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"Odissea" — Recensione

Recensione

"Odissea" — Recensione

3.5 su 5
2026 2h 52m AvventuraAzioneFantasy

Nolan torna con un'epopea girata interamente in IMAX. Un kolossal ambizioso con un cast stellare, ma la strategia di segretezza totale lascia più dubbi che certezze.

di Alessio Valtolina ·

Christopher Nolan sceglie una strada controcorrente: invece di bombardarvi di spoiler come fa Hollywood, vi mostra praticamente nulla. E francamente, non so se sia genialità pura o azzardo calcolato.

Pensiamo al contesto. Viviamo in un’epoca dove i trailer anticipano colpi di scena, svelano i plot twist, riducono intere trame a novanta secondi di adrenalina. È fastidioso, vero. Nolan lo sa, e decide di fare l’opposto: non raccontare niente. Solo immagini epiche, solo nomi del cast, solo la promessa che sarà grande. La strategia è elegante sulla carta: preservare il senso della scoperta, tornare alla magia del cinema come esperienza totale, proteggere lo spettatore dalla solita sindrome del “l’ho già visto tutto nel trailer”. È una filosofia che ha senso. Ma è anche una scommessa rischiosa su fiducia e reputazione.

Odissea è un adattamento del poema omerico di Omero — una scelta narrativa che non potrebbe essere più ambiziosa. Parliamo di uno dei pilastri della letteratura occidentale, una storia di viaggio, nostalgia, vendetta e ricerca d’identità che ha ispirato millenni di narrativa. Portarla sullo schermo in forma epica, con un budget stellare e le nuove tecnologie cinematografiche, è il tipo di progetto che solo un regista della caratura di Nolan potrebbe permettersi di tentare. Il cast è vertiginosamente ricco: Matt Damon nei panni di Ulisse, il guerriero strappato dalla guerra e costretto al lungo viaggio verso casa; Tom Holland come Telemaco, il figlio che cresce senza padre e deve imparare a governare; Anne Hathaway come Penelope, la moglie fedele assediata dai pretendenti; Robert Pattinson come Antinoo, il principale antagonista fra i Proci. A questo quadro si aggiungono Zendaya, Charlize Theron e Lupita Nyong’o in ruoli che rimangono ancora avvolti nel mistero. È un cast da oltre 300 milioni di dollari, il tipo di assembramento attoriale che normalmente si riserva a blockbuster Marvel o a kolossal di proporzioni storiche.

Ma qui arriviamo al punto delicato della strategia promozionale. Una cosa è dire “non vi svelo il finale”; un’altra è dire “vi dico praticamente di cosa tratta il film”. Nolan ha scelto la seconda strada in maniera ancora più radicale. Il trailer — per quanto se ne sa dalle fonti — alterna frammenti di epiche battaglie a suggestive sequenze navali, mostrando protagonisti in fotogrammi di grande impatto visivo senza però rivelarvi cosa accade effettivamente, come la storia inizia, dove va a parare, quali sono i veri conflitti narrativi. È una scelta affascinante e allo stesso tempo frustrante. Affascinante perché, sì, nel 2026 è una boccata d’aria fresca non sentirmi spiegare la trama intera: il cinema come esperienza di scoperta è un valore raro che meriterebbe di tornare in circolazione. Frustrante perché a un certo punto devo fidarmi totalmente di un nome — Nolan — e basta. Nessun’altra arma per decidermi.

La reputazione di Nolan: una spada a doppio taglio

Christopher Nolan è Nolan. Ha fatto Oppenheimer, Inception, The Dark Knight Trilogy, Tenet, Dunkirk, Memento, The Prestige. È una garanzia? Per molti versi, sì. Il suo catalogo contiene capolavori riconosciuti universalmente e film che hanno ridefinito interi generi. Oppenheimer appena vinto l’Oscar al Miglior Film. The Dark Knight è ancora considerato uno dei miglior blockbuster mai realizzati. Inception è un film che la gente rivede ancora oggi cercando di decifrare gli strati narrativi. Ma anche Nolan ha fallito — Tenet, ad esempio, è un film visivamente spettacolare che però molti trovano narrativamente impenetrabile, con dialoghi inudibili e una trama che si contorce su se stessa senza mai trovare equilibrio. E anche Nolan ha realizzato kolossal che funzionano sulla carta ma faticano in sala, che brillano per forma ma non per sostanza.

La cosa che mi colpisce della strategia promozionale di Odissea è che non sta cercando di convincere i dubbiosi — è un’ammissione di fatto consapevole. Sta dicendo: “Se non sei già interessato al nome di Nolan e al cast stellare, non potrai esserlo. Non ti do armi per deciderti, solo il peso dell’attesa e la promessa dell’esperienza.” È un’operazione rivolta ai veri cinefili, ai collezionisti di eventi cinematografici, ai Nolan-dipendenti incalliti. Per loro, basta il nome. Per il pubblico mainstream che va al cinema il sabato sera senza fare ricerche, invece, questa mancanza totale di informazioni diventa un ostacolo reale.

