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"Ailleurs la nuit" — Recensione

Recensione

Torino 2025

"Ailleurs la nuit" — Recensione

4.0 su 5

Marianne Métivier debutta al lungometraggio e vince il Premio per la Miglior Sceneggiatura a Torino 43. Cinema canadese-francese di rara intelligenza.

di Alessio Valtolina ·

Marianne Métivier è una regista e sceneggiatrice quebecchese di trent’anni che il cinema canadese aspettava. Dopo qualche corto pluripremiato, “Ailleurs la nuit” (titolo italiano provvisorio “Altrove la notte”) è il suo debutto al lungometraggio. Premio per la Miglior Sceneggiatura al 43° Torino Film Festival.

La storia. Léa (Marie-Hélène Bellavance) è una bibliotecaria di trent’anni che vive a Montréal. Una notte, mentre cammina sola lungo il fiume San Lorenzo, vede un uomo cadere in acqua e si tuffa per salvarlo. L’uomo (Patrick Hivon) si rivela essere un compositore di musica contemporanea di cinquant’anni che stava tentando il suicidio. Léa lo accompagna a casa, ma quella notte non torna nella propria. Il film racconta le 48 ore successive: due estranei costretti a una intimità improvvisa, due solitudini che non sanno se sopportarsi o consolarsi.

Una sceneggiatura come orologio

Tagliamo corto: la cosa che il film racchiude di più memorabile è la sceneggiatura. Marianne Métivier scrive con una precisione che pochi sceneggiatori contemporanei possiedono. Ogni battuta ha un peso, ogni silenzio ha una durata calibrata. Ricorda — e dico con cautela — il Patrice Chéreau di “Intimité” (2001). Stessa attenzione al dettaglio quotidiano, stessa capacità di trasformare la conversazione minima in cinema.

Marie-Hélène Bellavance è una scoperta assoluta. Trent’anni, formazione teatrale, qui costruisce una donna che ricorda — e dico con cautela perché il paragone è importante — la Sandrine Bonnaire di “Vagabond” di Varda. Stessa solitudine ostinata, stessa capacità di reggere il primo piano senza compiacimento.

Cinema quebecchese contemporaneo

C’è una tradizione del cinema quebecchese che parte da Denys Arcand e arriva fino a Xavier Dolan. Métivier non è ancora una di questi nomi, ma ha la voce per diventarlo. La fotografia di Christine Pace lavora con luci basse, palette di blu e gialli notturni di Montréal, una città filmata come solo i registi che l’amano sanno fare.

L’unico difetto è il ritmo. I 117 minuti chiedono pazienza assoluta, e per chi non conosce la sensibilità quebecchese (un misto di melodramma francese e pudore canadese) può risultare lenti senza motivo. Ma chi ha pazienza viene ripagato.

Premio Miglior Sceneggiatura al 43° Torino Film Festival. Distribuzione italiana: in trattativa con BIM, probabile uscita autunno 2026.

Pregi

  • Sceneggiatura impeccabile, Métivier scrive come una veterana
  • Marie-Hélène Bellavance, attrice quebecchese, è una scoperta
  • Cinema canadese che dialoga con la propria tradizione

Difetti

  • Ritmo lentissimo, non per tutti
  • Conoscenza minima del Quebec aiuta
4.0 su 5

Verdetto

Esordio sorprendente, sceneggiatura premio meritato. Quattro stelle.