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"Left-Handed Girl (La mia famiglia a Taipei)" — Recensione

Recensione

Roma 2025

"Left-Handed Girl (La mia famiglia a Taipei)" — Recensione

4.5 su 5

Shih-Ching Tsou vince il miglior film alla 20ª Festa di Roma con una storia familiare taiwanese che ricorda il Hou Hsiao-Hsien ma con voce contemporanea. Bellissimo.

di Alessio Valtolina ·

Shih-Ching Tsou è un nome che il cinema d’autore conosce da anni, ma di profilo. Collaboratrice storica di Sean Baker (“The Florida Project”, “Tangerine”), Tsou ha co-scritto e co-prodotto alcuni dei migliori film americani indie del decennio. “Left-Handed Girl” (titolo italiano “La mia famiglia a Taipei”) è il suo debutto da regista solista, ed è risultato il miglior film della 20ª Festa del Cinema di Roma. Il sottoscritto è uscito convinto che Tsou debba ormai essere considerata una voce autonoma, non più appendice di Baker.

La storia. I-Jing (Janel Tsai), bambina di otto anni, è mancina. Vive a Taipei con la madre Shu-Fen (Janet Tsai) e la sorella adolescente Yi-Ann (Shih-Yuan Ma) in un piccolo appartamento sopra il mercato notturno dove la madre lavora come venditrice ambulante. La nonna paterna — figura tradizionale — ha sempre detto a I-Jing che essere mancini porta sfortuna, è “il segno del diavolo”. Il film racconta un anno della vita di queste tre donne mentre la bambina cerca di accettare la propria diversità e la madre cerca di tenere insieme una famiglia che il padre assente ha abbandonato.

Cinema taiwanese contemporaneo

Tagliamo corto: la cosa straordinaria qui è il dialogo con la tradizione taiwanese. Hou Hsiao-Hsien (“Caffè Lumière”, “Millennium Mambo”) è il riferimento ovvio, e Tsou lo conosce. Ma non lo imita. Hou filmava il melodramma familiare con una distanza quasi documentaristica; Tsou ci entra dentro con una sensibilità più diretta, più “americana” se vogliamo. È il risultato dei dieci anni passati a co-scrivere con Sean Baker — un’attenzione ai dettagli quotidiani che il cinema d’autore taiwanese classico tendeva a evitare.

Le tre protagoniste sono straordinarie. Janet Tsai (la madre) costruisce una donna esausta ma mai sconfitta, con la stessa dignità popolare delle protagoniste di Maurice Pialat (“À nos amours”). Shih-Yuan Ma (la sorella adolescente) è perfetta nel suo ruolo di mezza-adulta arrabbiata. Janel Tsai (la bambina mancina) è una rivelazione: otto anni, occhi grandi, capacità di reggere il primo piano per minuti interi senza un movimento di troppo.

La mancinità come metafora

Il titolo dice tutto. “Left-Handed Girl” non è solo la descrizione fisica della bambina — è la metafora del cinema di Tsou. Cinema mancino, fatto da una donna che ha lavorato per anni in un’industria che premia altre prospettive. Cinema che si scrive con la mano sbagliata. Quando I-Jing, in una sequenza fondamentale, decide di scrivere con la destra “per fare contenta la nonna” e si rompe la matita, capisci che il film sta parlando di tante cose insieme. Della Taiwan tradizionale che pretende conformità. Del cinema indipendente che deve scegliere se conformarsi o no. Della maternità che ti chiede di rinunciare alle proprie diversità per proteggere i figli.

La fotografia di Vincent C. Chang lavora con i neon del mercato notturno di Taipei — una palette di rosa, blu, verdi, gialli — che ricorda il Wong Kar-Wai di “Fallen Angels” ma senza la frenesia hongkonghese. È Taipei contemporanea, e Tsou la filma con un affetto che non scivola mai nel sentimentalismo.

L’unico difetto è il ritmo del primo atto. Il film richiede pazienza nei primi 25 minuti per orientarsi nella geografia della famiglia. Da lì in poi, ingrana e non smette più. Per chi cerca cinema asiatico contemporaneo fatto bene, fiondatevi. La distribuzione italiana è confermata da MUBI per la primavera 2026.

Miglior film della 20ª Festa del Cinema di Roma. Premio della giuria presieduta da Paola Cortellesi.

Pregi

  • Tsou, collaboratrice storica di Sean Baker, costruisce un cinema suo
  • Le tre attrici protagoniste tengono il film con una verità rara
  • Cinema taiwanese che dialoga con la propria tradizione senza imitarla

Difetti

  • Alcuni passaggi familiari richiedono attenzione
  • Ritmo che cresce, ma il primo atto chiede pazienza
4.5 su 5

Verdetto

Miglior film della Festa pienamente meritato. Tsou conferma il talento di chi ha scritto con Sean Baker. Quattro stelle e mezzo.