Vai al contenuto
"La vie d'une femme" — Recensione

Recensione

Cannes 2026

"La vie d'une femme" — Recensione

4.0 su 5
2026 1h 38m DrammaCommedia

Charline Bourgeois-Tacquet e Léa Drucker firmano un ritratto femminile di straordinaria intelligenza: una donna che rivendica il diritto di esistere secondo le proprie regole, con eleganza e ostinazione.

di Alessio Valtolina ·

Quando una regista francese di quarant’anni presenta il suo secondo lungometraggio all’apertura della sezione principale di Cannes 2026, e il film parla di una donna che rivendica ostinatamente il suo diritto a esistere con le proprie regole, non è un caso: Charline Bourgeois-Tacquet ha scritto e diretto una dichiarazione. Mica urlata, mica banale. Una dichiarazione che sussurra, che sceglie il minimalismo come forma di resistenza.

La vie d’une femme è un ritratto femminile costruito con grande intelligenza formale. Il film non procede in linea retta: è spezzato in capitoli, scandito come una successione di momenti che compongono un mosaico di una donna che, nel corso del tempo, ha imparato a rispettare l’identità che si è costruita addosso. Non è una trama convenzionale di crescita personale—è qualcosa di più complesso e ragionevole, dove l’età non è un limite ma un diritto.

Tutto, però, passa attraverso Léa Drucker. La sua presenza scenica è strepitosa, e chi conosce il suo lavoro precedente (da Catherine Breillat con L’Été dernier a Dominik Moll con Dossier 137) sa che questa attrice ha un talento raro: la capacità di comunicare profondità emotiva senza urlare, attraverso sguardi sfocati, scelte minime, una cortesia quasi imbarazzante. Qui Drucker si candida di nuovo per il premio di miglior interpretazione femminile, e il candidato ha tutto il senso—è il perno attorno a cui il film respira.

Ciò che rende questo film significativo, però, è il suo sguardo sulla messa in scena stessa. Bourgeois-Tacquet non sceglie il melodramma né l’ironia facile: sceglie il pudore. Il film è pieno di contrapposizioni quasi invisibili, di conflitti rimossi per eccesso di delicatezza, di corteggiamenti nemmeno sussurrati. È cinema che affida al silenzio il peso della narrazione. Una bellissima sequenza—quella della dichiarazione d’amore tra i due ragazzi—è già sfocata, già ricordo, già fantasma prima ancora che sia accaduta.

È il genere di minimalismo gentile che Cannes ama premiare quando è vero, quando non è una scusa per non scegliere. E qui è vero: il film ha una struttura narrativa che si muove come una successione di parentesi, di momenti—la campagna non come luogo ideale ma come pausa momentanea, come piccola fuga da una vita che continua altrove. Il tutto costruito con un’eleganza formale che non è fredda ma compassionevole.

Certo, questo è anche il genere di film che lascia indifferenti chi cerca adrenalina o risoluzioni nette. Il minimalismo di Bourgeois-Tacquet non è per tutti: chi entra in sala aspettandosi una storia dritta, un arco narrativo classico, una donna che vince e trionfa, troverà invece una donna che semplicemente persiste, che esiste dentro le sue scelte, che non ha bisogno di giustificarsi. Per molti spettatori, potrebbe essere non abbastanza. Per altri—e la scelta di Cannes suggerisce che qui c’è la critica internazionale d’élite—è esattamente il cinema che salva l’industria da sé stessa.

La decisione di far aprire il concorso con questo film è significativa: il Festival non sceglie un épée da battaglia hollywoodiana, non sceglie uno spettacolo. Sceglie una conversazione, una rivendicazione di diritto a vivere diversamente. E la sceglie come primo film della competizione, come messaggio. In questo, Charline Bourgeois-Tacquet e Léa Drucker hanno già vinto prima ancora che le giurie votino.

Pregi

  • La presenza scenica di Léa Drucker è strepitosa e merita riconoscimenti
  • Messa in scena raffinata e intelligente del personaggio femminile
  • Struttura narrativa spezzata in capitoli che scandisce il racconto con ritmo delicato
  • Diritto di autodeterminazione della protagonista trattato senza moralismi

Difetti

  • Minimalismo gentile e trattenuto potrebbe non trovare consenso di pubblico mainstream
4.0 su 5

Verdetto

Un film che afferma con calma il diritto di una donna a vivere secondo le proprie regole. Drucker illumina ogni fotogramma. Cannes ha fatto bene ad aprire il concorso con questo.