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Challengers — La sinfonia tesa di Luca Guadagnino

Recensione

Challengers — La sinfonia tesa di Luca Guadagnino

4.5 su 5
2024 2h 11m DrammaticoSportivo

Tennis, desiderio e potere in un triangolo che brucia. Guadagnino firma un film fisico, sensuale, ipnotico. Zendaya domina la scena.

di Alessio Valtolina ·

Una partita che è molto di più di una partita

Challengers è uno di quei film che ti restano addosso nel modo più strano: come una traccia musicale che continua a suonarti in testa giorni dopo. La storia è semplice — un triangolo amoroso tra tre tennisti — ma Luca Guadagnino la trasforma in un meccanismo a orologeria di tensione, desiderio e ambizione.

Tashi Duncan (Zendaya) era un prodigio del tennis prima che un infortunio la costringesse a riconvertirsi in coach. Il marito Art (Mike Faist) è un campione in declino. L’ex fidanzato Patrick (Josh O’Connor) sopravvive nel circuito minore. Quando Tashi iscrive Art a un torneo di basso livello, i tre si ritrovano faccia a faccia in una settimana che ricostruisce — attraverso flashback fitti — tredici anni di legami.

La regia di un autore in piena forma

Guadagnino lavora sui corpi come pochi altri sanno fare. Le inquadrature in slow motion, la macchina che diventa pallina da tennis, la camera ribaltata: ogni scelta visiva è pensata per spostare lo sguardo dal “chi vince” al “chi desidera cosa”. Il tennis qui non è uno sport, è una conversazione.

Colonna sonora che sostiene tutto

La musica di Trent Reznor e Atticus Ross è uno dei motori del film. Battiti elettronici, BPM in salita, ritmi che si sovrappongono al gioco. Non illustra l’azione: la dirige.

Tre interpretazioni in equilibrio perfetto

Zendaya domina senza recitare in modo dominante: la sua Tashi è composta, lucida, glaciale solo quando serve. Faist e O’Connor le costruiscono attorno due maschili complementari, fragili in modo diverso. Funzionano insieme perché funzionano l’uno con l’altra.

Quello che non funziona del tutto

Il film non è perfetto. Qualche dialogo è didascalico, soprattutto nei flashback più giovani. Il finale, volutamente aperto e quasi astratto, può lasciare frustrato chi cerca chiusura. Ma sono inezie in un quadro complessivo straordinariamente coerente.

Pregi

  • Regia ipnotica e ritmo serrato
  • Colonna sonora elettronica perfettamente integrata
  • Tre interpretazioni in totale equilibrio
  • Montaggio audace che rifiuta il classico flashback lineare

Difetti

  • Finale aperto che può dividere
  • Qualche dialogo troppo dichiarativo
4.5 su 5

Verdetto

Un film che gioca sul filo del rasoio tra erotismo, sport e ambizione. Guadagnino conferma di essere uno dei pochi autori capaci di rendere il desiderio una questione di regia, non di trama.

Trailer

Domande frequenti

Dove vedere Challengers in streaming?

Challengers è disponibile su Prime Video in Italia. Prima è passato in sala nell'aprile 2024.

Quanto dura Challengers?

Il film dura 131 minuti, distribuiti su una struttura non lineare con flashback continui.

Vale la pena vedere Challengers?

Sì, soprattutto se ami il cinema di Guadagnino o cerchi un dramma sportivo che parla d'altro. Le partite di tennis funzionano come metafora di rapporti di potere.