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"Full Phil" — Recensione

Recensione

"Full Phil" — Recensione

3.0 su 5
2026 1h 18m Commedia

Dupieux torna con il suo assurdo grottesco: padre e figlia a Parigi, montagne di cibo, una creatura mostruosa sullo schermo. Divertente ma superficiale.

di Alessio Valtolina ·

Quentin Dupieux ha trasformato il surreale in firma personale: ogni anno arriva ai festival con un’opera brevissima, strana, che fa ridacchiare la sala e scompare dalla memoria una settimana dopo. Full Phil non è un’eccezione — è una prova quasi accademica di come il regista parigino riesce a orchestrare il caos. Stavolta il tema centrale è il rapporto padre-figlia: Woody Harrelson è Philip Doom, un ricco industriale americano vedovo che si è occupato solo della figlia, mentre Kristen Stewart interpreta Madeleine, che non gli parla quasi e ha scelto una strategia comunicativa molto particolare: mangiare letteralmente tutto il menù disponibile nella loro suite di lusso a Parigi. Un piano che suona come una protesta passiva-aggressiva mascherata da apatia.

Da qui il titolo: Full Phil. Non solo perché la pancia del padre si gonfia osservando la figlia divorare cibo, ma perché racchiude una doppia lettura in inglese — fulfill, compiere il dovere paterno. Dupieux ama questi giochi di parole sottili, cose che funzionano solo se le colti, e se non le colti il film va avanti comunque con la leggerezza di chi sa che il pubblico delle Séances de minuit di Cannes è disposto a lasciarsi trasportare.

La struttura narrativa è quella di sempre: situazione assurda, personaggi che reagiscono con aplomb a paradossi logici, aggiunta di elementi esterni che complicano ulteriormente il tutto. In questo caso spunta un’addetta dell’hotel, brillantemente intuita come una sorta di controllante sistemica ossessionata dall’ordine patriarcale e dai protocolli di lusso. Mentre il padre e la figlia si barricano nella loro suite in guerra fredda, entra in scena questa terza figura che aggiunge frizione e disgusto. Il film dentro il film — uno strano b-movie degli anni Cinquanta che Madeleine guarda mentre mangia — raffigura una creatura acquatica molto simile al Mostro della Laguna Nera che decapita vittime urlanti. È l’artificio meta di Dupieux: il grottesco sullo schermo dentro lo schermo come specchio del grottesco reale della stanza d’hotel.

Harrelson se la cava bene con il ruolo di padre silenzioso e crescente di pancia che non capisce davvero cosa sta succedendo. Stewart, invece, è il puro disinteresse corporeo — mangia, mangia, non parla. C’è qualcosa di potente in quella scena, nascosto sotto il velo dell’assurdo. Se Dupieux avesse scavato più a fondo, avrebbe potuto trasformare il grottesco in rivelazione psicologica. Invece opta per il gioco puro: la mentalità del divertissement. È una scelta legittima, ma anche la ragione per cui il film non lascia traccia.

Gli omaggi al cinema sparse qua e là — i Monty Python con il signor Creosoto che esplode dopo una mentina, l’horror d’epoca, il linguaggio dei b-movie — dimostrano che Dupieux conosce bene il linguaggio dell’industria. Gioca con i codici, li piega, li contorce. Il cinema per lui è una cassetta degli attrezzi da cui estrarre bullette surreali da spargere nel plot. Il risultato è: sì, è divertente, ma è anche una brezza che passa senza toccare davvero nulla.

La durata di 78 minuti è perfetta per questa filosofia: entra, scuote, esce. Non c’è spazio per pensieri profondi. Ma è anche vero che il film potrebbe tranquillamente stare in 55 minuti senza perdere nulla. C’è un momento intorno ai tre quarti in cui il nonsense inizia a ripetersi, e la struttura narrativa che inizialmente sembra genius della contraddizione rivela di essere, alla fine, un semplice loop. Mangia, aspetta, reagisci. Ripeti.

Dupieux sa bene quello che sta facendo: sa di essere l’intrattenitore ufficiale dei festival, sa che il suo nome sulla programmazione attira cinefili curiosi, sa che l’assurdo europeo è sempre una scommessa vinta con il pubblico internazionale. Full Phil è in effetti una prova di forza di questa dinamica. Non è un capolavoro mancato — è un’opera consapevolmente leggera, costruita con mestiere, che sa esattamente quale effetto vuole avere. Quello che non sa fare è andare oltre l’effetto, trasformarlo in significato duraturo.

Tirandosi le somme: se cerchi una serata strana al cinema, qualcosa di diverso da quello che vedi normalmente, e sei disposto a ridere di situazioni grottesche senza chiedere una risoluzione emotiva, Full Phil fa al caso tuo. Se invece cerchi un film che ti resti dentro, che elabori qualcosa di vero sul rapporto padre-figlia attraverso il filtro surreale, allora troverai qui solo la superficie graffiata. Dupieux è un artista del divertissement puro, non del cinema che trasforma la vita. In sala dal 16 maggio 2026.

Pregi

  • Lo sguardo surreale di Dupieux rimane fresco e disincantato
  • Woody Harrelson e Kristen Stewart incarnano con disinvoltura il caos relazionale
  • Gli omaggi al cinema (Mostro della Laguna Nera, Monty Python) arricchiscono il nonsense

Difetti

  • Non riesce a uscire dal puro intrattenimento leggero
  • La riflessione sul rapporto padre-figlia rimane di superficie
  • Il grottesco finisce per annoiare dopo i primi 40 minuti
3.0 su 5

Verdetto

Un passatempo piacevole ma effimero. Dupieux sa come divertire il festival, non sempre commuovere lo spettatore.