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"Le Vertige" — Recensione

Recensione

Cannes 2026

"Le Vertige" — Recensione

2.5 su 5
2026 1h 7m Animazione

Dupieux gioca alla Matrix con Blender gratuito e ironia bislacca. Un'idea semplice, graficamente PS1, narrativamente esile — ma coerente con la follia veloce del regista.

di Alessio Valtolina ·

Quentin Dupieux arriva a Cannes 2026 con Le Vertige, e la scelta è già un manifesto: film d’animazione, sì, ma realizzato con Blender gratuito, motion capture amatoriale, e una grafica che sembra rubata a PlayStation 1. Non è un compromesso estetico, è una dichiarazione di intenti. Il regista francese ha deciso che l’idea conta più della fattura, e la fattura — volutamente spoglia — deve dire qualcosa sul film stesso.

La trama è semplicissima: Jacques va a casa di Bruno per rivelargli che l’intera umanità vive dentro una simulazione. Incredulità iniziale, poi convincimento, poi tour cittadino alla ricerca di glitch di sistema — tipo un piccione che vola rimanendo fermo nello stesso punto. Strada facendo incontrano strani personaggi, ci sono altre rivelazioni, e tutto si muove in questa specie di nonsense grottesco dove la logica del videogioco sostituisce la logica del reale.

L’operazione è consapevole fino all’osso. Dupieux non vuole fare un grande film di animazione; vuole fare velocemente un film che parli di velocità, di produzione di massa creativa, di scorciatoie. È una catena di montaggio artistica dove l’idea arriva, viene sfornata in fretta, e si passa al prossimo progetto. In questo senso, il risultato estetico — quella grafica da primi anni 2000, quei polygon spigolosi — è perfettamente coerente con quello che il film racconta. C’è una sincronia fra forma e contenuto che non si può negare.

Il problema è che la coerenza concettuale non salva il film dal suo vero nemico: l’esilità narrativa. Otto minuti di premessa vanno bene, perfino 20. Ma 80 minuti? Il tour cittadino alla ricerca di bug non ha abbastanza peso per reggersi in piedi per così tanto tempo. Ci sono momenti divertenti — la risa su Steve Jobs e il fideismo commerciale della Apple, qualche rovesciamento di prospettiva che funziona — ma sono macchie in un tessuto che scivola via quasi senza lasciare traccia. Non è che il film sia noioso: è che esaurisce l’idea principale troppo presto, e poi non sa cos’altro fare con le mani.

L’animazione stessa, dopo i primissimi minuti di novità estetica (“oh, grafica da PS1, è ironica”), diventa un limite piuttosto che una virtù. Lo stile videoludico era interessante come dichiarazione, ma prolungarlo per un’ora intera lo trasforma in una scorciatoia che pesa. Dupieux sapeva di stare prendendo una scorciatoia — è il senso del film — ma una scorciatoia rimane una scorciatoia, e dopo un po’ ti stanchi di camminare su un percorso abbreviato che non porta da nessuna parte.

Questa è comunque la filosofia creativa di Dupieux: non soffermarsi, non piangere sulle infinite possibilità (che sia animazione tradizionale, CGI sofisticata, o qualunque altro mezzo), respingere i tempi lunghi della perfezione. In un momento in cui il cinema d’animazione sta letteralmente esplorando i limiti espressivi del mezzo — vedi Flow, Away, tutta la scena indipendente — l’ultima fatica di Dupieux è una specie di presa di posizione manzoniana: “Qui si sta così, se non vi piace andatevene”. Posso capirlo, anche rispettarlo. Ma il rispetto intellettuale per un gesto creativo non equivale a divertimento.

Tirando le somme, Le Vertige funziona come idea. È uno dei tanti film a tema simulazione e bug di sistema che circolano, ma con una torsione ironica e una volontà di disertare il perfezonismo estetico. Fa ridere ogni tanto, ha momenti che colpiscono, ed è coerente con se stesso. Il problema è che la coerenza teorica non compensa la debolezza narrativa. È un film che stai meglio a capire che a guardare, e nemmeno tanto a lungo. Se ami Dupieux — il suo caos, la sua velocità, il suo rifiuto delle convenzioni — qui ritroverai queste cose. Se cercavi un vero film di animazione, o anche solo una storia che regga davvero in piedi, probabilmente no. Il verdetto è sospeso fra l’apprezzamento per l’operazione consapevole e il disappunto per il risultato concreto: un’opera che vale più per quello che tenta che per quello che è.

Le Vertige è al cinema.

Pregi

  • L'idea centrale (umanità in simulazione e ricerca di bug) è divertente e concettualmente agile
  • Coerenza totale tra il tema (virtuale, economico, fai-da-te) e la scelta estetica rudimentale
  • Qualche momento di nonsense grottesco che funziona davvero

Difetti

  • La trama è esilissima: il tour cittadino non regge una intera durata, anche di 80 minuti
  • L'animazione PS1 intenzionale rischia di annoiare più che affascinare dopo i primi 15 minuti
  • Manca la cura: l'idea di catena di montaggio artistica è consapevole, ma il risultato narrativo soffre troppo
2.5 su 5

Verdetto

Un esperimento consapevole dei propri limiti, ma che dei limiti ne ha troppi. Vale per chi ama Dupieux nonostante tutto.