È uno di quegli eventi che fa scendere dalla poltrona anche lo spettatore più pigro. Kill Bill: The Whole Bloody Affair arriva finalmente nelle sale italiane dal 28 maggio al 3 giugno, distribuito da Plaion Pictures e Midnight Factory, nella forma che Quentin Tarantino ha sempre rivendicato come la sola vera: un film unico, non due volumi spezzati.
Per capire cosa significa, bisogna tornare indietro. Nel dicembre 2025, Lionsgate ha riportato il film nei cinema americani — addirittura in 70mm e 35mm — e Tarantino ha accompagnato l’annuncio con la sua consueta poesia da cultore della pellicola fisica. Il cinema rimane per lui materia di luce, grana, bobine e rumore di pubblico davanti a qualcosa che accade lì, adesso, insieme.
Uno, non due
Questa versione unifica Kill Bill: Volume 1 e Kill Bill: Volume 2 in un unico flusso narrativo. Spariscono il finale sospeso del primo e il riepilogo d’apertura del secondo. La storia procede come una sola, lunga cavalcata di vendetta. E di maternità ferita.
La divisione originale in due parti aveva creato due esperienze molto diverse. Il primo volume era un’esplosione di cinema asiatico, pop visionario, coreografie sanguinose. Il secondo sembrava rallentare, aprendo spazio ai dialoghi, ai western polverosi, alla malinconia. Visti insieme, i due movimenti recuperano la loro natura di romanzo cinematografico vero: capitoli, digressioni, improvvise accelerazioni.
Tarantino aveva mostrato questa versione a Cannes nel 2006, fuori concorso. Nel 2011 l’aveva ripresentata al New Beverly Cinema di Los Angeles, la sala che poi avrebbe comprato e trasformato in uno dei suoi templi personali di cinefilia. Per anni è rimasta una creatura custodita, evocata dai fan, raccontata da chi era riuscito a vederla, inseguita da chi ne conosceva solo le differenze attraverso resoconti e frammenti. Ogni generazione cinefila ha i propri miraggi. Per i tarantiniani, questo era uno dei più succosi.
Le novità che aspettavamo
Tra le differenze più attese: una sequenza animata inedita di circa sette minuti e mezzo. L’anime dedicato all’infanzia di O-Ren Ishii è già uno dei vertici del primo volume: violento, feroce, elegantissimo. In questa versione compare materiale mai visto, legato a una O-Ren tredicenne e al suo scontro con l’uomo che ha ucciso suo padre. Tarantino ama i personaggi prima che entrino in scena e continua a immaginarli dopo che escono dall’inquadratura. Il suo cinema è popolato da figure che portano dietro un passato troppo grande per restare fuori campo.
Altra curiosità fisica: lo scontro con i Crazy 88 viene mostrato interamente a colori. Nella versione americana originale del Volume 1, la lunga carneficina alla Casa delle Foglie Blu passava al bianco e nero, anche per evitare una classificazione più dura. In alcuni mercati — Giappone, Hong Kong — quella sequenza era già circolata più sanguinosa. Rivederla oggi a colori significa restituirle il suo carattere di balletto macabro vero, una coreografia che gioca sulla ripetizione e porta la violenza fino all’assurdo.
Kill Bill nasce da un’immagine concepita da Tarantino e Uma Thurman durante le prove, trasformata poi in saga. Vederla finale, come è stata pensata, è un’occasione che non capita tutti i giorni.



