Dopo più di dieci anni di assenza, Un medico in famiglia potrebbe davvero tornare. Non è uno scherzo, non è una speranza vaga: la sceneggiatura della nuova stagione è già stata scritta e presentata alla Rai. A dare l’annuncio è stata Verdiana Bixio, produttrice di Publispei, durante l’Italian Global Series, in un momento in cui si celebravano i 90 anni di Lino Banfi, la voce e il volto più iconico della serie.
La cosa importante da capire è che non si tratta di uno di quegli annunci buttati lì tanto per parlare. Bixio ha spiegato che il lavoro c’è stato: “Abbiamo scritto un soggetto di serie”. E ha aggiunto che questo non è stato banale. Un medico in famiglia è uno dei brand più importanti della televisione italiana degli ultimi vent’anni, con dieci stagioni alle spalle girate interamente negli studi di Cinecittà. Riprendere in mano una cosa del genere non è questione da poco.
Perché torna di moda adesso
Ci sono vari motivi per cui questo progetto si riaccende ora. Il primo è che Lino Banfi, il Nonno Libero che ha praticamente incarnato la serie dal primo all’ultimo episodio, è ancora qui e ancora in grado di lavorare. Non è cosa scontata quando parliamo di revival. E poi c’è una riflessione più profonda sulla televisione italiana contemporanea.
Bixio ha detto una cosa interessante: raccontare la vita degli italiani, spiegare una famiglia italiana, non è qualcosa di “polveroso” o anacronistico. Anzi. In un momento in cui la vita è “difficile, complicata” e il mondo va a rotoli, avere uno spettacolo che sia “un abbraccio la sera prima di andare a dormire” ha senso. Non è nostalgia pura: è consapevolezza che certi valori di leggerezza, di comunità familiare, di umorismo caldo fanno ancora breccia.
Il nodo: quali personaggi tornano?
Ma Bixio ha anche toccato il punto critico di un revival di questo tipo. Non possono tornare tutti. Il cast originale è sparso: molti attori non fanno più questo mestiere, sono invecchiati, alcuni non ci sono più. Allora il soggetto che è stato scritto ha operato una selezione. Nonno Libero è ovviamente fisso, il punto fermo. Giulio Scarpati, che era il medico della famiglia, potrebbe tornare, ma non è detto. La struttura deve essere ripensata mantenendo lo spirito originale.
Questo è il vero lavoro creativo: come fai a riaprire una serie che si è conclusa più di una decade fa, con uno zoccolo duro di soli due o tre personaggi storici, e renderla credibile? Come crei una nuova famiglia attorno a Nonno Libero che non sia una caricatura di se stessa?
Ora la palla è alla Rai
Ecco il dato fattuale: la Publispei ha fatto il suo compito. Ha scritto il soggetto, ha pensato a come farlo, ha valutato il mercato interno. Bixio ha ripetuto più volte che “è una scelta strategica che la Rai deve fare”. In altre parole: il progetto è sul tavolo, ma la decisione non è più in mano alla produzione. È la Rai che deve dire sì o no.
E questo è il momento critico. La Rai in questi anni ha investito su produzioni nuove, su serie più complesse e ambientuose, su cose che generano buzz internazionale. Un medico in famiglia non è questo: è comfort TV, è intrattenimento leggero, è qualcosa di profondamente italiano e poco esportabile. Per Viale Mazzini, la domanda è: vale la pena? Quali sono i numeri che si aspetta? Quale slot trasmissivo?
Bixio non ha nascosto un certo ottimismo, però. Ha detto chiaramente: “Noi non abbandoniamo questa idea”. E ha ricordato che la Publispei è nata con Un medico in famiglia, che ce l’ha nel DNA aziendale. Questo significa che se dovesse arrivare un sì della Rai, la produzione è già pronta a partire.
Una considerazione finale
Il fatto che il soggetto esista già è una notizia vera. Non è come sentir dire “chissà se tornerà”. Vuol dire che c’è una sceneggiatura su un tavolo di qualche ufficio Rai, che qualcuno leggerà, valuterà, discuterà. Può andare benissimo come può finire nel cassetto. Ma almeno questa volta non è pura speculazione.
E onestamente, in un panorama televisivo italiano dove il genere comedy-drammatico di qualità scarseggia, e dove il pubblico anziano (che è il primo bacino di Un medico in famiglia) è rimasto affamato di contenuti leggeri e rassicuranti, la notizia non sorprende. Semmai sorprende che ci sia voluto così tanto per tornarci a pensare.


