Se c’è un volto che ha definito un’intera generazione di spettatori, quello è sicuramente Anthony Head nei panni di Rupert Giles in Buffy l’ammazzavampiri. L’attore britannico è scomparso a 72 anni per complicazioni dovute a una polmonite, circondato dalla famiglia. Un addio che lascia un vuoto significativo nel panorama televisivo internazionale, perché Head non era soltanto il bibliotecario del liceo di Sunnydale: era la spina dorsale emotiva di una delle serie più importanti degli anni Novanta.
Nato a Londra il 20 febbraio 1954, Anthony Stewart Head ha costruito una carriera straordinaria lunga più di cinquanta anni. Prima di diventare il mentore e la figura paterna di Buffy Summers, aveva già accumulato esperienza considerevole nel teatro musicale: Godspell negli anni Settanta, Chess, Peter Pan, Rocky Horror Show Live. Ma è con Buffy che il suo nome è entrato nella storia della televisione.
Il ruolo che lo ha reso immortale
In Buffy l’ammazzavampiri, che andò in onda dal 1997 al 2003 e venne creata da Joss Whedon, Head interpretava Rupert Giles con una straordinaria profondità emotiva. Non era solo il bibliotecario incaricato di guidare la Cacciatrice: era la bussola morale della serie, il punto di ancoraggio quando tutto sembrava crollare. La dinamica tra Giles e Buffy (Sarah Michelle Gellar) rappresentava il cuore pulsante dello show, una relazione che andava oltre il mentorship per diventare qualcosa di paterno, di universalmente riconoscibile.
Head ha preso parte a cinque stagioni di Buffy, decidendo di uscire dalla serie durante la sesta stagione. Una scelta che sorprese molti, ma che rivelava qualcosa di profondo sul suo carattere: voleva passare più tempo con le sue figlie, Emily e Daisy. In un’industria dove il successo spesso richiede sacrifici familiari tremendi, lui ha scelto diversamente. E le figlie, nel comunicato diffuso in questi giorni, hanno sottolineato proprio questo aspetto: il privilegio di essere state le figlie di un uomo che, nonostante la fama internazionale, ha saputo dare priorità a quello che contava davvero.
Oltre Buffy: una carriera eclettica
Ma Anthony Head non era un one-hit wonder della televisione. La sua carriera si è estesa ben oltre Sunnydale. Ha recitato in Doctor Who, nella serie britannica Merlin, ha fatto apparizioni in Little Britain, ha avuto una parte ricorrente in Bridgerton quando la serie è diventata fenomeno globale. E più recentemente, il pubblico lo ha ritrovato in Ted Lasso, dove interpretava Rupert Mannion: una strana coincidenza che lo vedeva ancora una volta nei panni di un Rupert, ma in un contesto completamente diverso.
La sua ultima apparizione è stata nel 2024, nel film Upgraded per Amazon Prime. Un uomo che non ha mai smesso di lavorare, di cercare nuove sfide, di rimanere attivo e presente nel mondo dello spettacolo.
Un lascito che va oltre le battute
Ciò che rende la morte di Anthony Head particolarmente significativa è come il suo lavoro ha lasciato un segno indelebile su diverse generazioni di spettatori. Buffy l’ammazzavampiri non era semplicemente una serie sui vampiri: era un’opera di narrativa televisiva che affrontava tema della crescita, dell’amicizia, della responsabilità, del dolore. E Giles era il personaggio che ancrava tutto questo, che dava legittimità e profondità emotiva a una storia che avrebbe potuto essere semplice pulp.
Le sue figlie hanno scritto nel comunicato: “Sappiamo che mancherà a tutti: amici, colleghi e fan delle serie Tv a cui ha preso parte. Amava molto il suo lavoro e si è sempre considerato incredibilmente fortunato per aver potuto collaborare con tanti talenti eccezionali”.
È una frase che sintetizza una lezione importante: Head ha portato in ogni ruolo non arroganza, non la consapevolezza di essere una star, ma una profonda gratitudine per le opportunità ricevute. E questa attitudine si vedeva sullo schermo, in ogni sguardo, in ogni gesto di Giles.
Con la scomparsa di Anthony Head, il cast di Buffy perde un altro membro. Già lo scorso marzo era venuto a mancare Nicholas Brendon, che interpretava Xander Harris. Sono perdite che fanno sentire il peso del tempo e che ci ricordano come i nostri eroi televisivi, i volti che hanno accompagnato la nostra adolescenza e la nostra giovinezza, sono persone fragili e mortali come tutti noi.



