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"Berlino e la dama con l'ermellino" — Recensione

Recensione

"Berlino e la dama con l'ermellino" — Recensione

3.0 su 5
2026 DrammaCrime

Lo spin-off de La casa di carta dedicato a Berlino arriva su Netflix con ambizioni da prequel, ma rischia di vivere sempre all'ombra del fenomeno originale.

di Alessio Valtolina ·

Quando un franchise del calibro di La casa di carta va così forte al box office mondiale da entrare nella cultura pop, è logico che Netflix voglia spremere ancora qualcosa da quel pozzo. Ed ecco che arriva “Berlino e la dama con l’ermellino”, spin-off dedicato al personaggio interpretato da Pedro Alonso, colui che ha rappresentato il genio criminale puro e il fascino peccaminoso della serie originale. Il sottoscritto deve ammettere che la idea di tornare agli albori della leggenda di Berlino, scoprire come sia diventato il carismatico matematico che tutti ricordiamo, ha un suo appeal innegabile. La domanda però è: Netflix sa come raccontare questo tipo di storia senza cadere nella trappola del prequel nostalgico?

Tocchiamo il punto fondamentale subito. Pedro Alonso è straordinario nel ruolo, non c’è discussione. L’attore spagnolo ha il controllo totale della scena ogni volta che appare, e il modo in cui riesce a trasmettere eleganza, pericolo e una sottile fragilità psicologica rimane impeccabile. Quando lo vediamo operare nei saloni sofisticati dell’Europa degli anni ‘80, when Berlino non era ancora il terrorista sofisticato che conosciamo ma un uomo in cerca di sé stesso, c’è un magnetismo che funziona. Il problema è tutto intorno a lui. Insomma, la struttura narrativa di uno spin-off che racconta le origini di un personaggio già morto nella timeline principale crea un paradosso di suspense terrificante: sappiamo come finirà, sappiamo cosa diventerà, quindi ogni colpo di scena perde peso narrativo. È come leggere un’introduzione al finale di un libro che hai già completato.

La dama con l’ermellino del titolo introduce un’elemento romantico che avrebbe dovuto essere il fulcro emozionale della serie, ma qui tocchiamo l’elemento più delicato. La chimica tra Berlino e questa figura femminile esiste sulla carta, ma l’esecuzione televisiva rimane talvolta fredda, quasi accademica. I primi episodi soffrono di un ritmo che va a singhiozzo: scene di puro set-up narrativo si alternano a momenti di vera brillantezza, creando un’esperienza poco omogenea per chi spera di trovare quella velocità adrenalinica che contraddistingueva La casa di carta. Tagliamo corto: quando la serie decide di essere veramente il racconto dei crimini giovanili di Berlino, delle sue operazioni, degli insegnamenti che lo hanno plasmato, allora funziona. Quando scivola in digressioni romantiche costruite male, perde colpi.

Per il resto, devo riconoscere che l’ambientazione europea degli anni ‘80 e ‘90 è curata con una raffinatezza visiva che ricorda il tono più sofisticato di La casa di carta agli inizi. Il design di produzione è fenomenale, i costumi raccontano una storia dentro la storia, e c’è un’attenzione al dettaglio che non puoi ignorare. Ma l’atmosfera non basta quando la trama ti lascia indifferente. Netflix aveva l’opportunità di fare qualcosa di davvero innovativo: raccontare un crimine internazionale su larga scala, creare una mitologia che anticipasse i futuri successi del personaggio. Invece, troppo spesso ci troviamo di fronte a puri filler narrativi che servono solo a “giustificare” la presenza della serie nel catalogo.

L’unico difetto fatale

Non è nemmeno il fatto che Berlino muoia nella serie originale, come dicevamo. È il fatto che la seria non riesce a costruire una ragione narrativa convincente per esistere se non il semplice affetto nostalgia verso il personaggio. Se ami Berlino e sei disposto a seguirlo attraverso qualsiasi avventura, bene, allora fiondatevi. Ma se sei un telespettatore casuale che si aspetta uno spin-off autonomo con propria identità? Brutto brutto? No, non è terribile, non è una disastro televisivo. È semplicemente… sufficiente. È una serie che esiste perché il personaggio ha una fanbase, non perché la storia aveva bisogno di essere raccontata. Insomma, “Berlino e la dama con l’ermellino” vive sempre all’ombra del fenomeno originale, e quella ombra è troppo lunga per ignorarla.

Il verdetto finale è: guardala solo se sei veramente legato all’universo de La casa di carta. Per gli altri, ci sono tante alternative nel catalogo Netflix che meritano il vostro tempo più di questo spin-off elegante ma narrativamente pigro.

Pregi

  • Pedro Alonso tornasissimo nei panni di Berlino
  • L'atmosfera elegante e sofisticata dell'Europa anni '80
  • Interessanti sviluppi sulla genesi del personaggio

Difetti

  • Dipendenza narrativa dall'universo di La casa di carta
  • Ritmo irregolare nei primi episodi
  • Difficile generare suspense quando conosci già il destino del protagonista
3.0 su 5

Verdetto

Berlino merita la ribalta solo se ami il personaggio. Per chi non è fedele della saga originale, la proposta rimane marginale.