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"Wild Nights, Tamed Beasts" — Recensione

Recensione

Roma 2025

"Wild Nights, Tamed Beasts" — Recensione

4.0 su 5

Wang Tong vince il Premio per la migliore regia alla 20ª Festa di Roma con un dramma cinese sulla sessualità e l'animale interiore. Coraggioso e visivamente straordinario.

di Alessio Valtolina ·

Wang Tong è un regista cinese classe 1980 che il cinema d’autore stava aspettando. “Wild Nights, Tamed Beasts” — letteralmente “Notti selvagge, bestie ammansite” — è il suo terzo lungometraggio, e ha vinto il Premio per la migliore regia alla 20ª Festa di Roma.

La storia. Hui (Tang Wei, attrice di “Lust, Caution” di Ang Lee) è una zoologa di trent’anni che lavora in un parco naturale del sud-ovest della Cina. Studia il comportamento sessuale dei panda in cattività. Una sera, durante una conferenza accademica, incontra un uomo (Liu Wei) che la fa innamorare. La loro relazione diventa il dispositivo attraverso cui il film esplora il tema della sessualità come “animale interiore” che la società cinese contemporanea continua a domare.

Wang Tong tra Wong Kar-Wai e Lou Ye

Tagliamo corto: la cosa che colpisce di più è la regia. Wang Tong filma il sesso e il desiderio con un’eleganza che ricorda Wong Kar-Wai (“In the Mood for Love”), ma con una sensibilità più “continentale”, forse più vicina a Lou Ye (“Spring Fever”). Niente espliciti, niente compiacimenti voyeuristici. Tutto è raccontato attraverso sguardi, dettagli, pelle che si tocca senza essere mostrata interamente.

La fotografia di Jiang Yian è probabilmente la cosa più memorabile esteticamente. Il parco naturale, le foreste subtropicali della provincia dello Yunnan, le notti illuminate da neon urbani: tutto è filmato con una saturazione cromatica che il cinema cinese contemporaneo non aveva ancora osato. Bazin parlava di paesaggio come stato d’animo: Jiang Yian lo costruisce.

Tang Wei — attrice già internazionalmente nota — è perfetta. La sua Hui non è una “donna in cerca di se stessa” — il film evita questo cliché — è una scienziata che osserva il proprio comportamento con la stessa freddezza con cui osserva i panda. È un personaggio coraggioso, e Tang Wei lo abita senza compiacimento.

Cinema cinese che osa

Il film è interessante anche politicamente. Wang Tong sta filmando temi (la sessualità femminile, il desiderio non riproduttivo, l’animalità del corpo) che il cinema cinese contemporaneo affronta raramente. Lo fa con un dispositivo metaforico — i panda, gli zoologi, le foreste — che gli permette di parlare senza dover scontrarsi direttamente con la censura. È una strategia che ricorda — e dico con cautela — il Apichatpong Weerasethakul di “Uncle Boonmee”. Cinema che parla per immagini.

L’unico difetto sono i tempi. I 138 minuti chiedono pazienza assoluta, e qualche metafora visiva (i panda in gabbia, le sequenze oniriche con animali selvatici) è un po’ insistita. Avrei tagliato venti minuti.

Premio Miglior Regia alla 20ª Festa di Roma. Distribuzione italiana: MUBI ha acquistato i diritti, disponibile in piattaforma da febbraio 2026.

Pregi

  • Wang Tong dirige con un'eleganza che ricorda il Wong Kar-Wai
  • Fotografia di Jiang Yian spettacolare
  • Tema coraggioso, raro nel cinema cinese contemporaneo

Difetti

  • Tempi lunghi che richiedono pazienza
  • Alcune metafore visive un po' insistite
4.0 su 5

Verdetto

Cinema cinese che osa. Premio regia ben dato. Quattro stelle convinto.