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"Good Boy" — Recensione

Recensione

Roma 2025

"Good Boy" — Recensione

3.5 su 5

Anson Boon vince il Premio Vittorio Gassman per il miglior attore alla 20ª Festa di Roma. Un dramma britannico sulla rabbia adolescente, cattivo e necessario.

di Alessio Valtolina ·

Eva Husson è una regista francese che il cinema d’autore conosce dal Cannes 2022 (“Mothering Sunday”). “Good Boy” è il suo passaggio al cinema britannico, e ha lanciato definitivamente Anson Boon — giovane attore di Leeds visto in “1917” e nella serie “Pistol” di Danny Boyle — che ha vinto il Premio Vittorio Gassman per il miglior attore alla 20ª Festa di Roma.

La storia. Tom (Boon) ha diciotto anni, vive in una piccola città industriale del nord dell’Inghilterra, ha appena finito la scuola e non ha alcuna prospettiva di lavoro. Il padre (Anthony Welsh) è alcolizzato, la madre se ne è andata anni fa. Tom passa le giornate al pub, con gli amici, in una rabbia sotterranea che non sa dove dirigere. Una sera, dopo una rissa di troppo, Tom si trova al centro di un evento traumatico che cambia la sua vita.

Boon è la sorpresa

Tagliamo corto: il merito principale del film è Anson Boon. L’attore — classe 2000, alto, magro, occhi gelidi — costruisce un Tom che ricorda — e dico con cautela — il Cillian Murphy di “On the Edge” del 2001. Stessa rabbia controllata, stessa capacità di passare dal sorriso alla violenza in un battito. Quando Tom, in una scena chiave, picchia il padre dopo un’ennesima litigata, Boon trova quella zona dove il ragazzo è insieme vittima e carnefice, e ci sta dentro senza una nota falsa.

Husson tra Loach e Lynne Ramsay

C’è una tradizione del cinema britannico sulla rabbia di classe che parte da Ken Loach (“Kes” del 1969) e arriva fino a Lynne Ramsay (“Morvern Callar”). “Good Boy” si inserisce in questa famiglia con una sensibilità contemporanea. Husson — sguardo francese su una realtà britannica — riesce a evitare i cliché del “miserabilismo sociale” e a fare cinema che racconta senza giudicare. La fotografia di Mathieu Vadepied lavora con luci basse, palette grigi-marroni del nord Inghilterra, niente cartolinismo.

L’unico difetto è la sceneggiatura. Co-scritta da Husson con Sophie Goupil, la sceneggiatura nel terzo atto diventa un po’ programmatica: il film vuole dire qualcosa sull’austerità britannica e sulla rabbia generazionale e si fa schiacciare dal suo stesso messaggio. Avrebbe funzionato meglio una conclusione più ambigua.

Premio Vittorio Gassman per il miglior attore alla 20ª Festa di Roma. Distribuzione italiana: Movies Inspired, primavera 2026.

Pregi

  • Anson Boon rivelazione, performance che ricorda il primo Cillian Murphy
  • Direzione di Eva Husson asciutta e politica
  • Cinema britannico che dialoga con Ken Loach

Difetti

  • Sceneggiatura un po' programmatica nel terzo atto
  • Qualche dialogo da telecast TV
3.5 su 5

Verdetto

Boon è la vera ragione per vederlo. Tre stelle e mezzo abbondanti.