Michela Cescon è un’attrice e regista italiana che il cinema d’autore conosce per “Occhi azzurri” (2019). “Gli occhi degli altri” è il suo terzo lungometraggio, e ha vinto il Premio Monica Vitti come miglior attrice grazie alla performance di Jasmine Trinca.
La storia. Elena (Trinca) è una donna di 45 anni, divorziata da poco, madre di un ragazzino dodicenne autistico ad alto funzionamento. Lavora come oculista in un ospedale di Milano. Una sera in un bar conosce un uomo (Stefano Accorsi) che le chiede di uscire. Per la prima volta da molti anni, Elena dice di sì. Ma frequentare qualcuno significa anche lasciare il figlio con la babysitter, e il figlio non lo prende bene. Il film è il tentativo di Elena di tenere insieme il proprio diritto a vivere e quello del figlio a essere accudito.
Trinca in forma assoluta
Tagliamo corto: la cosa migliore del film è Jasmine Trinca. L’attrice romana — che il pubblico conosce da “La meglio gioventù” del 2003 e “Romanzo criminale” — qui costruisce una donna divisa che ricorda — e dico con cautela — la Charlotte Rampling di “Sotto la sabbia” di François Ozon. Stessa capacità di mostrare due emozioni contraddittorie nello stesso volto.
Il Premio Monica Vitti è meritatissimo. Trinca tiene l’inquadratura senza sforzo, abita il personaggio senza recitarlo. Quando Elena, in una sequenza centrale, dice al figlio “ho bisogno di una sera per me, una sera sola al mese” e il bambino le risponde “io non ho mai una sera per me”, Trinca lascia che la battuta del bambino le entri dentro senza enfasi.
Cescon che cresce
Michela Cescon ha imparato negli anni a dosare i toni. Il film potrebbe essere stato un melodramma sulla maternità solitaria — c’erano tutti gli ingredienti — e invece è un dramma psicologico controllato che evita ogni retorica. Cescon dirige con una sobrietà che ricorda la migliore tradizione del cinema italiano degli anni ‘80 (Mazzacurati, Soldini). La fotografia di Mario Masini lavora con luci basse, palette milanese fredda, niente sottolineature drammatiche.
L’unico difetto è qualche scelta narrativa un po’ costruita nel terzo atto. Alcune scene familiari sembrano scritte più per “dimostrare” la posizione del film che per esistere autonomamente. Ma sono note piccole dentro un’opera adulta.
Premio Monica Vitti (Miglior Attrice) alla 20ª Festa di Roma. Distribuzione italiana: Lucky Red, dicembre 2025.



