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"Confessions II – The Film" — Recensione

Recensione

"Confessions II – The Film" — Recensione

4.0 su 5
2026 14m Musica

Tredici minuti di puro pop art: Madonna ancora provocatoria a 66 anni. Un cortometraggio che funziona come staffetta simbolica tra il mito e chi lo racconterà. Cast stellare, ma il vero colpo è Julia Garner.

di Alessio Valtolina ·

Madonna a sessantasei anni non ha intenzione di sedersi, e lo dimostra con Confessions II – The Film, un cortometraggio di tredici minuti che arriva a sorpresa come anticipo del suo nuovo album e, soprattutto, come assaggio del biopic cinematografico su cui lavora da anni. Non è una celebrazione patinata della diva: è il gesto di un’artista che sceglie ancora la provocazione sulla nostalgia, la memoria sulla mitizzazione. Diretto da Emmanuel Adjei, il progetto è finanziato da Live Nation e arriva dopo decenni di progetti audiovisivi che Madonna ha sempre utilizzato come estensione diretta della sua ricerca artistica — dai video di Jean-Paul Gaultier a quelli di Guy Ritchie, passando per l’album MDNA e il documentario Madame X. Questo cortometraggio non sceglie il percorso nostalgico, bensì quello della sfida contemporanea.

Ciò che colpisce subito è il cast stellare — una parata di volti che attraversa musica, moda, cinema e sport in una costellazione di presenze che avrebbe potuto essere solo artificio celebrativo, ma che invece funziona come architettura simbolica. Sabrina Carpenter, la pop star enfant prodige che rappresenta la generazione successiva, Benedict Cumberbatch nel ruolo di una sorta di osservatore silenzioso, Kate Moss che incarna la bellezza del mito europeo, Gwendoline Christie con la sua presenza fisica massiccia, Richard E. Grant, Archie Madekwe, e persino Lourdes Leon (la figlia di Madonna, musicista a sua volta) sfilano sullo schermo in pochi minuti. Potrebbe essere un gesto di puro vanità — un elenco di nomi costruito per fare rumore sui social media e accumulare visualizzazioni. E invece, osservando più attentamente, ogni presenza funziona come tassello di un progetto narrativo più ampio, dove il cortometraggio diventa una caccia al tesoro visuale per chi segue Madonna da decenni. Non è zapping di celebrity svuotato di senso: è costruzione simbolica dove ogni attore, ogni cantante, ogni modello rappresenta una dimensione diversa della sua eredità e della sua influenza globale.

Il momento che il web ha subito elevato a evento — e che giustamente merita attenzione — è l’incontro tra Madonna e Julia Garner in una scena ipnotica all’interno di un rave psichedelico costruito come labirinto di luci strobo e distorsione. Julia Garner, attrice con un curriculum impressionante (Ozark, The Assistants, Venom: Let There Be Carnage), qui compare con i capelli biondo platino ossigenato, il rossetto acceso in tonalità rosso fuoco, gli occhi cerchiati di nero kohl: il richiamo all’estetica di Madonna negli anni Ottanta — quella di Like a Virgin, quella dei video di Borderline e Material Girl — è immediato e intenzionalmente esplicito. Uno scambio di sguardi che dura forse cinque secondi, una manciata di battute scambiate in una nebbia di fumo e luci artificiali. Eppure il gesto acquista una portata narrativa che va oltre il semplice cameo. È una staffetta simbolica — il passaggio del testimone dal mito vivente all’attrice chiamata a interpretarlo nel biopic futuro. Non è la prima volta che le due si incrociano (Garner era effettivamente tra il pubblico del Celebration Tour, il tour mondiale di Madonna nel 2023-2024), ma qui il contatto acquista una dimensione di intenzionalità artistica. È il momento cruciale in cui il progetto biografico inizia a prendere forma davanti agli occhi del pubblico, no longer a abstract promise ma un’ombra che prende corpo.

La struttura interna del cortometraggio è costruita come un susseguirsi di scene-simboli, ognuna contenente un livello di significato ulteriore. C’è una sequenza memorabile ambientata in un bagno pubblico affollato dove Madonna consegna una demo musicale, registrata su cassetta, a una figura anonima — il gesto richiama immediatamente la sua genesi nella New York underground dei primi anni Ottanta, i vicoli di Lower Manhattan, i locali come Danceteria dove la diva allora sconosciuta suonava da DJ e iniziava a creare i primi brani. La memoria tatile della cassetta — non un file mp3, non una nuvola digitale, ma il supporto fisico di quando la musica era ancora un oggetto — aggiunge una profondità narrativa al tema di “cosa significava creare allora, prima di Internet”. Altrove, la presenza di Odessa A’zion (attrice vista in The Fallout e in vari progetti indie) accende istantaneamente speculazioni nei forum di fan: potrebbe interpretare Debi Mazar, l’amica storica di Madonna dal tempo di Danceteria, colei che compare nel documentario In Bed with Madonna (1991) come testimone privilegiata della sua amicizia. Ogni singola scena, ogni volto nasconde un richiamo genealogico, un’eco della storia che Madonna ha vissuto e che ora vuole sia raccontata con la consapevolezza di chi ha 66 anni e guarda indietro senza nostalgia becera.