La tecnologia come linguaggio

L’aspetto tecnico è dove Nolan mette il suo vero manifesto. Odissea è il primo lungometraggio interamente girato con le nuove cineprese IMAX di ultima generazione — non è nemmeno una scelta puramente artistica, è una dichiarazione d’intenti. Nolan sta dicendo: “Io sto giocando in grande, con strumenti che nessuno ha mai usato prima in questo modo specifico.” Questa è coerente con la sua filosofia di sempre: il cinema deve essere un’esperienza fisica, sensazionale, qualcosa che puoi sentire nei polmoni quando la musica cresce. I formati giganti, la pellicola 70mm, i set costruiti invece che generati al computer — sono scelte che lo definiscono come autore. Se il film è visivamente costruito per sfruttare davvero le capacità di queste cineprese IMAX, se ci sono scene che non potrebbero esistere nella stessa forma su uno schermo più piccolo, allora la tecnologia diventa linguaggio narrativo, non solo vezzo tecnico.

Ma qui c’è il rischio opposto: il kolossal bello e vuoto. La storia di Ulisse è una storia di interiorità — di lotta interiore, di nostalgia, di perdita del senso di sé attraverso anni di sofferenza. È difficile raccontare questo in IMAX gigantesco. Se Nolan sbaglia il tono, se prioritizza lo spettacolo sulla psicologia, avremo l’ennesimo film visivamente stupefacente ma narrativamente vuoto. Un oceano bellissimo ma senza correnti emozionali sotto la superficie.

Gli attori e il peso della reputazione

Matt Damon non è nuovo ai kolossal — Interstellar, The Great Wall, Ultimatum Bourne dimostrano che sa muoversi in produzioni di scala. Ma Ulisse è un ruolo diverso: non è un uomo d’azione pura, è un uomo strappato dalla guerra e invecchiato dal viaggio. Anne Hathaway ha molta esperienza nel mestiere ma Penelope è un ruolo principalmente assente dalla narrazione — la storia è il viaggio di Ulisse, non di chi lo aspetta. Come farà a mantenerlo significativo? Tom Holland in Telemaco affronta invece il compito affascinante di interpretare una crescita: il ragazzo senza padre che diventa il giovane uomo che governa. Robert Pattinson come Antinoo è interessante perché il poema lo dipinge come antagonista, ma Antinoo non è un personaggio semplice — è uno dei pretendenti di Penelope, è corrotto dal potere, ma ha anche una logica narrativa sua. Dipenderà molto da come Nolan lo caratterizza.

Il cast, insomma, è perfetto sulla carta. Ma sulla carta è facile essere perfetti. Il vero test arriva quando le telecamere girano e gli attori devono trovare l’interno dei personaggi, devono rendere vivi questi archetipi della letteratura classica in un linguaggio cinematografico contemporaneo.

Il rischio: fiducia totale o niente

Qui sta il nodo fondamentale: non posso saperlo prima di comprare il biglietto. E per molti spettatori — non veri cinefili, solo persone che cercano una serata al cinema divertente — questa mancanza totale di informazioni è un problema reale, non una virtù. Vuoi sapere se vale la pena i 15-20 euro del biglietto? Se la storia tiene, se il ritmo regge, se gli attori funzionano davvero insieme? Nolan non te lo dirà finché non entri in sala. È fiducia totale o incertezza totale. Non c’è via di mezzo.

C’è anche una questione di responsabilità del pubblico. Se vedi un film di Nolan senza sapere niente di cosa aspettarti, sei responsabile della tua scelta. Non puoi uscire e dire “mi hanno ingannato con un trailer ingannevole” perché non c’è stato nessun trailer che ti dicesse bugie — non c’è stato nessun trailer che dicesse qualcosa, punto. È un patto strano tra artista e spettatore.

Tirando le somme: Odissea è un’idea affascinante diretta da un regista che ha dimostrato di saper gestire il concetto di “mistero” e di “scoperta” meglio di chiunque altro nel cinema contemporaneo. Il cast è sconvolgentemente ricco. La tecnologia è genuinamente pionieristica. Ma la strategia di segretezza totale, per quanto coerente con la filosofia di Nolan, finisce per creare più perplessità che desiderio genuino. Non è un trailer cattivo; è un trailer che rinuncia completamente a farsi vedere, che abdica da qualsiasi responsabilità comunicativa verso il pubblico. Vale il rischio enorme se sei già convinto di Nolan, se hai la pazienza di entrare in sala senza mappe; se hai dubbi o se cerchi informazioni concrete, resterai con loro intatta fino a quando il film non arriva sullo schermo. E probabilmente, quella incertezza ti seguirà fino in sala.

Odissea uscirà al cinema a breve. Se il tuo nome è Nolan e il tuo gusto è sperimentale, prenotati già adesso. Se invece preferisci sapere con ragionevole certezza cosa stai per guardare, questa volta il regista ha scelto di non aiutarti.

Pregi

  • Cast di altissimo livello con Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson
  • Pionieristico: primo film girato completamente con cineprese IMAX di nuova generazione
  • Filosofia promozionale coerente con la visione di Nolan, centrata sull'esperienza di scoperta

Difetti

  • Strategia di segretezza totale rende impossibile valutare il copione e la trama prima del visione
  • Il silenzio assoluto su contenuti e genere crea più perplessità che curiosità
  • Affidamento totale al nome di Nolan e al cast senza mostrare nulla della sostanza narrativa
3.5 su 5

Verdetto

Un'idea affascinante sulla carta, ma che finisce per creare più incertezza che desiderio. Vale il rischio solo se sei un vero Nolan-dipendente.