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"Kontinental '25" — Recensione

Recensione

Berlinale 2025

"Kontinental '25" — Recensione

4.5 su 5

Radu Jude reinventa il Rossellini di 'Europa 51' e vince l'Orso d'Argento per la sceneggiatura. Caustico, scomodo, geniale: il cinema romeno al massimo della propria forma.

di Alessio Valtolina ·

Radu Jude è uno dei pochi registi contemporanei che riesce a fare cinema politico senza scadere mai nel didascalico. Dopo “Non aspettarti troppo dalla fine del mondo” (Cannes 2023, premio della giuria al Locarno) il regista romeno torna alla Berlinale 75 con “Kontinental ‘25”, riscrittura caustica del Rossellini di “Europa ‘51”. Premio Orso d’Argento per la migliore sceneggiatura, e si capisce perché.

La premessa rossellinianamente. Orsolya (Eszter Tompa, attrice ungherese-romena straordinaria), ufficiale giudiziario di Cluj, esegue uno sfratto contro un senzatetto che si suicida pochi minuti dopo. Schiacciata dal senso di colpa, Orsolya inizia un percorso di “santità laica” che la porta ad aiutare gli ultimi della Romania contemporanea: rom, migranti, prostitute, alcolizzati. Esattamente come l’Ingrid Bergman di Rossellini 75 anni prima, Orsolya scopre che la “carità cristiana” non è gratuita: ha costi sociali, familiari, esistenziali.

Una rielaborazione, non un remake

Tagliamo corto: la cosa straordinaria qui è il dispositivo. Jude non sta facendo un remake — non ha alcun interesse a essere fedele a Rossellini — sta facendo un dialogo con un classico, e lo fa con un’intelligenza che pochi registi contemporanei possiedono. Eszter Tompa non è Ingrid Bergman, e Jude lo sa: la sua Orsolya è meno ieratica, più ironica, e profondamente romena. Quando aiuta una donna rom a riprendersi i figli affidati ai servizi sociali, il film mostra come la “santità” di Rossellini, applicata all’Europa post-comunista del 2025, finisca per scontrarsi con un sistema che ha codificato la marginalità in burocrazia.

C’è una scena, intorno al minuto sessanta, in cui Orsolya cerca di spiegare al marito (un eccellente Andrei Ungureanu) cosa sta facendo, e lui le risponde semplicemente: “Sei diventata Madre Teresa per scusarti di un fatto che non è colpa tua”. Quella battuta è il cuore politico del film. Jude — esattamente come Rossellini nel ‘51 — sa che la santità nasce dal senso di colpa, e il senso di colpa è il motore della morale borghese contemporanea.

Il cinema romeno come tradizione

Jude appartiene alla cosiddetta “New Romanian Wave” che parte da Cristi Puiu (“La morte del signor Lazarescu”) e include Cristian Mungiu e Corneliu Porumboiu. Tutti questi autori condividono uno stile asciutto, lungo, conversazionale, con piani sequenza estenuanti e dialoghi al rasoio. “Kontinental ‘25” è in questa tradizione ma con una novità: Jude inserisce inserti di footage VHS, video di YouTube, schermate di smartphone. È cinema 2025 che parla di etica del 1951. Bazin scriveva che il cinema più necessario è quello che attualizza il passato senza tradirlo. Eccolo.

L’Orso d’Argento per la sceneggiatura premia un Jude che continua a essere uno dei migliori sceneggiatori europei contemporanei. Ogni scena di “Kontinental ‘25” è scritta con la precisione di un orologiaio. Quando Orsolya entra in chiesa per parlare con un prete e si scopre che il prete è in realtà un truffatore neo-protestante venuto dalla Texas, Jude costruisce una mezza pagina di dialogo che vale un saggio di sociologia rumena.

L’unico difetto è il tono. Jude è caustico per natura, e qui non concede mai pause. Per chi cerca cinema empatico immediato, può essere respingente. Ma il suo cinema chiede pazienza, e premia chi la concede.

Distribuzione italiana confermata: Wanted Cinema, autunno 2026.

Orso d’Argento per la migliore sceneggiatura alla 75ª Berlinale.

Pregi

  • Eszter Tompa in una performance gigantesca, da Oscar in un altro mondo
  • Jude rielabora 'Europa 51' di Rossellini con intelligenza assoluta
  • Premio per la sceneggiatura più che meritato

Difetti

  • Tono caustico costante che può respingere chi cerca empatia immediata
  • Conoscenza minima di Rossellini consigliata per pieno apprezzamento
4.5 su 5

Verdetto

Radu Jude alla forma migliore. Cinema che pensa, scomodo, necessario.