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"Fucktoys" — Recensione

Recensione

Torino 2025

"Fucktoys" — Recensione

4.0 su 5

Annapurna Sriram debutta con un dramma queer ambientato a Los Angeles. Sadie Scott vince il premio per la miglior interpretazione a Torino 43. Cinema indipendente americano vero.

di Alessio Valtolina ·

Annapurna Sriram è una regista americana di origine indiana che il cinema indipendente conosce per qualche corto. “Fucktoys” è il suo lungometraggio d’esordio, ed è stato premiato a Torino 43 con il premio per la miglior interpretazione femminile a Sadie Scott.

La storia. AP (Scott) è una giovane donna queer di 25 anni che vive a Los Angeles. Lavora in un sex shop di West Hollywood — uno di quei negozi nei quartieri queer dove vendono giocattoli, abiti, accessori. Convive con tre amici trans/non-binary. Il film racconta una settimana della sua vita: il lavoro, le relazioni intermittenti, la madre tossicodipendente che riemerge dopo anni, la difficoltà di mantenere se stessa.

Sadie Scott è il film

Tagliamo corto: il merito principale del film è Sadie Scott. L’attrice — esordiente, ventiquattro anni, capelli rasati a zero — costruisce un’AP che ricorda — e dico con cautela perché il paragone è importante — la Patti Smith ragazza degli anni ‘70. Stessa rabbia gentile, stessa intelligenza tagliente, stessa capacità di reggere il primo piano senza una nota falsa. Quando AP, in una scena centrale, parla con la madre dopo anni di silenzio, Scott trova il punto esatto fra il perdono e l’incazzatura, e ci sta dentro per dodici minuti senza una smorfia.

Il premio Torino è dei più meritati. Scott batte concorrenza forte (Maria Wróbel nel polacco “Que ma volonté soit faite”, anche lei premiata).

Cinema queer americano

C’è una tradizione del cinema queer americano indipendente che parte da Gus Van Sant (“My Own Private Idaho”) e arriva fino al Sean Baker di “Tangerine”. “Fucktoys” si inserisce in questa famiglia con una sensibilità contemporanea. Sriram filma il quartiere queer di Los Angeles con un’attenzione che evita ogni voyeurismo: niente turismo identitario, niente pretese antropologiche. Solo la quotidianità di un gruppo di persone che si vogliono bene.

La fotografia di Adam Newport-Berra (lo stesso del “The Sweet East” di Sean Price Williams) lavora con luce naturale californiana, palette pastello, niente sottolineature drammatiche.

L’unico difetto è la sceneggiatura. Sriram scrive con un co-autore (Jordan Strafer) e in alcuni passaggi il copione procede a singhiozzo: alcune scene perfettamente costruite, altre transizioni che sembrano spezzate. Manca anche una scena davvero memorabile — quella che il film prometteva ma non concede.

Premio Miglior Interpretazione Femminile al 43° Torino Film Festival. Distribuzione italiana: difficile, probabile passaggio in festival queer (Lovers Film Festival Torino, Da Sodoma a Hollywood).

Pregi

  • Sadie Scott in una performance fenomenale, premio meritato
  • Sriram dirige il suo debutto con sicurezza notevole
  • Cinema queer americano fatto bene

Difetti

  • Tono abrasivo costante
  • Sceneggiatura un po' a singhiozzo
4.0 su 5

Verdetto

Buon debutto americano. Sadie Scott è la rivelazione. Quattro stelle.