto dove il giudizio morale resta sospeso, in bilico.

Questa è probabilmente la ragione per cui la scelta di David Gordon Green alla regia è particolarmente azzeccata. Il regista, abituato a film di genere ma con una sensibilità per i dettagli psicologici e per le aree grigie della condotta umana, comprende che il vero orrore non è nella violenza esplicita, ma nel compromesso quotidiano, nella normalizzazione di ciò che dovrebbe restare intollerabile.

Il desiderio femminile oltre lo stereotipo

Un altro aspetto che emerge dalla struttura della serie è la volontà di affrontare il desiderio femminile non come elemento narrativo sensazionalista, bensì come una questione di potere, agentività e autodeterminazione. Troppo spesso nella televisione, quando una donna desidera qualcosa – potere, piacere, controllo – viene ricondotta a uno stereotipo: la seduttrice, la donna fatale, la vittima che se l’è cercata. Maximum Pleasure Guaranteed sembra intenzionata a rifiutare questi schemi facili, restituendo al desiderio femminile una complessità che raramente gli viene concessa.

Maslany, forte dell’esperienza di Orphan Black dove ha dovuto costruire diverse femminilità all’interno della medesima genetica, dovrebbe essere equipaggiata per questo tipo di lavoro. Diversamente da attrici più giovani o da quelle che si sono costruite una carriera dentro ruoli più stereotipati, lei ha dimostrato di saper pensare le donne come entità multisfaccettate, capaci di contraddizione e di profondità.

Apple TV+ in forma

Su Apple TV+, la piattaforma di Tim Cook continua a investire in serie che non cercano il grande numerico immediato, bensì la credibilità critica e la solidità narrativa. Maximum Pleasure Guaranteed si inserisce perfettamente dentro questa logica: non è una serie “per tutti”, ma una serie per chi ha voglia di stare dentro discomfort narrativo, di non trovare risposte facili, di lasciarsi interrogare da una donna che non aspetta il permesso per esistere completamente.

Ci sarà tempo per valutare se la serie mantiene le promesse di questa struttura narrativa, ma al momento la formula è promettente: Tatiana Maslany torna con un ruolo che richiede tutto ciò che sa fare, David Gordon Green dietro la macchina da presa per garantire profondità visiva e psicologica, e una piattaforma che sa come distribuire questo tipo di contenuti. Non è una garanzia di successo, ma è il tipo di presa di rischio che la televisione di qualità dovrebbe prendere più spesso.

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