È arrivato il momento: dopo tanta curiosità arriva nelle sale di tutto il mondo il nuovo film di Emerald Fennell. Ma avete notato una cosa particolare nel titolo? Perché secondo me… no. Il film che uscirà al cinema il 12 febbraio si chiama “Cime Tempestose” (“Wuthering Heights”) e le virgolette fanno assolutamente parte del titolo. Per qualunque lettore, il film che verrà proiettato sembrerà molto lontano dal libro. Questo perché Emerald Fennell prende alcuni personaggi, la struttura e la location dal testo di Emily Brontë, per poi mettere delle virgolette e andare per la sua strada.
“Wuthering Heights”, fin dalle prime immagini, decide di rispettare le premesse della regista: creare un racconto intenso, provocatorio e incentrato su passione e sesso. Lo fa con una scena d’apertura in cui tutti i temi del film — da quelli sociali a quelli più intimi — emergono accompagnati da immagini spettacolari e una colonna sonora intensa e martellante. Visivamente è un film impeccabile: i set, i costumi, il trucco e il modo in cui Fennell muove la camera tra nebbia e sfarzo sono di altissimo livello. C’è una grande abilità nel creare immagini di forte impatto, e il merito va soprattutto alla fotografia di Linus Sandgren. Se però a questo punto della recensione credete di aver capito che tipo di film sia, forse vi sbagliate.
Quando passione diventa tortura
Narrativamente procede lentamente: sbaglia qualcosina a livello di ritmo, ma costruisce molto bene le dinamiche che esploderanno nel terzo atto. Più il film va avanti, infatti, più la passione divampa — trasformandosi però in tortura. Amore e odio finiscono per convivere, fino quasi a diventare la stessa cosa. Jacob Elordi e Margot Robbie si calano bene nei loro personaggi, creando dinamiche coinvolgenti e momenti passionali efficaci. Fennell è brava a sfruttarli senza esagerare: c’è desiderio, c’è sensualità, ma anche un rispetto per il contesto storico. Il sesso è esplicito, ma non gratuito — e soprattutto non eccessivamente grafico.
È una pellicola che lavora sui sensi e sulle emozioni più che sulla pura narrazione. Questo però le fa perdere per strada qualche concetto e alcuni passaggi. Inoltre, un paio di personaggi risultano un po’ sacrificati, quasi ridotti a pedine funzionali alla storia più che figure davvero tridimensionali.
Difetti ce ne sono — ma i pregi pesano molto di più. Io sono pronto a difendere questo film contro chiunque. È un’esperienza visivamente potente, infestante e provocatoria, accompagnata da una colonna sonora incredibile: esattamente ciò che speravo di vedere. “Wuthering Heights” è al cinema dal 12 febbraio.



