I Minions hanno ormai raggiunto quello status di fenomeno pop che non smettono di sorprendere. Nati quasi per caso come supporto comico in Cattivissimo Me, questi giallognoli personaggi hanno finito per diventare i veri protagonisti della loro stessa saga, eclissando completamente Gru e il resto del cast. E a questo punto, visto che il pubblico li ama e compra i biglietti per vederli, perché non dar loro proprio il film che meritano?
Ecco allora Minions & Monsters, il terzo lungometraggio dedicato a loro, che arriva in sala con l’idea di fare quello che sanno fare meglio: creare il caos totale, sia dentro che fuori dal set. Perché il film non racconta semplicemente le avventure dei Minions, ma li mette in una situazione che è quasi una riflessione, a suo modo, su come si fa cinema.
Max il regista pazzo
A dare voce al personaggio principale di questo caos organizzato è Maccio Capatonda, scelto per interpretare Max, uno stravagante regista hollywoodiano che rappresenta tutto quello che di più folle e creativo può esistere dietro una telecamera. Non è il regista perfetto che conosci dai documentari di Martin Scorsese, ma quello che vive il set come un campo di battaglia improvvisato, dove il caos diventa creatività e l’improvvisazione la virtù principale.
Capatonda, che nel cinema italiano è noto per la sua capacità di portare personaggi eccentrici e sopra le righe, sembra la scelta quasi naturale per un personaggio del genere. La sua interpretazione non è soltanto vocale – anche se il doppiaggio rimane centrale – ma comunica un’energia, un’attitudine, un modo di vedere il cinema che raramente trovi negli altri doppiatori italiani. Max non è un background character: è il caos che ordina, il creativo che crea disastri, il regista che trasforma ogni momento in una possibile scene.
La tradizione del cast vocale illustre
La saga dei Minions, proprio come tutti i film Illumination, non ha mai risparmiato sul capitolo del cast vocale. C’è sempre stato qualcuno di celebre, qualcuno che portasse un nome, una personalità riconoscibile anche solo dalla voce. Non è soltanto una questione di marketing – anche se ovviamente conta – ma di portare dentro il film una certa energia, una certa consapevolezza di come muoversi in uno spazio creativo che è per definizione anarchico.
Maccio Capatonda in questo senso continua la tradizione, ma lo fa con la consapevolezza di chi sa che un personaggio come Max non può essere interpretato con timidezza. È un regista che fa disastri, che vede i Minions come attori perfetti (probabilmente perché non capisce cosa stiano facendo), che trasforma ogni set in una sorta di improvvisazione controllata. È un doppiaggio che non può stare sullo sfondo.
Il caos come forma d’arte
Ciò che rende interessante Minions & Monsters è proprio questa dedizione al caos. Non è un film che prende in giro i Minions – ormai sarebbe tardi – ma che li celebra proprio nella loro natura di elementi disordinati, imprevedibili, impossibili da controllare. E un regista come Max, che rappresenta una certa idea di cinema folle, selvaggio, privo di filtri, è il perfetto catalizzatore per questo tipo di storia.
Il film Illumination ha capito bene che la ragione per cui i Minions piacciono non è la loro innocenza, ma proprio il fatto che rappresentano il caos gentile, l’anarchia allegra. Metterli nelle mani di un regista che è a sua volta caos incarnato crea una sorta di feedback loop di irrazionalità che, banalmente, funziona.
Maccio Capatonda sa come muoversi in questo territorio. Non è nuovo alla trasformazione della realtà in commedia, alla decostruzione dell’ordine apparente delle cose. Per questo Max nelle sue mani non è soltanto un regista pazzo, ma una vera e propria dichiarazione di intenti: il cinema può essere disordine, e il disordine può essere bellissimo.



