Jane Schoenbrun è una di quelle registe che due anni fa, con I Saw the TV Glow (2024), ha messo d’accordo critica e fan di nicchia: cinema strano, queer, costruito come un’allucinazione anni Novanta. Adesso torna con Teenage Sex and Death at Camp Miasma, film d’apertura della sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes 2026, e il titolo già fa capire dove vuole andare: un omaggio sgangherato e affettuoso agli slasher di trent’anni fa, ma con il filtro di chi quegli slasher li ha studiati e sezionati.
La premessa è la cosa più divertente del film. Kris (interpretata da Hannah Einbinder, che chi guarda Hacks su Sky conosce benissimo) è una regista queer trentenne, già nota per aver rifatto Psycho di Hitchcock in chiave contemporanea. Ora la chiamano per il reboot di un franchise slasher anni ‘90 ormai svuotato dopo otto sequel: Camp Miasma. Per riportarlo in vita, Kris vuole convincere Billy — l’attrice del primo, originale, capitolo — a tornare davanti alla macchina da presa. Billy è Gillian Anderson, l’agente Scully di X-Files, e il casting è perfetto: ha il volto che il cinema horror conosce a memoria, e una voce che sembra fatta apposta per dire frasi tipo “questo film non si dovrebbe fare”. Da lì in poi confine fra realtà e finzione si sgretola, il killer del film-nel-film (chiamato “Little Death”, che in francese — la petite mort — vuol dire orgasmo, perché Schoenbrun ama mettere queste cose) entra in scena, e iniziano a volare teste.
Quello che funziona davvero
La cosa più sorprendente è che Camp Miasma non è una parodia. Quando un film smonta un genere di solito lo prende un po’ in giro. Qui no: Schoenbrun ama davvero quegli slasher, e si vede. I titoli di testa ricostruiscono otto sequel inventati di Camp Miasma attraverso copertine VHS, articoli di giornale, posti su forum dei primi anni 2000 — è un piccolo capolavoro di feticismo estetico in cinque minuti. Se sei cresciuto a noleggi Blockbuster, ti viene una lacrima.
Poi c’è la coppia Einbinder + Anderson, che è il vero motivo per cui questo film vale il prezzo del biglietto (o l’abbonamento MUBI, vedi sotto). Einbinder ha il timing comico di una stand-up navigata e lo usa per costruire una Kris che è insieme nervosa, ambiziosa e sinceramente innamorata del cinema. Anderson invece gioca un personaggio che è quasi una Norma Desmond di Viale del tramonto — la diva di un film che nessuno guarda più, che torna senza sapere se sta tornando per davvero o se sta diventando lei il fantasma. Le scene fra le due, quasi sempre dialoghi senza musica, sono il cuore del film. Tutto il resto — il sangue, il killer, gli omaggi — ruota intorno a quelle conversazioni.
Sotto c’è anche un discorso più serio, ma il film non te lo sbatte in faccia. Schoenbrun si chiede cosa vediamo davvero quando guardiamo un corpo femminile spaventato in un horror: chi sta guardando, perché, cosa cerca. Lo fa con la leggerezza di chi una risposta non ce l’ha, e non vuole darcela. Non c’è la lezione di cinema, c’è la domanda lasciata aperta.
Quando il film inciampa
Sarò onesto: nel terzo atto il gioco di scatole cinesi — film dentro al film dentro al film — può perdere qualche spettatore. Schoenbrun rincorre troppe idee insieme e a un certo punto bisogna concentrarsi un attimo per non confondere il piano della finzione con quello della “realtà” (le virgolette sono d’obbligo). Non è un difetto disastroso, ma chi cerca un horror diretto, lineare, fatto solo per spaventare, probabilmente troverà qualche minuto in più del necessario.
E poi: se non hai mai visto Scream, Venerdì 13, Psycho, una buona metà delle citazioni ti passerà davanti senza dirti niente. Il film è pensato per chi quel cinema lo conosce, anche solo per sentito dire. Non è un problema da bocciatura, ma è giusto sapere a cosa si va incontro.
Dove vederlo
In Italia Teenage Sex and Death at Camp Miasma arriva direttamente su MUBI dal 16 maggio 2026, dopo il passaggio a Cannes. Niente sale, e in effetti è una scelta coerente: il film è perfetto per la visione un sabato sera sul divano, magari con un amico che ama lo stesso tipo di cinema strano. Se I Saw the TV Glow ti era piaciuto, qui ritrovi la stessa testa al lavoro, ma più rilassata, più giocosa, meno cupa.
Tirando le somme: fiondatevi se amate l’horror un po’ fuori dagli schemi, se Gillian Anderson è una di quelle attrici per cui prendete una qualunque cosa, se i film che giocano col cinema vi divertono invece di stancarvi. Lasciate perdere se cercate paura pura e basta — qui ce n’è, ma è solo una parte di quello che il film vuole essere.



