Amber Fares è una documentarista canadese-libanese che il cinema politico conosce per “Speed Sisters” del 2015 sulla squadra di rally femminile palestinese. “Coexistence, My Ass!” è il suo nuovo film, ed è stato premiato a Torino 43 con il Premio Speciale Documentari.
Il film. Noam Shuster-Eliassi è una comica israeliana cresciuta nel villaggio israelo-palestinese di Neve Shalom-Wahat al-Salam — l’unico villaggio dove ebrei e arabi hanno scelto di vivere insieme. Da anni Shuster-Eliassi gira il mondo con uno spettacolo di stand-up comedy in inglese, ebraico e arabo che racconta la storia israelo-palestinese attraverso l’umorismo nero. Fares la segue per tre anni — prima del 7 ottobre 2023, durante, dopo — e costruisce un documentario che è insieme ritratto e saggio.
Stand-up come dispositivo politico
Tagliamo corto: la cosa più interessante è il dispositivo. Fares non fa un documentario tradizionale sulla guerra. Usa la comica Shuster-Eliassi come prisma attraverso cui guardare il conflitto. È una scelta audace: la comicità sui temi del conflitto israelo-palestinese è quasi sempre interpretata male — o come negazione del dolore, o come provocazione fine a se stessa. Fares riesce a mostrare che l’umorismo di Shuster-Eliassi è invece una forma di pensiero politico complesso.
Ricorda — e dico con cautela perché il paragone è importante — il Marlon Riggs di “Tongues Untied” (1989). Stesso uso del corpo dell’artista come scena politica, stessa capacità di trasformare la performance in argomentazione.
Shuster-Eliassi è straordinaria
Noam Shuster-Eliassi è una scoperta. Comica trentenne che ha studiato a Brandeis e ha lavorato con il programma sulla pace di Harvard, ma anche figlia di un quartiere ai confini di Gerusalemme, parla quattro lingue, ha un’intelligenza politica e un timing comico raro. Quando, in uno spettacolo del febbraio 2024, ammette al pubblico israeliano “ho perso amici a Gaza e ho perso amici qui da noi, ma sapete cosa? Lo so che vi piace dirvi che voi non avete amici a Gaza”, il pubblico si divide a metà — alcuni ridono, alcuni si alzano e vanno via. Fares filma questo momento per quattro minuti senza tagliare.
L’unico difetto è qualche passaggio un po’ didascalico nei segmenti documentari più tradizionali (interviste, mappe, contesti). Fares avrebbe potuto fidarsi ancora di più del materiale comico.
Premio Speciale Documentari al 43° Torino Film Festival. Distribuzione: in trattativa con MUBI e con Sky Documentari per la primavera 2026.



