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Ben Affleck e Matt Damon nei guai: due poliziotti di Miami li denunciano per 'The Rip'

Due agenti della polizia di Miami-Dade fanno causa ad Affleck, Damon e la loro Artists Equity. Il motivo? Un thriller che avrebbe leso la loro reputazione.

di Baldo · · 5 min lettura ·
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Ben Affleck e Matt Damon nei guai: due poliziotti di Miami li denunciano per 'The Rip'

La collaborazione tra Ben Affleck e Matt Damon per il thriller poliziesco The Rip si trasforma in un vero incubo legale. Due agenti della contea di Miami-Dade, Jason Smith e Jonathan Santana, hanno intentato causa contro la società di produzione Artists Equity dei due attori, chiedendo risarcimenti per presunto danno alla reputazione. Una storia che mescola finzione cinematografica e realtà, con tutte le complicazioni che ne derivano.

Il film, i personaggi e il caso reale

Diretto da Joe Carnahan, The Rip è un thriller d’azione in cui Affleck e Damon interpretano due poliziotti che si trovano a gestire una situazione esplosiva: la scoperta di milioni di dollari in contanti nascosti in un deposito abbandonato. Il film è costruito attorno a una premessa classica del genere poliziesco corrotto: la fiducia all’interno di una squadra inizia a crollare quando il denaro entra in gioco, e ognuno comincia a domandarsi di chi potersi fidare veramente.

Il punto critico è che la trama si ispira a un evento reale accaduto nel giugno 2016, quando più di 21 milioni di dollari furono sequestrati in una vera operazione a Miami-Dade. Il film stesso riporta la didascalia “ispirato a eventi reali”, un elemento che Smith e Santana considerano fondamentale per collegare il loro caso specifico alla narrazione cinematografica.

Nel film, i personaggi interpretati da Affleck e Damon non sono semplici agenti: infrangono sistematicamente la legge. In una scena particolarmente controversa, il personaggio di Affleck arriva addirittura a eliminare un agente della DEA. È proprio questa caratterizzazione che ha scatenato la reazione legale dei due poliziotti.

Cosa sostiene la causa

Smith e Santana non vengono nominati esplicitamente nel film, ma gli avvocati sostengono che i dettagli sono troppo specifici per essere generici. L’uso della data esatta dell’indagine (29 giugno 2016), la location a Miami-Dade e la raffigurazione di una squadra di narcotici sarebbero elementi sufficienti a rendere identificabili gli agenti per chiunque conosca quella storia.

Secondo la loro tesi, il film e la relativa campagna pubblicitaria creano un’implicazione chiara di “cattiva condotta, scarso giudizio e comportamento non etico” in relazione a un’operazione reale. Non si tratta di fiction pura e semplice, ma di una rappresentazione che, pur senza i nomi, mette in cattiva luce specifici individui nella loro comunità professionale.

Gli avvocati della difesa hanno risposto dicendo che il mancato riferimento esplicito ai nomi degli agenti e l’assenza di una diretta implicazione di cattiva condotta da parte loro dovrebbero proteggere il film. Una posizione fragile, considerato come funziona la riconoscibilità di persone pubbliche nel contesto di storie ispirate a fatti reali.

Le richieste e la battaglia legale

Smith e Santana non stanno chiedendo solo soldi. Vogliono una ritrattazione pubblica e ufficiale, oltre all’aggiunta di un disclaimer esplicito al film che chiarisca l’assenza di identificazione personale. Inoltre, chiedono danni compensativi, danni punitivi e il rimborso delle spese legali. In altre parole, vogliono costringere Netflix e Artists Equity a riconoscere pubblicamente che il film non li rappresenta, e compensare il danno alla loro reputazione.

Per Affleck e Damon questa è una situazione particolarmente scomoda. Non è la prima volta che attori e produttori si trovano coinvolti in dispute legali riguardanti film ispirati a eventi reali, ma raramente le cause sono intentate da persone così direttamente coinvolte nella vicenda originale. La questione è delicata: quanto può essere aggressiva la fiction nel rappresentare eventi reali senza finire nei guai legali?

Una tendenza cinematografica problematica

Questo caso sollevà una questione più ampia sul genere dei film “ispirati a eventi reali”. Hollywood adora questa formula perché garantisce autenticità e buzz, ma al contempo crea una zona grigia in cui la realtà si mescola con la narrazione inventata, i nomi vengono cambiati ma i dettagli restano riconoscibili, e le persone coinvolte negli eventi originali si ritrovano a vedersi rappresentate (spesso in cattiva luce) senza averlo autorizzato.

Nel caso specifico di The Rip, il problema è amplificato dal fatto che i personaggi di Affleck e Damon non sono persone genericamente corrotte, ma agenti di polizia che commettono crimini specifici e identificabili. Se sei un vero agente coinvolto in quella operazione del 2016, la prospettiva di vederti rappresentato sullo schermo mentre viola sistematicamente la legge è certamente traumatica per la tua carriera e la tua reputazione professionale, indipendentemente da quanto il film dica di non riferirti direttamente.

Cosa succede adesso?

Il tribunale dovrà decidere se i dettagli del film sono sufficientemente specifici da costituire una rappresentazione non autorizzata di Smith e Santana, oppure se la finzione è sufficientemente distanziata dalla realtà per essere protetta dalla libertà di espressione. Non è un caso semplice: i precedenti legali su questo tema sono rari e le sentenze dipendono molto dal contesto e dalla giurisdizione.

Per Artists Equity, la società di produzione che Ben Affleck e Matt Damon hanno fondato per mantenere il controllo creativo dei loro progetti, potrebbe essere un colpo significativo. Se perdessero questa causa, le conseguenze potrebbero andare oltre il semplice risarcimento economico: potrebbe stabilire un precedente che complicherebbe la produzione di film ispirati a eventi reali.

L’ironia della situazione è che The Rip esce su Netflix, una piattaforma che raramente considera le conseguenze legali quando distribuisce contenuti acquisiti. Affleck e Damon, una volta scelto di utilizzare un caso reale e dettagliato come base per il loro thriller, avrebbero dovuto mettere in conto questa possibilità.

Il nostro parere

Smith e Santana hanno probabilmente ragione nel sostenere che le loro identità sono deducibili dal film. Quando utilizzi una data specifica, una location precisa e i dettagli di un’indagine reale, non puoi semplicemente cambiare i nomi e pretendere di aver creato finzione pura. Allo stesso tempo, è un caso che evidenzia come l’industria cinematografica debba essere più attenta nel gestire storie basate su fatti reali, soprattutto quando coinvolgono persone ancora vive e attive professionalmente.

Film come The Rip rappresentano il meglio e il peggio del cinema contemporaneo: da un lato, la voglia di raccontare storie vere e urgenti; dall’altro, l’indifferenza verso le conseguenze reali che quelle storie hanno per le persone coinvolte.