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"Victorian Psycho" — Recensione

Recensione

"Victorian Psycho" — Recensione

2.5 su 5
2026 1h 30m HorrorThriller

Zachary Wigon trasforma il gotico britannico in una commedia grottesca con Maika Monroe in grande spolvero, ma l'assenza di una vera trama lo condanna a un pastiche stanco e poco divertente.

di Alessio Valtolina ·

Zachary Wigon ritorna alla regia quattro anni dopo Sanctuary con un progetto che assomiglia più a uno scherzo colto che a un vero film: Victorian Psycho è una commedia grandguignolesca costruita sui detriti del gotico britannico, una rilettura ironica di quella tradizione della governante misteriosa che Henry James consolidò con Il giro di vite e che il cinema ha ripetuto fino alla noia. Il presupposto è interessante. Virginia Feito, che ha adattato il proprio romanzo per lo schermo, si propone di scardinare i luoghi comuni del gotico attraverso il grottesco e l’assurdo, proponendo sempre una versione alternativa delle convenzioni del genere. Sulla carta, suona come una mossa intelligente in un’epoca dove l’horror sembra sempre più allergico al serioso.

Il film è ambientato nel 1858 in Gran Bretagna. Maika Monroe interpreta Winifred Notty, la nuova governante della grande casa Ensor, dove deve occuparsi dell’educazione di due rampolli: l’adolescente Drusilla e il piccolo Andrew. Dal primo momento è chiaro che Winifred non è una governante ordinaria — parla da sola, è ossessionata da cose macabre, e i suoi precedenti impieghi sembrano finiti in maniera enigmatica. Il film è narrato in prima persona dalla sua prospettiva distorta, il che permette a Wigon di confondere continuamente il lettore su ciò che è reale e ciò che è delirio.

Nei primi quarantacinque minuti, il film funziona. C’è un ritmo vivace, una progressione narrativa che mantiene lo spettatore in equilibrio tra l’attesa di rivelazioni horror e spiazzamenti comici. I dettagli sono macabri e sciocchi insieme: un daino beatamente addormentato viene ucciso con un masso per nulla; i disegni “artistici” di Drusilla sono caricature sessualmente compromettenti per una ragazza virginale. Monroe è in grande forma — spiritata, convincente, capace di passare dall’ingenuità al delirio con una sola occhiata. Il resto del cast risponde con abnegazione: Thomasin McKenzie è fredda e bilanciata come Drusilla, Jason Isaacs incarna la gravitas paterna con una rigidità comica, e i giovanissimi Jacobi Jupe ed Evie Templeton (rispettivamente da Hamnet di Chloé Zhao e Return to Silent Hill) trovano il loro spazio senza essere sopraffatti.

Ma ecco il problema: non c’è una vera trama sottesa a tutto questo. Tutto ciò che emerge nella scena di apertura — Winifred è pazza, ha un passato enigmatico, attira disgrazie — è sviluppato attraverso una serie di gag assurde e non sequitur, non attraverso una struttura narrativa che progredisca verso un climax. Wigon e Feito sembrano consapevoli di questa debolezza, perché colmano le lacune con massicce dosi di nonsense, come se la mancanza di una vera storia potesse essere compensata dalla bizzarria. Funziona, per un po’. Ma quando tutte le carte sono scoperte — quando hai capito che Winifred è semplicemente instabile e che il film non ha intenzione di spiegare davvero cosa sta succedendo — l’effetto comico si consuma rapidamente.

La parte migliore è concentrata nella prima metà. Una volta che il film ha lanciato tutte le sue frecce di humor gotico-grottesco, inizia a ripetersi. Le battute diventano prevedibili, le scene di follia domestica perdono il loro spiazzamento, e il tono generale degrada da “ironia intelligente” a “sono solo strani per il gusto di esserlo”. La struttura narrativa che dovrebbe dare coesione al tutto non c’è: il film funziona solo come una serie di sketch comedici infilati insieme senza una vera logica di sviluppo.

Non è un disastro totale. Monroe è memorabile, e ci sono momenti in cui l’ironia sul gotico britannico colpisce davvero — quando il film sfida le aspettative del genere piuttosto che semplicemente ignorarle. Ma per la maggior parte del tempo, Victorian Psycho sembra confondere l’ironia con lo svuotamento della trama, come se rinunciare a una storia coerente fosse di per sé un’affermazione artistica. È un pastiche che diverte a sprazzi ma che alla lunga si rivela pigro: non abbastanza horror per essere spaventoso, non abbastanza commedia per essere sempre divertente, e non abbastanza ambizioso intellettualmente per giustificare il suo disprezzo per la narrazione tradizionale.

Zachary Wigon ha realizzato un film che sa cosa vuole parodizzare ma non sa bene perché. Maika Monroe è il cuore pulsante di questa strana creatura, e merita molto di meglio di una sceneggiatura che la usa come veicolo per il nonsense. Resta il fatto che Victorian Psycho è al cinema dal 24 settembre 2026, e se sei curioso di vedere come un’attrice talentuosa riesce a trascinare un film fragile attraverso i suoi 90 minuti, almeno ha questo a favore. Ma avvertito: il divertimento è limitato e la frustrazione narrativa è reale.

Pregi

  • Maika Monroe domina la scena con una presenza scenica spiritata e convinta
  • Cast complessivamente capace: McKenzie, Isaacs e i giovani Jupe e Templeton rispondono alle sollecitazioni del testo
  • Prima parte ritmica e ricca di trovate comiche divertenti che spiazzano le aspettative del genere

Difetti

  • La trama è troppo esile per reggere 90 minuti: la storia si regge su nonsense e gags invece che su una struttura narrativa solida
  • Le trovate migliori sono concentrate nella prima parte; il film si consuma rapidamente e diventa ripetitivo
  • L'ironia sul gotico funziona a tratti ma non abbastanza per giustificare il tono generale
2.5 su 5

Verdetto

Un pastiche divertente solo per sprazzi, che confonde l'ironia con lo svuotamento della trama. Maika Monroe merita di meglio.