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"The Secret Agent" — Recensione

Recensione

Cannes 2025

"The Secret Agent" — Recensione

4.5 su 5

Kleber Mendonça Filho vince il Premio per la Miglior Regia a Cannes 78 con un thriller storico ambientato nel Brasile della dittatura. Wagner Moura miglior attore. Cinema brasiliano al massimo.

di Alessio Valtolina ·

Kleber Mendonça Filho è uno dei registi che il cinema d’autore latinoamericano contemporaneo ha consacrato. Dopo “Aquarius” del 2016 e “Bacurau” del 2019, il brasiliano torna a Cannes con “The Secret Agent” — titolo italiano provvisorio “L’agente segreto” — e vince il Premio per la Miglior Regia. Wagner Moura, protagonista, porta a casa il Premio per il Miglior Attore. Per il cinema brasiliano è stata la migliore Cannes di sempre.

La storia. Recife, Brasile, 1977. Marcelo (Moura), insegnante universitario di sociologia, riceve una lettera anonima che lo avverte: la polizia politica della dittatura ha aperto un dossier su di lui per le sue connessioni con il movimento studentesco di sinistra. Marcelo decide di lasciare Recife e tornare al suo paese natale per nascondersi nella casa del padre. Ma il padre è morto. La casa è vuota. Marcelo si ritrova in una piccola città del nord-est brasiliano dove ogni persona potrebbe essere un informatore.

Moura come non l’abbiamo mai visto

Tagliamo corto: la cosa che il film racchiude di più memorabile è Wagner Moura. L’attore brasiliano che il pubblico mondiale conosce per la serie “Narcos” (dove interpreta Pablo Escobar) — qui rifiuta ogni virtuosismo recitativo. Il suo Marcelo è un uomo gentile, un intellettuale, un padre, un sopravvissuto. Niente monologhi, niente lacrime di mestiere. Moura tiene il personaggio con una sobrietà che ricorda — e dico con cautela — il Marcello Mastroianni di “Le notti bianche” di Visconti. Stessa malinconia controllata.

Il Premio Cannes per il Miglior Attore è uno dei più meritati degli ultimi anni. Moura batte concorrenza forte (Anthony Hopkins in un film di Cannes Première, Joaquin Phoenix in “Eddington” di Ari Aster, lo stesso Mads Mikkelsen in un altro thriller). Vince con la sottrazione, non con il virtuosismo.

Mendonça Filho dirige come pochi

C’è una tradizione del cinema brasiliano sulla dittatura militare 1964-1985 che parte da Cinema Novo (“Macunaíma” di Joaquim Pedro de Andrade, 1969) e arriva fino al Walter Salles di “I Am Still Here” del 2024 (Oscar miglior film straniero a marzo 2025). “The Secret Agent” si inserisce in questa famiglia con una voce sua. Mendonça Filho rifiuta il dispositivo del “film d’inchiesta”: il film non spiega mai la dittatura, la fa sentire attraverso il quotidiano. Quando Marcelo entra in un bar e tutti lo guardano in silenzio per troppo tempo, il film dice tutto quello che vuole dire sulla paura quotidiana.

La fotografia di Pedro Sotero lavora con i colori saturi del Brasile anni ‘70, ma con un’aria continuamente sospetta. Ogni inquadratura è bella ma anche oppressiva.

L’unico difetto sono i 165 minuti. Mendonça Filho avrebbe potuto tagliare venti minuti senza perdere niente. Ma è un film che chiede pazienza, e premia chi la concede.

Premio Miglior Regia + Miglior Attore al 78° Festival di Cannes. Distribuzione italiana: Movies Inspired, dicembre 2025.

Pregi

  • Wagner Moura, attore brasiliano di livello mondiale, Premio Cannes meritato
  • Mendonça Filho dirige come pochi al mondo, doppia stilizzazione
  • Cinema politico brasiliano che non grida ma scava

Difetti

  • Tempo di esecuzione lungo (165 min), richiede pazienza
  • Conoscenza minima della storia brasiliana 1970-80 aiuta
4.5 su 5

Verdetto

Mendonça Filho è uno dei migliori registi viventi. Capolavoro del cinema politico.