Michele Placido compie ottant’anni oggi, 19 maggio. Non è solo un numero, è il traguardo di una carriera che ha davvero attraversato mezzo secolo di storia del nostro cinema, sempre stando dalla parte giusta: quella di chi sa raccontare storie con intensità, quella di chi sceglie personaggi complessi e paesaggi urbani come elementi narrativi fondamentali.
Nasce ad Ascoli Satriano, provincia di Foggia, nel 1946. Studia all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico e debutta negli anni Settanta, subito con i grandi: Francesco Rosi, Marco Risi, Mario Monicelli. Non è uno che arriva per caso nel cinema. E il suo volto intenso, quella presenza scenica magnetica che lo caratterizza, diventa subito una firma riconoscibile.
La consacrazione televisiva arriva con La Piovra, dove il commissario Corrado Cattani lo trasforma in un simbolo della lotta alla mafia. Non è solo una serie, è un fenomeno culturale che lo porta oltre i confini italiani. Ma Placido non è il tipo che si ferma a una cosa sola.
L’attore che sceglie i grandi
Come interprete, la filmografia di Placido legge come un manuale di cinema italiano: Tre fratelli di Rosi, Mery per sempre di Risi, Romanzo Popolare di Monicelli. Ruoli drammatici, complessi, che richiedono un attore che non si accontenti della superficie. Lui non si accontenta mai. La capacità di dare profondità ai personaggi lo rende un riferimento per generazioni di spettatori e di colleghi.
Ma se come attore Placido è stato sempre presente nei film importanti, come regista è diventato una leggenda con una sola opera: Romanzo Criminale. È il 2005, il film è tratto dal romanzo di Giancarlo De Cataldo e racconta la Banda della Magliana, quella che ha insanguinato Roma negli anni Settanta e Ottanta. È un film dove Roma non è solo sfondo, è un vero protagonista.
Roma, il set invisibile che diventa il cuore della storia
Romanzo Criminale fa delle ambientazioni uno degli elementi più importanti della narrazione. I quartieri periferici, il Raccordo Anulare, le piazze della Capitale, gli uffici pubblici: tutto diventa parte integrante della vicenda. Non è solo realismo, è la scelta consapevole di un regista che sa che la città stessa racconta una storia, che Roma è un personaggio complesso e contraddittorio come i criminali che la infestano.
Il film diventa subito un cult del cinema italiano contemporaneo. Riporta in voga il genere crime, conquista critica e pubblico, e rilancia l’idea che il cinema italiano potesse ancora dire cose importanti su come gli uomini e le donne si muovono nella propria città, dentro strutture di potere illegale e legale che si intrecciano.
Dopo Romanzo Criminale, Placido continua a dirigere con lo stesso rigore: Vallanzasca – Gli angeli del male, Le confessioni, L’ombra di Caravaggio. Sono film che affrontano temi civili e morali con una densità narrativa rara nel panorama contemporaneo. Non fa film leggeri, non fa film che divertono senza dire niente. Ogni opera è un tentativo di comprensione del male, della responsabilità, della storia italiana che non possiamo evitare di raccontare.
Il teatro non è stato dimenticato
Accanto a tutto questo, Placido non ha mai mollato il teatro. Lo considera una parte fondamentale della sua formazione, quella palestra dove un attore impara il mestiere davvero, dove non ci sono effetti speciali che ti salvano, solo il tuo corpo e la tua voce e la tua verità dentro un personaggio.
I numeri della sua carriera sono impressionanti: 5 David di Donatello, 4 Nastri d’Argento, l’Orso d’Argento al Festival di Berlino. Sono premi che raccontano il rispetto dell’industria, l’affetto del pubblico, il riconoscimento internazionale.
Un maestro che non invecchia
A ottant’anni, Michele Placido rimane una figura autorevole e amata del nostro panorama artistico. Non è uno che fa tardi, che regala camei, che si riposa sugli allori. La sua carriera è ancora attiva, ancora ricerca, ancora in grado di sorprendere. È un maestro che ha insegnato al cinema italiano come raccontare la complessità urbana, come non scappare dalle responsabilità morali di chi racconta storie.
Romanzo Criminale compie vent’anni quest’anno, e rimane una delle opere più importanti della regia italiana degli ultimi due decenni. Non è invecchiato. E nemmeno Michele Placido.



