Berlino, sabato 22 febbraio 2025. La cerimonia di chiusura della 75ª Berlinale si tiene al Berlinale Palast sotto la nuova direzione di Tricia Tuttle, al suo primo anno dopo l’avvicendamento con Mariëtte Rissenbeek e Carlo Chatrian. La giuria internazionale, presieduta dal regista statunitense Todd Haynes, distribuisce i premi di un’edizione che resterà come una delle più politicamente impegnate degli ultimi anni — e, lo si dirà subito, una delle più queer.
Orso d’Oro: Dreams (Sex Love)
Il premio più importante va al norvegese Dag Johan Haugerud per “Dreams (Sex Love)”, terzo capitolo della trilogia “Sex, Dreams, Love” che il regista aveva iniziato a Berlino 2024. Il film racconta l’amore di una ragazza di 17 anni per la professoressa di norvegese al liceo, e le conseguenze familiari e scolastiche della scoperta del manoscritto autobiografico di lei. Una vittoria che premia il cinema scandinavo della sottrazione, lontano dalle convenzioni del coming-of-age americano.
Silver Bear Gran Premio della Giuria: O Último Azul
Secondo posto al brasiliano Gabriel Mascaro per “O Último Azul”, distopia gentile su una settantasettenne (Denise Weinberg) che fugge dal “trasferimento forzato” degli anziani per vedere il delfino rosa dell’Amazzonia. La giuria riconosce il cinema politico di Mascaro che sa parlare grande senza alzare la voce.
Silver Bear migliore regia: Huo Meng
Premio di regia al cinese Huo Meng per “Living the Land”, contemplazione di 158 minuti sulla terra e la famiglia nella Cina rurale degli anni ‘90.
Silver Bear migliore sceneggiatura: Radu Jude
Il regista romeno Radu Jude porta a casa il premio della sceneggiatura per “Kontinental ‘25”, caustica reinvenzione del Rossellini di “Europa ‘51” applicata alla Romania contemporanea. Jude conferma di essere uno dei più brillanti pensatori del cinema europeo.
Silver Bear migliore interpretazione protagonista: Andrew Scott
L’attore irlandese Andrew Scott vince per la sua interpretazione del paroliere Lorenz Hart in “Blue Moon” di Richard Linklater. Scott racconta una notte sola — la prima di “Oklahoma!” del 1943 — con una sottrazione recitativa che ricorda il Philip Seymour Hoffman di “Capote”.
Silver Bear migliore interpretazione protagonista: Rose Byrne
L’attrice australiana vince per il dramma psicologico “If I Had Legs I’d Kick You” di Mary Bronstein. Una performance senza filtri come madre devastata di una bambina con malattia cronica.
Silver Bear migliore interpretazione di supporto: Anika Bootz
Sorpresa del festival: la bambina argentina undicenne Anika Bootz vince per “The Message” di Iván Fund. Una bambina-medium nella provincia di Buenos Aires che parla con i morti senza sensazionalismi.
Premio Encounters
Premio Encounters al miglior film: “Reflection in a Dead Diamond” di Hélène Cattet e Bruno Forzani (Belgio). Premio per la regia in Encounters a Yossi Aviram per “The Settlers”, documentario sui coloni israeliani.
GWFF Best First Feature Award
Va al messicano Daniel Sánchez López per “Olmo”, coming-of-age messicano sul figlio adolescente di un padre disabile in sedia a rotelle. Mostra promettente di un cinema emergente messicano post-Cuarón.
Orsetto d’Oro Generation
Generation Kplus: “Tha Mai To Lew” di Hadrah Daeng Ratu (Indonesia). Generation 14plus: “Mr. Nobody Against Putin” di David Borenstein e Pavel Talankin (USA/Danimarca/Russia), documentario coraggioso sulla resistenza intellettuale alla guerra in Ucraina.
L’edizione in numeri
- 19 film in concorso principale
- 67 film in tutte le sezioni ufficiali
- 27 paesi rappresentati
- Direttrice artistica: Tricia Tuttle, primo anno
- Giuria internazionale presieduta da Todd Haynes (Stati Uniti), con Bina Daigeler, Maria Schrader, Amy Nicholson, Nadav Lapid, Tunde Adebimpe, Fan Bingbing
Una Berlinale politica e queer
Tricia Tuttle ha dichiarato in conferenza stampa che la sua direzione non vuole essere un “ritorno alle origini” ma “un’evoluzione necessaria”. L’edizione 2025 ha dato spazio a temi politici contemporanei (Ucraina, Brasile, Palestina) senza scivolare nel didascalismo, e ha avuto una rappresentazione queer notevole con “Dreams”, “Reflection in a Dead Diamond” e “Olmo”. La giuria di Todd Haynes — regista lui stesso queer e politicamente impegnato — ha dato una direzione chiara all’edizione: cinema che parla del presente senza compiacersi.
La 76ª Berlinale si terrà dal 12 al 22 febbraio 2026, con Wim Wenders presidente di giuria.

