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"Young Mothers" — Recensione

Recensione

Cannes 2025

"Young Mothers" — Recensione

4.0 su 5

I fratelli Dardenne vincono il Premio per la Miglior Sceneggiatura a Cannes 78 con un dramma sulle ragazze madri in un centro di accoglienza belga. Cinema sociale al massimo.

di Alessio Valtolina ·

I fratelli Dardenne — Jean-Pierre e Luc, settantenni belgi, due Palme d’Oro vinte (“Rosetta” 1999, “L’enfant” 2005) e cinque film in concorso a Cannes — sono ormai un’istituzione del cinema d’autore europeo. “Young Mothers” è il loro venticinquesimo lungometraggio, e a Cannes 78 si sono portati a casa il Premio per la Miglior Sceneggiatura. Il sottoscritto è uscito dalla proiezione convinto che, dopo quarant’anni di carriera, i Dardenne riescano ancora a sorprendere.

La storia. Un centro di accoglienza per giovani madri a Liegi, Belgio. Quattro ragazze — tutte tra i 16 e i 19 anni, tutte incinte o con un neonato — vivono insieme sotto la supervisione di assistenti sociali. Sabine (Elsa Houben, esordiente) ha 17 anni e ha già un bambino di sette mesi. Naïma (Babette Verbeek) ha 16 anni ed è al settimo mese di una gravidanza che vuole portare a termine. Jessica (Lucie Laruelle) ha 19 anni e sta cercando di riprendersi il bambino che le era stato tolto dai servizi sociali. Perrine (Janaina Halloy Fokan) ha 18 anni e sta decidendo se dare il bambino in adozione.

I Dardenne dirigono come sempre, ma il copione è il top

Tagliamo corto: la cosa straordinaria qui è la sceneggiatura. I Dardenne hanno costruito un’opera che intreccia quattro storie senza mai privilegiarne una. Ogni ragazza ha il proprio arco, le proprie crisi, le proprie risoluzioni. Eppure il film non sembra mai didattico né corale forzato. Ogni scena ha un peso preciso, ogni dialogo ha un sottotesto. Il Premio per la Miglior Sceneggiatura a Cannes è dei più meritati.

Elsa Houben, Babette Verbeek, Lucie Laruelle e Janaina Halloy Fokan sono tutte esordienti. I Dardenne le hanno trovate nei quartieri popolari di Liegi e le hanno scelte non per esperienza ma per presenza. Tutte tengono il film senza una nota falsa. È esattamente l’approccio dei Dardenne dal “Rosetta” del ‘99 — non cercano attori, cercano persone.

Cinema sociale di tradizione

C’è una tradizione del cinema sociale belga che è praticamente sinonimo di Dardenne. Tutti i registi sociali europei contemporanei — Andrea Arnold, Jacques Audiard, Stephane Brizé — devono qualcosa ai fratelli di Liegi. “Young Mothers” non sta inventando niente, sta affinando un linguaggio che i due hanno costruito in mezzo secolo di lavoro. La fotografia di Benoît Dervaux (regolare collaboratore) lavora con luce naturale, palette grigi belgi, niente sottolineature drammatiche.

L’unico difetto, paradossalmente, è la riconoscibilità. I Dardenne sono ormai così riconoscibili da rischiare l’autoreferenzialità. Per chi non aveva mai visto un film loro, “Young Mothers” è una scoperta. Per chi li segue da “Rosetta”, è un’altra perla in una collana già lunga.

Premio Miglior Sceneggiatura al 78° Festival di Cannes. Distribuzione italiana: Lucky Red, settembre 2025.

Pregi

  • I Dardenne fanno cinema da quarant'anni e non hanno perso nulla
  • Quattro giovani attrici esordienti, tutte impeccabili
  • Sceneggiatura come un orologio svizzero

Difetti

  • Stile Dardenne ormai riconoscibile, niente di nuovo formalmente
  • Tono cupo costante
4.0 su 5

Verdetto

Dardenne in forma. Premio sceneggiatura meritato. Quattro stelle abbondanti.