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Very Young Frankenstein: FX ordina la serie comedy da Mel Brooks e Taika Waititi

Oltre 50 anni dopo il capolavoro del 1974, torna il mostro sacro della commedia americana in versione seriale. Con Zach Galifianakis, Taika Waititi alla regia del pilot e il benedetto di Mel Brooks.

di Baldo · · 3 min lettura ·
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Very Young Frankenstein: FX ordina la serie comedy da Mel Brooks e Taika Waititi

Riportare in vita un’icona del cinema comico è sempre una scommessa rischiosa. Ma quando a farlo è una squadra che comprende Taika Waititi, Stefani Robinson (sceneggiatrice di What We Do in the Shadows) e lo stesso Mel Brooks come produttore esecutivo, la cosa inizia a avere un senso.

Very Young Frankenstein è il nome della nuova serie ordinata da FX (in co-produzione con Hulu), nata dall’ispirazione del film cult del 1974 che Brooks diresse insieme a Gene Wilder. Non è un remake, non è nemmeno un vero seguito: è una cosa completamente nuova che prende il DNA del capolavoro in bianco e nero e lo trasforma in qualcosa d’altro.

Il progetto era stato annunciato un anno fa nella fase di pilot, ma ora ha ottenuto il vero ordine di serie. La trattativa ha preso un po’, ma alla fine FX ha deciso di procedere full speed. Questo significa che vedremo più di un’unica puntata, e che il network crede davvero nel progetto.

Cast e dietro le quinte

Zach Galifianakis è la stella principale della serie, affiancato da Dolly Wells e Spencer House nel cast principale. Nel pilot hanno fatto apparizioni anche Kumail Nanjiani e Cary Elwes, figure di peso che suggeriscono come il progetto non stia scherzando.

A dirigere il pilot ci ha pensato Taika Waititi, il regista di Thor: Ragnarok e Thor: Love and Thunder, che resterà anche come produttore esecutivo. È un segnale forte: non è il classico regista ospite chiamato una volta sola. La visione di Waititi — quel suo mix di anarchia, ironia e colpi assurdi — sembra calzare perfettamente con lo spirito del progetto.

Accanto a lui, Stefani Robinson firma la sceneggiatura e produce. Robinson viene da un curriculum solido, avendo lavorato come scrittrice su What We Do in the Shadows, dove ha contribuito a mantenere vivo quello stesso tono di comedy disordinata e intelligente. Con lei c’è Garrett Basch, altro veterano di Shadows. È il trio collaudato che ha imparato come far funzionare l’umorismo folle senza scadere nella stravaganza fine a se stessa.

E poi c’è Mel Brooks, il deus ex machina. A oltre 90 anni, il creatore del film originale sarà produttore esecutivo, insieme a Michael Gruskoff, il produttore storico del film del ‘74. Non è una mera concessione nostalgia: Brooks ha davvero voce in capitolo.

Il peso dell’eredità

Qui sta il nodo della questione. Il Frankenstein Junior del 1974 non è solo una commedia: è una pietra miliare. Girato volutamente in bianco e nero come omaggio ai film horror degli anni Trenta, il film di Brooks combinava una parodia della scienza pazza con un’umanità inaspettata. Gene Wilder nel ruolo del dottor Frederick “Fronkensteen” creò uno dei personaggi più memorabili della storia del cinema comico.

Accanto a lui, un cast leggendario: Marty Feldman, Cloris Leachman, Peter Boyle, Kenneth Mars, e persino Gene Hackman in un cameo. I dialoghi erano brillanti, le gag surreali e impossibili da dimenticare. La sequenza del balletto con la creatura, il momento “Werewolf!” / “Werewolf?!”, la presentazione alla società: sono scene che hanno marchiato generazioni di spettatori.

Very Young Frankenstein prenderà ispirazione da tutto questo, ma non sarà una copia. La trama è ancora segreta, anche se il titolo suggerisce che il focus sarà su una versione più giovane della storia. Potrebbe essere una prequel, potrebbe essere una rivisitazione ambientata in un contesto contemporaneo. FX non lo ha ancora rivelato.

Perché potrebbe funzionare

La chiave sta nel fatto che il team sa cosa fa: Waititi non è un regista di commedie tradizionali, ma è un maestro nel trovare l’assurdo dentro il serio. Robinson e Basch hanno dimostrato di saper gestire un umorismo che non è una gag al minuto, ma una costruzione di tono e atmosfera. E Brooks che benedice il progetto non è uno scherzo: significa che non è una deriva estranea del marchio, ma un’evoluzione consapevole.

FX inoltre non è un network straniero a questo tipo di comedy. Ha una storia di format comici intelligenti e disordinati, dal visionario It’s Always Sunny in Philadelphia ai dramedy più cerebrali.

Certo, la sfida è gigantesca. Toccare un’opera che ha 50 anni di distanza, che vive nella memoria collettiva come manifesto del cinema comico, è rischioso. Ma se c’è uno spazio dove questo potrebbe funzionare, è proprio in una serie dove hai il tempo di sviluppare personaggi e situazioni in modo diverso dal film.

La domanda vera è: riuscirà Very Young Frankenstein a far ridere senza essere schiacciata dal peso di quello che è venuto prima? Se Waititi, Robinson e Basch ce la faranno, potrebbe essere una delle sorprese della prossima stagione FX.

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