C’è un momento preciso nella memoria collettiva di chi è cresciuto negli anni Duemila quando il terrore e la magia si incrociano: quello scatto viscerale quando una bambina vestita di bianco e nero esce dalla televisione in The Ring, il remake di Verbinski del 2002. Quella bambina, Samara Morgan, era Daveigh Chase. Aveva otto anni.
Nella mattinata di oggi la notizia della sua morte, a soli 35 anni, ha lasciato un buco particolare nella conversazione sul cinema. Non è il tipo di morte che fanno notizia per violenza o scandalo: è quella che colpisce perché interrompe un filo che legava chi guarda ai dettagli della propria infanzia. Daveigh Chase era parte di quella cosa strana e potente che il cinema fa: restare nei nostri sogni quando siamo bambini, senza che poi sappiamo esattamente perché.
Da The Ring a Lilo & Stitch: due icone
The Ring l’ha consegnata alla storia del genere horror. Era il 2002, il film di Gore Verbinski stava per reinventare il terror-movie americano usando il mezzo stesso (la televisione, il video) come corpo della maledizione. Quella sequenza di Samara che esce dallo schermo è restata fissa, traumatica, perfetta nei suoi 47 secondi. Daveigh Chase aveva il volto esatto per quel ruolo: non era una bambina stucchevole, aveva qualcosa di inquietante già nella struttura del viso, negli occhi. Verbinski lo sapeva. Il pubblico se ne accorse subito.
Ma poi c’era un altro ruolo, altrettanto importante e completamente opposto. La stessa Daveigh Chase ha doppiato Lilo in Lilo & Stitch, il capolavoro Disney del 2002 (stesso anno, due mondi diversi). Una bambina hawaiana cattiva e distratta che adotta quello che crede sia un cagnolino, e invece è un alieno. Quella voce da bambina un po’ brontolona, oddly cute, è diventata permanente nella memoria di chi ha visto quel film in sala o in home video.
Due personaggi, lo stesso anno, agli estremi opposti dello spettro narrativo: l’orrore e la commedia dolce. È raro che un’attrice giovane riesca a marcare due icone così diverse così in fretta. Daveigh Chase ce l’ha fatta, probabilmente senza sapere che stava costruendo un’eredità che avrebbe resistito per più di due decenni.
Una carriera iniziata troppo presto
Quello che il cinema fa ai bambini attori è sempre stata questione delicata. Daveigh Chase è entrata nel sistema molto piccola, e ha subito toccato il vertice. Dopo The Ring sono arrivati altri ruoli: ha lavorato con registi importanti, è rimasta nel circuito, ha continuato a recitare e doppiare. Ma raramente il pubblico l’ha seguita al di là di quelle due cifre d’oro dell’infanzia.
È una cosa che accade: quando inizi troppo presto e troppo bene, quando diventi iconico prima di scegliere chi vuoi essere come attrice, il resto della carriera diventa sempre una sfida contro l’eco di quel momento.
Secondo le notizie diffuse dalla famiglia, Daveigh Chase è stata ricoverata nelle scorse settimane. La causa della morte non è stata resa pubblica. Quello che rimane è il film: Samara Morgan che cammina in quella stanza buia, l’acqua che goccia, il ragazzo che aspetta e sa che morirà tra sette giorni. E Lilo che urla “Meega give you a boot to the head” nel mezzo del Pacifico.
Di Daveigh Chase resterà questo: due momenti perfetti, due voci, due sguardi che hanno accompagnato l’adolescenza di generazioni. Non è poco. Non è abbastanza, ma non è poco.



