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"Tienimi presente" — Recensione

Recensione

Roma 2025

"Tienimi presente" — Recensione

4.0 su 5

Alberto Palmiero esordisce alla regia con un dramma sulla malattia neurodegenerativa che vince il premio Opera Prima. Cinema italiano fragile e tenero, che evita ogni retorica.

di Alessio Valtolina ·

Alberto Palmiero è uno sceneggiatore italiano che il pubblico conosce poco anche se ha scritto molto (ha collaborato con Ginevra Elkann a “Magari”, per dire). “Tienimi presente” è il suo passaggio alla regia, e gli vale il Premio Opera Prima alla 20ª Festa di Roma — il riconoscimento più importante per i debuttanti.

La storia. Daniele (Alessandro Borghi) ha quarant’anni, vive a Roma, fa l’architetto. Sta progettando una scuola elementare per un quartiere periferico quando i sintomi diventano impossibili da ignorare: tremori, difficoltà a parlare, perdita di memoria. La diagnosi arriva. Sclerosi laterale amiotrofica, SLA. Da quel momento il film racconta i due anni in cui Daniele cerca di tenere insieme la propria vita — il lavoro, la moglie (Anna Foglietta), la figlia di sei anni — mentre il proprio corpo lo abbandona pezzo per pezzo.

Borghi senza intensità

Tagliamo corto: il merito principale del film è quello di Palmiero che ha chiesto ad Alessandro Borghi di NON essere Borghi. L’attore italiano — che il cinema italiano usa spesso come “intensità garantita” (vedi “Suburra”, “Il primo re”) — qui viene tenuto in modalità sottrazione. Daniele non è un eroe. Non urla, non si ribella, non fa monologhi sulla malattia. Borghi costruisce un uomo che sta cercando di restare quello che era anche quando il corpo glielo impedisce. Ricorda — e dico con cautela — il Jean-Dominique Bauby di “Lo scafandro e la farfalla” di Julian Schnabel (2007). Stessa dignità, stesso pudore.

Anna Foglietta — attrice italiana sottostimata — qui è perfetta nel ruolo della moglie. Niente lacrime di mestiere, niente scene-madri. Solo la quotidianità del prendersi cura.

Cinema italiano senza retorica

C’è una tradizione del cinema italiano sulla malattia che troppo spesso scivola nel retorico. “Tienimi presente” la evita con discrezione. Palmiero non spiega mai la SLA, non fa scene didascaliche con il dottore, non costruisce momenti di catarsi forzata. La fotografia di Daria D’Antonio (sì, la stessa di “La Grazia” di Sorrentino, lei in forma in tutto il 2025) lavora con luce naturale, palette grigi romani, niente sottolineature drammatiche.

C’è una scena, intorno al minuto settantacinque, in cui Daniele cerca di disegnare un progetto e si rende conto che la mano non gli risponde più come prima. Borghi guarda la mano per due minuti. Poi posa la matita. Poi guarda di nuovo la mano. È cinema fatto con un attore e una matita, e funziona.

L’unico difetto è qualche scelta narrativa un po’ prevedibile nel terzo atto. Palmiero arrotonda dove avrebbe potuto osare di più. Ma è un debutto, e i debutti meritano indulgenza quando sono fatti con questa cura.

Premio Opera Prima Poste Italiane alla 20ª Festa di Roma. Distribuzione italiana: Vision Distribution, gennaio 2026.

Pregi

  • Alessandro Borghi in una performance asciutta, lontano dalle sue solite intensità
  • Palmiero scrive da sceneggiatore di lungo corso (vedi 'Magari' e altri)
  • Mai retorico né patetico nonostante il soggetto difficile

Difetti

  • Qualche scelta narrativa prevedibile
  • Lentezza programmatica nel secondo atto
4.0 su 5

Verdetto

Buon esordio, cinema italiano fatto con discrezione. Quattro stelle, Palmiero da seguire.