Ciò che rende il tutto significativamente più che un semplice video promozionale per un album o un biopic è il rifiuto consapevole della celebrazione agliata e patinata. Il cortometraggio non si ferma alla nostalgia retrò facile, alla celebrazione della diva intoccabile e immobile nel suo pantheon personale. Invece, lo sguardo del progetto è rivolto verso quel momento specifico di trasformazione e lotta: la donna giovane che non ancora era icona, la donna determinata a imporsi in una scena musicale dominata da uomini, la donna che doveva affermare il suo corpo, la sua sessualità, il suo diritto allo spazio nel centro dell’attenzione globale — tema che il biopic affronterà evidentemente in profondità drammatica. C’è consapevolezza critica nel montaggio, autocritica nella scelta di non celebrare soltanto ma di interrogare, desiderio di contestualizzare la propria leggenda in un quadro più ampio e complesso. Non è una celebrazione dell’icona astratta, ma un’investigazione del gesto radicale — e talvolta controverso — che ha portato al raggiungimento di quello status. È la differenza tra un video promozionale e un’opera d’arte totale.

La brevità rappresenta il limite più evidente del progetto. Tredici minuti bastano a lanciare segnali, a creare attesa, a dimostrare che Madonna ancora possiede la capacità di comandare l’attenzione globale e di riempire uno schermo con presenze significative. Ma tredici minuti non bastano a sviluppare una narrazione coesa e accessibile, a spiegare al pubblico non iniziato perché ogni simbolo, ogni volto, ogni ambientazione conta in relazione alla storia più grande. Chi non conosce in dettaglio la vita di Madonna, la scena musicale newyorkese dei Settanta-Ottanta, le figure che gravitavano attorno a Danceteria e al primo circolo della popstar potrebbe trovare il cortometraggio affascinante visualmente ma narrativamente opaco — una raccolta di scene ben composte, ben illuminate, dal montaggio sofisticato, ma senza una chiara connessione narrativa che leghi ogni elemento al successivo. È un difetto che tuttavia non nega il valore complessivo del gesto artistico e della provocazione.

Tirando le somme: Confessions II – The Film funziona come capitolo introduttivo di un disegno artistico più grande — non come opera autonoma e conclusa in se stessa, bensì come anticipazione, come grido dal palco di un’artista che dimostra di non aver finito di sorprendere e di provocare. Madonna ancora sa come provocare un dibattito, ancora sa come assemblare volti e sguardi in composizioni che il web non può ignorare, ancora sa come generare una conversazione che parte dal video e si allarga alle interpretazioni storiche, culturali, generazionali. E soprattutto, ancora sa come trasformare la propria vita e la propria memoria in un evento d’arte totale, dove ogni elemento ha peso e significato e intenzionalità. Il biopic promesso avrà molto su cui lavorare — non solo materiale biografico, ma anche una dichiarazione di poetica registica già in atto.

Disponibile su YouTube e sulle principali piattaforme streaming musicali dal 23 maggio 2024, il cortometraggio è il primo segnale concreto del biopic in sviluppo. Un gesto di circa quindici minuti che vale la visione.

Pregi

  • Madonna dimostra ancora una provocatoria energia dopo quarant'anni di carriera
  • Cast stellare (Sabrina Carpenter, Benedict Cumberbatch, Kate Moss, Julia Garner) in una parata di volti celebri
  • Struttura narrativa come 'caccia al tesoro' per i fan, ricca di richiami storici e simbolici
  • L'incontro tra Madonna e Julia Garner funziona come gesto artistico — una staffetta tra il mito e l'attrice che lo interpreterà nel biopic
  • Rifiuta la celebrazione patinata, mantenendo la via della provocazione e della memoria

Difetti

  • Durata brevissima (13 minuti) limita la profondità narrativa — funziona più come teaser che come opera compiuta
  • Alcuni passaggi simbolici (Odessa A'zion/Debi Mazar) rischiano di essere troppo cifrati per chi non conosce la storia di Madonna
4.0 su 5

Verdetto

Un gesto artistico concentrato che funziona: Madonna ancora provocatoria, il cast impressiona, e il biopic promesso inizia a prendere forma. Vale la visione.